Omosessualità e genitorialità, basta stereotipi e pregiudizi. Taurino: «Dobbiamo lavorare contro ogni forma di condizionamento»

Francesca Elicio

L’autore del libro “Due papà due mamme” cerca di dare una spiegazione scientifica a uno degli argomenti di attualità più complessi e discussi

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Omosessualità. Una parola che racchiude un nodo ricco di polemiche: c’è chi si pone in maniera omofoba, c’è chi invece lotta per i diritti di coloro che hanno un diverso orientamento sessuale. C’è chi invece adotta in modo inconscio una posizione che conserva una visione eterosessuale e, per quanto si sforzi di concepire la presenza di diverse sessualità, non riesce a scrollarsi di dosso questa forza tramandata dalla tradizione e dal fare comune.

Ma parliamo comunque di visioni personali e soggettive. E se a tutto questo iniziassimo a dare un senso scientifico, dimenticando per un momento ciò che la cultura popolare ci ha insegnato? E’ quello che prova a fare Alessandro Taurino, psicologo e psicoterapeuta, nonché docente di psicologia clinica all’Università degli Studi di Bari, attraverso il libro “Due papà due mamme” edito da “La meridiana”, casa editrice da sempre attenta all’argomento.

L’assunto da cui si parte è essenzialmente uno: usare uno spazio per riflettere, per smontare e decostruire pregiudizi attraverso la condivisione di emozioni, usando giusti costrutti contro ogni qualsiasi ideologia. Smontare per incontrare i vissuti delle persone. Cosa è l’omosessualità? «Se prendiamo ad esempio l’Organizzazione mondiale della sanità, ci dice che è uno degli orientamenti sessuali che fino a poco tempo fa era considerata una patologia» – afferma Taurino. «Era addirittura considerata un disturbo mentale. Si tratta soltanto di un’attrazione erotica, emotivo-affettiva verso una persona dello stesso sesso. Secondo l’Oms è una delle espressioni naturali del corpo umano. Se dobbiamo parlare di malattia, l’unica vera malattia è quella dell’omofobia e del pregiudizio». E allora perché tanto odio? Semplicemente perché tutto ciò incarna uno pseudo sovvertimento della logica del senso comune. Se accettiamo questo modo di esser diversi, può iniziare davvero una cultura della relazione.

Taurino si sofferma poi sull’importanza delle parole. «Le parole sono imprenscindibili. Alcune hanno in sé un processo di esclusione e ostracismo e per questo non sono mai neutre. Già se partiamo da tre semplici parole – matrimonio, famiglia, genitorialità – capiamo che in merito a questo argomento nascondono un senso di esclusione che ci porta a processi di de-umanizzazione e stigmatizzazione. Solo formando delle categorie si forma lo statuto di esistenza».

Si passa poi a trattare l’argomento che forse maggiormente trova discordanza tra l’opinione pubblica: la genitorialità degli omosessuali. Due parole che accostate tra loro spesso stridono alle orecchie di molti e che fanno paura. Ma se analizzate, anch’esse da un punto di vista puramente scientifico e logico, forse non risultano molto lontane dal prototipo di famiglia ideale. «E’ importante infatti – continua Taurino – riconoscere una pluralità di modelli di matrimonialità e genitorialità. La famiglia si basa sulla qualità delle relazioni interne che vengono a instaurarsi</strong>; nel mio libro, sebbene molti me lo hanno sconsigliato, ho deciso di parlare delle cosiddette sentinelle in piedi e dell’ideologia gender. Non esistono, è una mera invenzione creata per mettere in campo un’opposizione al cambiamento e alla diversità sociale. In questi movimenti è presente un ossimoro nella protesta: si protesta solitamente per avere un diritto, loro invece protestano per toglierlo. La protesta è in silenzio, si basa sulla negazione della parola».  E allora accada che l’omogenitorialità non è più un qualcosa di astratto, ma di possibile e reale. Come smontare l’idea dell’eterogenitorialità? Partendo dall’idea che quella del genitore è una funziona processuale e autonoma dell’essere umano: potrei essere la persona più sana al mondo, ma non essere un buon genitore. E in cosa consistono queste competenze? Nel dare cure, amore, affetto; nel costruire un senso di appartenenza alle radici, nel dare norme e regole.  Ciò che deve guidarci non è l’orientamento sessuale; questo è solo un punto di accesso.

E in merito alla spiritualità? «Se dovessimo seguire fino in fondo il messaggio evangelico – conclude l’autore – ci sarebbe l’eliminazione di ogni stereotipo. Lavoriamo a lungo sulle persone. Acquisiamo gli elementi per contrastare ogni tipo di condizionamento».

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