Nuova Pac, tagli fino al 40% per le imprese olivicole

Preoccupazione tra gli agricoltori. A tenere banco è ancora diatriba sull'"Italia a due velocità"
Per una terra a vocazione agricola e in particolar modo olivicola come la Puglia intera, l’introduzione della nuova Pac (Politica agricola comunitaria) potrebbe rivelarsi disastrosa. Lunedì sera ne ha approfondito le sfaccettature un pool di esperti, in una conferenza che getta ombre oscure sul futuro del settore primario regionale.
Gli agricoltori accorsi al Corato Executive Center sono sul piede di guerra. Ad amplificare la loro rabbiosa insoddisfazione ci hanno pensato le delegazioni Confagricoltura di Corato, Ruvo e Andria, agendo da cassa di risonanza per illustrare con chiarezza gli inquietanti cambiamenti che incombono sul comparto per il quinquennio 2015-2020.
Il presidente della Federazione nazionale olivicoltura Donato Rossi non si tira indietro al momento di definire la Pac come «perniciosa e pesante specialmente per l’olivicoltura; il budget agricolo della Pac non è stato affatto clemente con un’agricoltura che occupa, investe e porta avanti le tradizioni. Oggi vediamo messo in discussione il contributo comunitario che ci appartiene dal 1963».
Nel mirino dei produttori finiscono gli esponenti delle istituzioni, dacché – rileva Rossi – «c’è una becera volontà politica che ha portato a risultati non certo soddisfacenti, tra cui la compromissione del budget olivicolo del 40-45%».
Il presidente di Confagricoltura Puglia Umberto Bucci confessa: «ci sono indicazioni che non ci rallegrano; qualche giorno fa, abbiamo appreso che la comunità avrebbe tagliato 500 milioni di budget a causa dell’embargo russo. Non sappiamo ancora come saranno spalmati, ma ciò che ci fa più rabbia è che alla fine è sempre l’agricoltura a pagare».
La stizza di Onofrio Spagnoletti Zeuli, noto produttore ed ex deputato, è palese: «È plausibile un ricorso alla Corte di giustizia per le differenze create tra Nord e Sud; io credo che solo da una mente malata, complicata e astrusa è uscita una riforma del genere. Purtroppo è andata a finire come pensavo. Si è andati dietro alle politiche nascoste, si è celato tutto fin quando non è scoppiato il bubbone. La verità è che tutto ciò punisce insanabilmente il Sud con una sforbiciata pazzesca».
La minaccia del conte è furente: «Abbandoneremo i nostri terreni e andremo a finire come nel leccese; non possiamo più mantenerli. I ministri sono del Nord e se ne fregano di quello che succede qua. Dobbiamo agitarci da oggi e loro si devono solo vergognare!».
L’allarme trova conferma nei dati e nell’esaustiva ma preoccupante spiegazione di Giovanni Porcelli, vicedirettore di Confagricoltura Bari: «È una riforma dall’impatto negativo su alcune colture; tra il 2014 e il 2015 un’azienda prevalentemente olivicola perderà immediatamente dal 12 al 15%, finendo per perdere fino ad un 40% nel 2019».
Ecco le principali novità introdotte dall’Unione europea. Il plafond va giù del 6,3%, dagli attuali 3,9 miliardi di euro a poco più di 3,7 nel 2020. La riforma manda in soffitta i titoli storici e il pagamento unico disaccoppiato, rimpiazzato da un pagamento a strati che consta delle seguenti parti obbligatorie: un pagamento di base (58%), uno destinato al greening o inverdimento (30%), l’un per cento riservato ai giovani e un pagamento cosiddetto “accoppiato” equivalente a undici punti percentuali.
Requisito primario per ottenere il contributo consiste nell’essere agricoltori attivi, assoluta novità della Pac, pomo della discordia e battaglia campale nel percorso preparatorio delle norme fino al 2020. La differenza è che in passato tutti i detentori di titoli potevano ottenere l’aiuto.
«Gli attuali beneficiari della Pac – ricorda Porcelli – sono 1,2 milioni». A rientrare nella nuova definizione ricca di sottigliezze sono invece solo gli imprenditori agricoli professionali, i detentori di una partita iva attiva e i coltivatori diretti, che non superano le 360mila unità, mentre gli iscritti alla Camera di commercio sono circa 800mila, tre quarti del totale.
Tra i pilastri della nuova Pac emerge la regionalizzazione, ossia il pagamento unico a livello regionale, nell’opinione di Porcelli «la scelta peggiore per la Puglia, poiché il livello medio per gli aiuti che si assesterebbe sui 300 euro all’ettaro; diversamente, con una regionalizzazione amministrativa, si sarebbe assestata sui 400 per tutti».
Quello della convergenza, il secondo pilastro, «permette di arrivare gradualmente al un livello omogeneo; fortunatamente – prosegue l’esperto – è stato applicato il modello irlandese che consente di abbassare i titoli senza farli convergere totalmente. Nel 2019, al termine del periodo di convergenza, i titoli non saranno comunque uguali per tutti. Partendo dal 2015, si verificherà un abbassamento massimo del 30% sul valore dei titoli».
L’imposizione del greening non coinvolgerà gli oliveti, così come saranno esentati dall’obbligo tutti i coltivatori biologici.
Ad alimentare ulteriormente la polemica – anche sul piano politico – gli aiuti accoppiati: su 386 milioni, 210 saranno assegnati alla zootecnia bovina, attività notoriamente legata alle produzioni del Settentrione.
Tra le note dolenti risaltano i premi accoppiati per l’olivicoltura: il premio base è destinato alle regioni con SAU olivicola superiori al 25%. Puglia, Calabria e Liguria riceveranno dunque un aiuto di 78 euro all’ettaro. Un premio aggiuntivo è inoltre previsto per le regioni con pendenza del terreno superiore al 7,5%, tra cui non rientra il Tacco d’Italia. Il budget assegnato è di 13milioni. Confagricoltura ha chiesto e ottenuto che fosse conferito agli oliveti Dop e Igp e alle aree di convergenza, vale a dire al Mezzogiorno.
La promessa del presidente Bucci è che «non si tratterà dell’unica né dell’ultima riunione», probabilmente a causa della delicatezza della questione e degli infiniti interessi sul tavolo.
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