«Non cancellate l’anima del Museo Jatta»

I Beni culturali hanno stanziato 1,5 milioni per la riorganizzazione degli spazi e questo allarma il Movimento sociale. Che scrive al ministro Franceschini
Il Museo Jatta di Ruvo di Puglia, signorile contenitore di una superba collezione archeologica. Un museo nel museo, dove anche l’allestimento è rimasto fermo nel tempo, con una catalogazione che risale al 1869, essa stessa materia di studio.
Un unicum, insomma, che una cattiva riorganizzazione potrebbe stravolgere. Proprio per scongiurarlo, la sezione cittadina del Movimento sociale Fiamma Tricolore si è rivolta al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini.
Presto un milione e mezzo di euro saranno stanziati a favore del museo, nell’ambito di un programma triennale governativo. Serviranno alla riorganizzazione degli spazi espositivi «con l’acquisizione nuove sale, nuovi allestimenti, arredi, vetrine, adeguamenti impiantistici alle norme vigenti, ristrutturazione dei servizi igienici, della biglietteria e degli uffici».
Il coordinatore cittadino Francesco Paolo Paparella parte da qui, ricordando «la stretta connaturazione tra contenitore e contenuto» e chiedendo che «la ultracentenaria memoria storica del predetto sito dev’essere assolutamente preservata, lasciando inalterata la disposizione della imponente raccolta vascolare come è attualmente ubicata nelle quattro stanze, seppur intervenendo, di contro, nella già prevista modernizzazione delle infrastrutture impiantistiche, al fine di assicurare un più elevato livello di sicurezza e di salvaguardia conservativa dei reperti (esigenza moderna in un contesto antico)».
«La prevista acquisizione di ulteriori ambienti espositivi all’interno del Palazzo Jatta, in aggiunta alle attuali quattro stanze, dovrebbe essere riservata – propone – alla collocazione dei reperti di successiva e più recente scoperta rispetto al repertorio originario, attualmente depositati presso il museo-succursale di Bitonto – proprio per la comprovata mancanza di spazi – nonché al rientro di importanti pezzi vascolari allo stato giacenti nel Museo nazionale archeologico di Napoli e nel Museo nazionale archeologico di Taranto ed in luoghi non assolutamente idonei, oltrechè al recupero di altri reperti disseminati in altri musei e collezioni (Caputi Jambrenghi, Lagioia-Jatta, etc..) allocati nel territorio nazionale e estero».
Nuove strutture espositive, in aggiunta a quelle esistenti, dunque, «in maniera tale che l’ala originaria del Museo Jatta rimanga sempre quella universalmente nota, senza che abbia a subire cambiamenti significativi, così da generare un nuovo settore archeologico che vada ad ampliare e non a sovrapporsi a quello originario». Ma anche un nuovo restauro del reperto principale, il Vaso di Talos, dopo l’intervento subito circa 25 anni fa, che modificò gli interventi apportati nell’800; interventi che contraddistinguono gli altri crateri esposti e a cui, secondo Paparella, ci si dovrebbe ispirare.
La missiva tocca anche il tema degli incarichi di progettazione, che dovrebbero andare a «esclusivamente a professionisti esperti del settore Beni Culturali che abbiano già ampiamente dimostrato le loro capacità» e non conferiti per titolo accademico.
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