Neve e gelo non fermano “Quelli dell’Ive”

Escursione nel centro storico di Ruvo per 55 ex allievi dell'istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo
L’istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo, per quasi due secoli, ha accolto ed educato giovani rimasti orfani o segnati da difficoltà familiari; molti dei ragazzi ospitati nel collegio negli anni ’60 e ’70 hanno creato un’associazione per concretizzare un desiderio che ha da sempre accomunato tutti loro: ritrovarsi.
Dal 2006, “Quelli dell’Ive” organizzano appuntamenti per cercare di riunire tutti coloro che hanno trascorso la fanciullezza nell’istituto, ragazzi diventati amici e fratelli acquisiti condividendo gioie e dolori della grande famiglia creatasi fra quelle mura.
«Chi non ha memoria storica rischia di smarrirsi», é questo il motto che spinge gli ex allievi dell’Ive a ritrovarsi di anno in anno. In particolare, per il primo incontro del 2016 si é scelta come location proprio Ruvo, città che ha dato i natali a Nicola Lafortezza, amato docente dell’istituto.
Nella giornata di domenica, in 55 con le loro famiglie hanno sfidato il freddo pungente rispondendo con puntualità all’appuntamento dell’associazione, per trascorrere la giornata tra le bellezze artistiche di una Ruvo imbiancata dalla neve. L’itinerario é cominciato dai tesori del museo Jatta, attraversando poi il centro storico per concludersi nella Pinacoteca, in cui é custodito uno dei dipinti del maestro Lafortezza, di cui “Quelli dell’Ive” erano desiderosi di scoprire le origini. Purtroppo le avverse condizioni meteorologiche hanno reso difficili le ricerche di documenti e altre opere dell’insegnante, ma i suoi ex allievi non perdono la speranza che possa farsi avanti, in futuro, qualche suo conoscente o lontano parente, magari ancora residente nella nostra città.
Nonostante tutto, la giornata é trascorsa come un festa, un momento di condivisione, per raccontare ai più giovani le avventure e le esperienze d’infanzia vissute in Istituto. Tramandare la vita del collegio e dei valori che hanno fatto di quei ragazzi gli uomini e le donne di oggi é l’eredita che “Quelli dell’Ive” vogliono lasciare a figli e nipoti. La mancanza della famiglia ha segnato la vita di quegli adolescenti, cresciuti per forza di cose precocemente, nei cui occhi si conserva una memoria agrodolce, fatta di sacrifici e doveri vissuti con i compagni di camerata, il cui affetto era il bene più prezioso che si potesse desiderare. Un sentimento che lega tutt’ora queste persone, le unisce nonostante le distanze spaziali e, come una forza inarrestabile, le porta a ritrovarsi a distanza di tanti anni: «É qualcosa di indescrivibile, un calore che cerchiamo di vivere giornalmente con tutti i nostri fratelli sparsi nel mondo e che pensiamo debba essere tramandato alle nuove generazioni!».
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