Nel ricordo di Vito e Marina «ripartiremo»

La riflessione di Domenico Lobascio

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Un nostro lettore, Domenico Lobascio, affida a queste pagine una riflessione sul senso della vita e sulla speranza, partendo dalla morte di Vito Cascione che, con il consenso della moglie Marina Paparella, donò i suoi organi, e della stessa Marina che ci lasciò qualche mese dopo.

«Estate… estate inoltrata»

«…A Ruvo di Puglia – si legge – sembra che tutto sia sospeso, rallentato dalla calura estiva. C’è chi riposa sotto l’ombrellone sulle vicine coste, chi resta a casa per ragioni d’età e chi, come me, torna in silenzio, con rispetto e raccoglimento, a riflettere su quanto di straordinario è accaduto a due giovani coniugi della nostra comunità che, seguendo il naturale corso della vita, hanno affidato la propria esistenza all’Eterno, lasciando una testimonianza autentica di amore: amore reciproco e amore verso il prossimo, attraverso gesti di straordinaria nobiltà.

Mi riferisco alla memoria di Vito Cascione e Marina Paparella.

L’intera comunità si è stretta attorno al loro dolore e alla loro storia; sarebbe quindi superfluo ripercorrerne i fatti. Ciò che resta, invece, è il dono del messaggio che hanno lasciato: un messaggio di amore puro. Un amore che ha unito due sposi, che continua a vivere nel loro figlio Gigi e che si è esteso fino a donare una nuova possibilità di vita a chi ha ricevuto gli organi del giovane Vito.

Che cosa rimane oggi di questa intensa vicenda? Una sola parola: ripartiremo.

È un grido di speranza, la voce di chi sceglie di non arrendersi. È la parola pronunciata dal dott. Matteo Paparella, illustre e stimato cittadino della nostra comunità, all’indomani della camera ardente della figlia Marina. Quelle parole sono rimaste impresse nella mia mente, cariche di forza e di speranza. Esse rappresentano la volontà di affrontare il dolore, accettando una realtà che, per quanto difficile da comprendere, appartiene al naturale compimento della vita terrena. Ed è proprio la fede a ricordarci che bisogna continuare il cammino, guardando avanti anche quando la strada appare ripida e faticosa.

Al piccolo Gigi auguro di trovare forza proprio nella memoria dei suoi genitori, con la consapevolezza che anche le ferite più profonde possono trasformarsi in testimonianza di ciò che si è riusciti a superare. Che possa crescere custodendo gli insegnamenti ricevuti, alimentando le proprie radici con i valori dell’amore, della solidarietà e del rispetto. E possa sentirsi fortunato nell’avere accanto un nonno come il dott. Matteo Paparella, educatore esemplare e uomo di grandi valori civili e umani. Un pensiero riconoscente va anche all’intera famiglia, agli zii Piero e Silvia, ai parenti e a tutti gli amici che continuano a circondare Gigi con affetto.

Ci sono due immagini che porto impresse nella mente.

Il 13 aprile 2026, all’uscita dalla chiesa, il nonno prendeva per mano Marina, nel giorno successivo alla scomparsa di Vito.

Il 23 maggio 2026, ancora all’uscita dalla chiesa, lo stesso nonno prendeva per mano il piccolo Gigi, nel giorno successivo alla scomparsa della sua mamma, Marina.

Due gesti semplici, ma immensi. Due mani tese che raccontano il dolore, la continuità dell’amore e la responsabilità di accompagnare chi resta.

Oggi il dott. Matteo Paparella è chiamato a un compito ancora più grande: guidare, educare, sostenere e trasmettere valori; compiti di direzione, di gestione, di definizione di regole e confini, di sostegno all’educazione quale uomo saggio, retto e giusto che ha sempre agito secondo principi morali solidi, con onestà, integrità ed equità.

Che il ricordo di Vito e Marina continui a essere luce per tutti noi, insegnandoci che l’amore autentico non termina con la morte, ma continua a vivere nelle persone, nei gesti e nei valori che lascia in eredità.

Con vera e profonda riflessione.

Domenico Lobascio».

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