Mons. Marco Frisina: «Aiutare con la musica gli uomini e le donne di oggi a ritrovare la propria anima»

La Redazione

Intervista all’atteso ospite della due giorni su “Il Canto nella Liturgia”

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«La musica può essere un’arma potente, capace di unire i vicini ai lontani facendoli vibrare all’unisono per la bellezza dell’amore di Cristo». Parole intense di mons. Marco Frisina che il prossimo 24 e 25 ottobre sarà tra i protagonisti a Ruvo di Puglia della due giorni su “Il Canto nella Liturgia” che l’associazione “Corale Polifonica Michele Cantatore” ha organizzato con il patrocinio della Comunità Europea Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, della Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo Cultura e Turismo, del Comune di Ruvo di Puglia, della Diocesi Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi-Ruvo di Puglia.
Ecco una breve intervista a Mons. Marco Frisina, un preambolo di quello che accadrà lunedì e martedì.

Mons. Frisina, iniziamo parlando della musica…
La musica è un grande dono che Dio ci ha fatto per ritrovarci suoi uomini e creature. L’uomo da sempre utilizza la musica per comunicare i suoi sentimenti più alti e profondi. La musica fa crescere in noi la nostalgia del cielo e ce la fa condividere donandoci gioia e fraternità. Credo che la musica debba aiutare gli uomini e le donne di oggi a ritrovare la propria anima e a donare loro le ali per potersi innalzare con la poesia verso le cose grandi. Spero che tutti riscoprano la grandezza dell’uomo e si allontanino da ciò che mortifica la sua dignità.

Sia la musica che la religione sono considerate vocazioni. Ha sempre desiderato diventare un musicista? Come vede queste due “vocazioni” nella sua vita?
Fin da bambino ho desiderato poter diventare un compositore. Quando ho scoperto la mia vocazione sacerdotale, ho capito che potevo essere un servo di Dio e, insieme, annunciare il Vangelo attraverso il mezzo potente della musica e dell’arte. Così è stato, e di questo ringrazio il Signore, perché lo considero un grande dono.

In base alle esperienze da Lei vissute, come ritiene il livello delle corali pugliesi?
Numerose volte sono venuto in Puglia da solo o con il Coro della Diocesi di Roma ad eseguire concerti. Qui vi sono molte corali che con entusiasmo annunciano il Vangelo attraverso il canto, che si può considerare in questo seno un vero e proprio ministero. Così come so che vi sono giovani talenti musicali e giovani compositori: posso quindi dirvi che siete una terra molto fertile in questo senso.

La partecipazione dei fedeli alla liturgia è stato certamente uno dei grandi obiettivi del Concilio Vaticano II, la musica e il canto, come possono aiutare i fedeli alla piena partecipazione alla celebrazione eucaristica?
In questo è il Coro chiamato a guidare l’assemblea liturgica ad assumere un ruolo fondamentale. Il Concilio ci parla del Coro a servizio dell’assemblea, ossia che deve rendere partecipi i fedeli: deve innalzare l’assemblea verso il Mistero e tradurre il Mistero per l’assemblea. Ma va detto di più: non è sufficiente far cantare i fratelli ed animarli, bisogna farli pregare veramente. La difficoltà più grande non è tanto quella di far cantare, ma di far sì che il cuore di tutti i fedeli riesca a pregare con il canto e – per mezzo di esso – far loro scoprire o riscoprire la gioia della preghiera e vivere il momento della celebrazione eucaristica come il più importante nella vita personale e comunitaria del cristiano.

È possibile uniformare il repertorio liturgico nella Chiesa italiana aggiornandolo periodicamente?
Si dispone già di un Repertorio Nazionale di Canti Liturgici, curato dalla Conferenza Episcopale Italiana, che viene aggiornato periodicamente. Accanto all’utilizzo di questo, però, ogni realtà ecclesiale che dispone di un proprio repertorio, derivante dalla tradizione o dalla devozione locale, può continuare ad utilizzarlo all’interno delle sue celebrazioni; anzi, esso – purché sia in regola con i dettami liturgici – può costituire una ricchezza per la comunità e per la Chiesa intera.

Lei sarà a Ruvo per ricordare la figura del Maestro Michele Cantatore, organista specializzato in musica pre-polifonica, in cui si è diplomato al Conservatorio di Venezia. La dedizione alla musica sacra e la testimonianza cristiana lo hanno reso un educatore e un modello di vita per quanti lo hanno conosciuto. Anche dopo il Concilio, ha saputo trasmettere la passione per il gregoriano, formando e curando cori parrocchiali e ottenendo risultati apprezzabili, dando così la possibilità anche alle nuove generazioni di conoscere questo genere. Lei ritiene che ancora oggi il canto gregoriano abbia il suo valore nella liturgia e aiuti a pregare?
È proprio il modello del canto gregoriano che, ancora oggi, ci aiuta a comprendere come il rapporto tra musica e celebrazione sia un rapporto simbiotico. È, infatti, fondamentale capire che la celebrazione non ospita dei canti, ma che gli stessi sono parte integrante della celebrazione. Il genere gregoriano è costituito da forme musicali appositamente pensate per comprendere tutto questo. Esso insegna che la musica deve essere per tutti e non solo per i virtuosi. Il canto gregoriano era stato pensato per questo. È stato lodevole, in tal senso, l’operato del Maestro Cantatore, che ricordiamo attraverso questo evento al quale partecipo con gioia, auspicando – come lui – che ogni cantore apprezzi ed ami l’eredità musicale che la tradizione liturgica della Chiesa ci ha lasciato.

*Si ringrazia Paolo Pinto

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