Monica Filograno: «Sono pronta a dare e lavorare sin da subito»

Insegnante di scuola secondaria ed ex responsabile dell’ufficio stampa de “La notte della Taranta”, ha avuto la delega a Cultura, Turismo e Sport
E’ stata presentata durante lo scorso Consiglio comunale la Giunta personalmente scelta dal sindaco Pasquale Chieco.
Abbiamo deciso di saperne di più riguardo questi uomini e queste donne che per i prossimi cinque anni prenderanno importanti decisioni per il paese. Dopo Francesco Stolfa, conosciamo meglio Monica Filograno, assessore alla Cultura, al Turismo e allo Sport.
E’ docente di scuola secondaria, esperta in progettazione e gestione di politiche culturali generative. Come lei stessa ci ha raccontato, lavora nell’ambito culturale da quando si è laureata, «perché mi sono sempre attivata in vari contesti, ma il filo rosso comune a tutti è stato sempre la progettazione culturale, l’organizzazione di eventi, la promozione del territorio».
E’ stata responsabile per quasi dieci anni dell’ufficio stampa del festival “La Notte della Taranta” quando non esisteva ancora la Puglia di oggi, cioè nelle prime edizioni, accanto ad Antonio Princigalli e Sergio Blasi.
«Nella scuola – continua – investo tutte le energie che posso per questo lavoro meraviglioso con i ragazzi. Ho sempre continuato a occuparmi di cultura e creatività, la mia vita si basa su questo. In politica sono sempre stata attiva come cittadina partecipe e consapevole, ma mai iscritta ad alcun partito. Non ho esperienza di amministrazione diretta, ma molta esperienza e cultura di reti, relazioni, collaborazioni, progettazione. Insomma sono pronta a dare e a ricevere».
In questa nuova avventura, la professoressa Filograno si sente pronta a dare il meglio: «Inizia oggi per me una nuova esperienza come assessore nella Giunta comunale di Ruvo di Puglia accanto al sindaco appena eletto Pasquale Chieco e con un gruppo di persone con le quali sarò felice di collaborare. L’atmosfera è buona, i segnali incoraggianti, la sfida avvincente, ma certamente non facile.
Non basterà essere bravi e impegnarsi al massimo, bisognerà essere audaci. Le piccole comunità sono straordinari laboratori di sperimentazione politica e di innovazione creativa in cui andare alla ricerca di soluzioni fuori dagli schemi tradizionali. Questo nostro tempo chiede a tutti un cambio di prospettiva, invita ad esercitare un pensiero laterale, a immaginare il “potere” come possibilità, come “poter fare” insieme agli altri, come poter “far fare” agli altri, alle persone tutte, che sono il centro e il fine di ogni azione comunitaria e mai invece uno strumento. La cultura è la condizione ideale per esercitare questa aspirazione, per spingere più in là i limiti, i condizionamenti, i vincoli e trasformarli in libertà.
Mi tornano come altre volte le parole di EttyHillesum “ogni volta che mi dimostrai pronta ad accettarle, le sfide si trasformarono in bellezza”. E ragionare di bellezza, lavorare per difenderla e per moltiplicarla, è un atto tutto politico».
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