“Molə e pèscə – Scopri la Murgia senza farti scoprire”, arriva il gioco di società in dialetto ruvese che sta incuriosendo molti

Il social deduction game è stato inventato dall’associazione Rubus in tabula ed è risultato vincitore del bando Pin 2021. Si inserisce non solo in un percorso di marketing territoriale ma di diffusione della conoscenza dei dialetti

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«Una sera tempestosa allo Jazzo si trasforma nell’eterna lotta tra il bene e il male. Conquista le Molə e pèscə e porta la tua squadra alla vittoria. Ma qual è la tua squadra? Vince chi mente meglio». Partendo dalla leggenda celeberrima – almeno per i ruvesi – sull’incontro tra il diavolo e due pastori rifugiatisi nel trullo di uno jazzo poi chiamato “del Demonio”, si presenta un gioco di società tra mistery, logica e apprendimento che sta incuriosendo e appassionando molte persone.

Si tratta di “Molə e pèscə – Scopri la Murgia senza farti scoprire”,  un social deduction game, in cui i componenti di due squadre si affrontano senza conoscere i propri compagni di gioco e i propri avversari. Il nome del gioco da tavola richiama lo strumento del maleppeggio, un piccolo piccone utilizzato dai muratori per sgrossare, per dare una prima forma a un materiale. In senso lato, quindi, può significare tanto cercare di “ricostruire una verità” quanto di  insegnare i primi rudimenti di una disciplina, in questo caso del dialetto locale. Ce lo spiegano Oscar Altamura, Antonio Fiamma, Raffaella Maria Ribatti, Pasquale Gadaleta, Angela Valentina Gadaleta dell’associazione Rubus in tabula.

Innanzitutto quando nasce e da chi è composta l’associazione Rubus in tabula che richiama la locuzione latina “lupus in fabula”?

«L’associazione Rubus in tabula nasce formalmente nel giugno 2021, a seguito della vittoria del bando “Pin – Pugliesi innovativi” della Regione Puglia. L’idea di realizzare un gioco da tavolo in dialetto ruvese, che ha dato l’impulso alla nascita della nostra associazione, è invece un po’ più antica e carica di mistero.

Sembrerà infatti incredibile, ma mentre l’idea prendeva forma- è proprio il caso di dire lupus in fabula! – è successo l’impensabile. Durante una passeggiata autunnale nell’agro murgiano, mentre riposavamo sotto la quercia di un rinomato jazzo in contrada Scoparella, una volpina affamata inizia a scavare ai piedi del maestoso albero, dissotterrando qualcosa di – a prima vista – indefinito. Era un mazzo di carte. Non sappiamo molto di questo ritrovamento, tranne che le illustrazioni di questo gioco a noi estraneo che abbiamo ribattezzato Molə e pèscə, sono state realizzate da un celebre pittore ruvese del ‘900 chiamato Pasquale Gadaleta. Siamo fortemente convinti, a seguito di successive ricerche bibliografiche, che il mazzo di carte da noi ritrovato sia lo stesso menzionato nella novella “Lo Jazzo del Demonio” di Biagio Girasoli, contenuta nel suo libro “A le tîmbe nûste – Storie d’altri tempi”.

Si scherza, ma la tentazione di mescolare la realtà con leggenda è stata forte. “Molə e pèscə – Scopri la Murgia senza farti scoprire” nasce da un’idea di Antonio Fiamma e Raffaella Maria Ribatti che, a ridosso, della seconda quarantena hanno pensato di trovare un passatempo creativo per dare un senso alle sere del coprifuoco. Il gruppo, nei mesi successivi, si è ampliato, coinvolgendo Pasquale Gadaleta, Oscar Luigi Altamura e Angela Valentina Gadaleta che, grazie al loro entusiasmo e al loro impegno, hanno reso possibile concretizzare il progetto. Poi è arrivato il Pin. Vi invitiamo ad ascoltare il podcast appena uscito su Radio Frequenza Libera per altre curiosità su chi siamo e su come tutto ha avuto inizio».

Cosa significa “Rubus in tabula”?

«Rubus in tabula è da ritenersi più un gioco di parole che una locuzione dal significato ben preciso. La scelta del nome è stata di certo influenzata dalla nostra identità di rubustini, che già Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia del 77 d.C. annoverava tra i popoli peuceti che un tempo abitavano l’Apulia. Altra fonte d’ispirazione è stata sicuramente il famosissimo gioco “Lupus in tabula”, in quanto il gioco da tavolo da noi inventato, si inserisce anch’esso nel filone dei social deduction game. Ci piace giocare con le parole. Stiamo infatti provando a specializzarci, come potete constatare dalle nostre pagine social e compatibilmente con i nostri impegni lavorativi, anche nell’ideazione di giochi enigmistici in dialetto (FB:https://www.facebook.com/Rubusintabula;           IG:https://www.instagram.com/rubusintabula).»

Quali sono gli scopi dell’associazione?

«L’associazione si propone di rafforzare nella popolazione locale il senso di appartenenza al territorio- comunità, mediante attività volte a tramandarne la memoria storica e ad accrescere la consapevolezza della ricchezza del patrimonio storico, linguistico e culturale autoctono. Ci proponiamo, in quest’ottica, fra le altre cose, di promuovere la conoscenza di luoghi, risorse ed elementi della tradizione non ancora sufficientemente valorizzati. Il tutto, ogni volta che ci sarà possibile, in forma di gioco. Molə e pèscə è, infatti, come avrete forse già intuito, un gioco di società ambientato allo Jazzo del Demonio. Un luogo per noi magico, per via del suo valore naturalistico, oltreché per la leggenda, nota ai più fra i nostri concittadini, che dà origine al suo nome – e che nell’opuscolo allegato al nostro gioco, avrete modo di leggere in una versione da noi rivisitata. Quanti al di fuori di Ruvo e dei paesi immediatamente limitrofi conoscono questo luogo e la sua storia? Quanti fra i più giovani sanno che cos’è uno jazzo? È da qui, che a nostro parere bisognerebbe partire, per valorizzare il nostro territorio e le sue bellezze nascoste».

“Molə e pèscə – scopri la Murgia senza farti scoprire!” è una scommessa imprenditoriale e anche culturale perché vuole contribuire a diffondere, soprattutto fra le giovani generazioni, il dialetto locale. È stato presentato anche al Festival del Km Zero, lo scorso 10 settembre. Come è stato accolto?

«Siamo piacevolmente sorpresi e felici del riscontro ricevuto dal nostro gioco al Festival del km 0. Siamo allo stesso tempo entusiasti delle interessanti intersezioni che si sono venute a creare tra “Rubus in tabula” e “Stato Brado”, l’associazione organizzatrice di questa seconda edizione del Festival che vede coinvolto anche un nostro membro nel suo direttivo.

Molə e pèscə non è solo un gioco da tavolo, ma una scommessa in primis culturale. Vorremmo che si trasformi nel tempo in un vero e proprio progetto di valorizzazione e di riappropriazione partecipata del patrimonio linguistico locale. Un esperimento unico, il primo in tal senso. In fase di progettazione sono stati coinvolti circa 50 playtester, fra amici ruvesi, amici da fuori regione e in un paio di occasioni anche di diverse nazionalità. Sarebbe bello coinvolgere in  prossimi eventi la cittadinanza locale, per divulgare la nostra mission e coinvolgere altre persone nella realizzazione di varianti del gioco o di altri giochi che promuovano la Murgia e le tradizioni locali. Il Festival è stata la prima occasione pubblica per presentare un lavoro lungo due anni. È stata una bellissima occasione per stabilire nuove sinergie e avviare nuove collaborazioni con altre realtà, oltre che per provare il gioco con altri appassionati del settore. Per ora è presto per parlare di scommessa imprenditoriale, ma ci auguriamo di crescere e soprattutto di non smettere mai di sognare».

Progetti in cantiere?

«Ciò che al momento con il nostro progetto ci proponiamo è di far rivivere la lingua vernacolare pugliese– in particolare dell’area murgiana – nelle sue differenti declinazioni territoriali. Nella versione originale in ruvese del nostro gioco, attingendo alla nostra conoscenza e a quella delle nostre nonne, abbiamo operato una selezione di 50 vocaboli in dialetto rappresentativi del territorio. Stiamo lavorando, anche con l’ausilio di dizionari, ad altre cinque traduzioni dialettali del nostro gioco. A breve sarà pronta quella in barese.

La nostra idea non è comunque di fermarci al progetto Molə e pèscə, ma di continuare a trovare strategie di marketing territoriale partecipate, in un viaggio tra passato, presente e futuro, nella storia e nelle peculiarità inesplorate della nostra amata Murgia. Crediamo fortemente che la nostra terra abbia tanto da offrire, sia da un punto di vista storico-culturale che paesaggistico, e il vernacolo è una caratteristica da proteggere alla pari della natura e della tradizione. Pensiamo che la gamification possa essere un ottimo strumento per coinvolgere diverse generazioni nell’apprendere e, al tempo stesso, farsi portavoce delle nostre radici.

Nel futuro sarebbe bello dare vita ad un laboratorio di co-progettazione, volto all’ideazione di prodotti di ingegno indirizzati alla trasformazione di lingue ed usi e costumi autoctoni in elementi di attrazione turistica. Siamo aperti a nuovi stimoli e forme di collaborazione».

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