Memorie storiche di partigiani ruvesi e i ricordi di nonna Francesca

Vittoria Laura Leone

I partigiani censiti furono 56, a cui vanno aggiunti gli internati militari che, dopo l’otto settembre del ’43, si rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale. E poi, le paure di una bambina

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Un errore frequente commesso dalla nostra generazione è quello di considerare il 25 aprile come l’inizio di un ponte concluso solo il Primo Maggio, una settimana di vacanza vissuta all’insegna di serafiche passeggiate sul mare, chiassose scampagnate e gite fuori porta. La costruzione di una coscienza storica è un compito arduo e inderogabile che motiva al senso di responsabilità nei confronti del patrimonio nazionale efavorisce un’ottima opportunità di cittadinanza attiva.

Parlare degli eventi che portarono alla Liberazione dell’Italia dalle truppe nazifasciste nella primavera del ’45 rende giustizia non solo a una delle pagine di storia italiana altrimenti misconosciuta, ma anche ai molti partigiani che condussero la Resistenza opponendosi al regime.

Poiché la memoria passa soprattutto attraverso la testimonianza diretta o indiretta di questi eroi abbiamo chiesto a Massimiliano Desiante, ricercatore IPSAIC (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea) di Bari e autore del libro “Sud e Resistenza. Storie mai raccontate”, di gettar luce sul fenomeno poco conosciuto del partigianato meridionale e in particolar modo sulla presenza di partigiani nel territorio di Ruvo di Puglia.

Egli utilizza un vasto repertorio di fonti storiografiche come la monografia di P.Luceri “Partigiani e deportati deceduti di Bari e provincia”, il database prodotto dall’Istituto Storico Piemontese e la banca dati del partigianato ligure (ILSREC).

Dalla brillante ricognizione effettuata dal professor Desiante emerge che i partigiani censiti a Ruvo di Puglia furono 56, a cui vanno aggiunti quelli che furono considerati portatori di una resistenza passiva, cioè gli internati militari che, dopo l’otto settembre del ’43, si rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale e che furono imprigionati nei campi: anche loro contribuirono alla caduta del Nazifascismo.

Di questi 56 partigiani ruvesi, tra cui spicca il nome di Luigi Russo, si annoverano tredici caduti, alcuni morti nell’isola di Rodi dopo l’otto settembre, altri che appartengono alla schiera di quei militari che nello stesso periodo si rifiutarono di consegnare le armi ai tedeschi e, per questo, furono uccisi. Questi ultimi, benché fossero militari inquadrati nei reparti italiani, furono riconosciuti partigiani a pieno titolo.

Si registrano, inoltre, ruvesi caduti durante la resistenza in Grecia, in Piemonte e in Liguria (Genova). Tra questi la figura senza dubbio più nota e più celebrata è quella di Saverio De Palo, insignito della Medaglia di argento al Valor Militare. Egli era un emigrato in Liguria ed era un operaio del cantiere navale: aderì alla brigata Oreste con il nome di battaglia “Macchi” e ricoprì incarichi importanti come quello di vicecomandante di divisione e ispettore di brigata. Fu catturato e fucilato nel dicembre del’44.

Accanto a questa figura si ricorda quella del medico Michele Lovino, insignito di Medaglia d’argento: nel Modenese svolse per diciotto mesi una costante assistenza ospedaliera ai partigiani rendendosi protagonista di un’azione armata, attraverso la quale liberò due rivoltosi che si trovavano nell’ospedale Cirilli di Modena, conducendoli un posto più sicuro.

Se in Piemonte si contano circa ventuno partigiani ruvesi attivi in tutto il territorio, di cui l’ignota figura di Gadaleta, operante a Biella, nella seconda Brigata Pensiero, è impossibile stabilire un dato certo per altri teatri di guerra come la Lombardia e la Liguria. L’archivio storico della regione tirrenica denota un importante flusso migratorio dalla Puglia alla Liguria, in particolare tra La Spezia e Genova. Proprio in questo scenario si colloca la figura di Saverio De Palo.

Si rilevano, poi, le significative personalità di Michele Altamura, che ha partecipato alle Quattro Giornate di Napoli sul finire del settembre del ’43, e di Gennaro Divella, rimasto ferito nel quartiere milanese di Città Studi proprio il 25 aprile, durante l’insurrezione per la liberazione del capoluogo lombardo.

Per dare contezza di quanto il concorso alla Resistenza abbia superato i confini nazionali esplicandosi nei Balcani (Grecia, Albania e Jugoslavia) e addirittura nella lontana Russia, è sufficiente pensare alla Medaglia d’argento di Luigi Cascarano che combatté in Albania e al coraggio di Luigi Pagano che lottò con i partigiani russi per la liberazione di Varsavia.

Infine, concluso il vaglio delle fonti, concediamo un brevissimo spazio al ricordo commosso e doloroso di nonna Francesca.

Aveva solo tre anni quando fu portata via dai genitori e data in affidamento alle suore che alloggiavano nel convento di Sant’Angelo. Una lacrima le riga il viso quando ripensa alle sirene assordanti che segnalavano l’imminente bombardamento,soprattutto alle mani crudeli di un tedesco che la trascinarono via da Ruvo di Puglia, alla volta di Villa Santa Lucia.

Forte di quella ferrea religiosità che le suore le avevano impartito, Francesca recitava una preghiera che ancora oggi è in grado di declamare: «Ave Maria, gratia plena/ fa’ che non suoni la sirena/ fa’ che non vengono gli aeroplani/ fammi dormire fino a domani./ Se qualche bomba cade qua giù/ oh Madonna aiutaci tu./ Stella del Mare, ave Maria/ fa’ che il nemico perda la via». E tuttora non si rassegna al boato che la svegliò a notte fonda: la sua camera era deserta, era rimasta sola e si rifugiò atterrita in chiesa. Una fame atavica le consumava le membra. Mangiava solo un tozzo di pane sottile come un’ostia che compensava l’inquietudine di interminabili giornate. All’improvviso una luce inaspettata che ha sapore di rinascita: aveva appena compiuto 12 anni quando, il 25 aprile 1945, finalmente capitolò un truce ventennio di storia, il cui lascito testamentario serve alle future generazioni per non commettere gli stessi errori del passato.

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Commenti

  • saccotelli antonio michele (utente non verificato)

    mi spiace non aver letto un riferimento a mio padre, granatiere che il 25 aprile 1945 partecipava alla liberazione di Milano – militante come militare nella brigata Moscatelli – in quella occasione fu ferito durante l'occupazione della caserma Breda. Anche se nato ad Andria è stato Ruvese d'adozione.