Medicina alla portata di tutti: Caffè Scienza a Ruvo

Nella città del Talos un centro d’avanguardia per i radiofarmaci.
“L’intellettuale che dalla cattedra scende nella piazza”, questo il significato del Caffè Scienza. Non una tradizionale conferenza seguita da domande, ma un vero e proprio colloquio tra la comunità scientifica e il pubblico, per venire incontro alla necessità da un lato, di comunicare contenuti e informazioni in maniera il più possibile semplice e non distorta, ambigua o incompleta, e dall’altro, di ascoltare e capire cosa succede dalle parole dei diretti interessati, senza il filtro dei media.
Ospitato nei locali del Convento dei Domenicani in via Madonna delle Grazie, giovedì scorso 26 aprile alle ore 18 si è svolto, accompagnato da pasticceria mignon e dolcetti di mandorle offerti agli intervenuti come vuole la tradizione di queste iniziative, l’incontro dal titolo «Tumori, ricerca e radiofarmaci: a Ruvo un centro d’eccellenza». Organizzato dal Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari e dalla rivista «Villaggio Globale» (www.vglobale.it), il cui direttore dott. Ignazio Lippolis ha avuto il ruolo di coordinatore, ha visto la presenza di importanti personalità che si sono avvicendate nell’esporre le varie sfaccettature del complesso argomento. I numerosi intervenuti, molti rimasti in piedi data l’affluenza, sembravano però altrettanto competenti e interessati alla materia, almeno a giudicare dall’attenzione e dalle domande fatte.
Introduce il sindaco Michele Stragapede, dicendo non senza orgoglio e interpretando il pensiero di molti altri intervenuti, che iniziative come questa rendono Ruvo un centro all’avanguardia a livello addirittura europeo.
Poi si inizia a parlare di salute. Un’esigenza derivante dal disorientamento provocato da una medicina che (fortunatamente) fa passi da gigante. Eppure proprio per questo il comune cittadino non fa in tempo a comprendere appieno un termine che già ne vengono coniati molti altri di cui ignora il significato. Di qui la necessità di “fare il punto”.
Il prof. Rubini (Medicina Nucleare – Diagnostica per Immagine – Università degli Studi di Bari) illustra innanzitutto il significato di PET, ovvero Tomografia ad Emissione di Positroni, una tecnica diagnostica che produce immagini tridimensionali dei processi funzionali all’interno del corpo, utilissima nella diagnosi precoce di malattie tumorali, ma non solo. La PET infatti è utilizzata anche per lo studio del sistema nervoso centrale e in cardiologia, senza escludere altri settori in cui il metodo verrà applicato nei prossimi anni. Si tratta di una procedura sicura e non invasiva che consente di evidenziare le alterazioni della funzione cellulare prima che si verifichino danni definitivi.
Su questo punto insiste anche il dott. Leonard Fass, Direttore delle Relazioni Universitarie della “GE Healthcare”, il quale si scusa per l’accento inglese e si dice contento di tornare nei luoghi dove ha trascorso, ben 31 anni fa, la sua luna di miele. Sostiene che non esistono per il paziente nessun rischio di tossicità e nessun fastidio successivo alla somministrazione dei radiofarmaci che servono ad effettuare la PET, la quale risulta, in definitiva, meglio della più conosciuta TAC o CT (che viene però usata in apparecchiature ibride quale la PET-CT). Si tenga conto che di essi si utilizza circa 1/1000 della quantità di un altro qualsiasi farmaco e che la loro radioattività viene meno in brevissimo tempo.
Di qui un’altra esigenza, ovvero quella di creare in Puglia un centro di produzione di radiofarmaci. A tal proposito interviene, quindi, Leonardo Diaferia, imprenditore e Presidente della “Itel Telecomunicazioni”, il quale già da un anno si sta muovendo in questa direzione. Si tratta di un progetto complesso, soprattutto perché il territorio non è pronto, ma molto importante. Proprio la veloce perdita di radioattività fa sì che gli approvvigionamenti siano difficili e giungano a destinazione in quantità utilizzabili ridotte. Una produzione in loco garantirebbe trasporti più agili, viaggi più brevi, meno costi per tutti. Grazie anche alla collaborazione con l’Università si sta creando una rete di esperti ed è già all’attivo un gruppo di lavoro; questo vuol dire che, nonostante la diffidenza nei confronti della “novità”, qualcuno sta iniziando a crederci. È sempre Fass a fugare qualsiasi dubbio sulla sicurezza di questi impianti sia nei confronti dell’ambiente che della salute umana.
“Il futuro della medicina è nella prevenzione”, prosegue il dott. Fass, “e l’obiettivo è eliminare la causa e non i sintomi”. La diagnostica precoce è il primo passo verso la meta. Sarebbe bello per Ruvo, per la Puglia, per tutto il Sud, essere, per una volta, veramente un centro d’eccellenza.
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