‘Mba Rocchetidde cede il posto alla Quarantana

Raffaella Anna Dell'Aere

Il resoconto della kermesse carnascialesca non può che essere positivo, mescolanza sinergica di tradizione ed innovazione

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Il Carnevale ruvese è finito, miscelato tra lacrime e corone di fiori, stridenti col clima comico e le risate aspre di bimbi festanti. ‘Mba Rocchetidde ha lasciato il testimone alla sua vedova, la Quarantana, vestita di nero con in pugno un’arancia infilzata da penne, un ombrellino stile Mary Poppins e l’immancabile borsetta in pelle, lì pronta a scandire le settimane quaresimali, dove il “profano” cederà il posto al “sacro”. 

In attesa di dominare la città dall’alto del suo sguardo, la vecchina tanto amata e temuta, si appronta ad assecondare le folate di vento primaverili, portatrici di scherzi e dolci dormite d’aprile, umori pazzerelli di marzo, rivelatori di destini prossimi comuni.

Il resoconto della kermesse carnascialesca non può che essere positivo, mescolanza sinergica di tradizione ed innovazione, in una Ruvo che diviene competitiva di fronte a un Carnevale coratino ormai storico e radicato.

Sfilate, calzoni, maschere, danze, bande itineranti, drammatizzazioni tragicomiche, coriandoli e chiacchiere zuccherate hanno messo a fuoco il desiderio di partecipazione e condivisione in un paese che sa accantonare, per qualche giorno, i problemi della città.

Dalla raccolta differenziata ai turbolenti movimenti amministrativi, dal randagismo di cani soli all’infinita problematica sugli espropri; tutte incognite che restano in attesa di una risposta o di una risoluzione, agognando una piazza Dante prossima all’apertura, accogliente e capace di contenere bambini desiderosi di correre ed immaginare una Ruvo da vivere.

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