Mazzone torna al “Tannoia” con le medaglie di Rio: «Fiero di essere stato alunno di questa scuola». Foto e video

«Ho avuto la fatica come fidanzata e la bici come amante. Motivi per mollare ce ne sono stati tanti, ma la voglia di andare avanti è stata più forte» ha raccontato il campione nella palestra dell’istituto

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Medaglie che luccicano e fogli di carta che pesano: entrambi simboli di traguardi raggiunti, sogni realizzati nonostante le difficoltà.

«L’importante è dare sempre il massimo». A ricordarlo agli studenti di Corato è Luca Mazzone, che pochi mesi fa ha conquistato due ori e un argento ai Giochi Paraolimpici di Rio de Janeiro. Al suo fianco l’atleta Domenico Ricatti del centro sportivo dell’Aeronautica militare, grande maratoneta e più volte campione italiano sulla distanza dei 10 km.

La palestra del “Tannoia” mercoledì li ha accolti entrambi per far arrivare ai ragazzi un messaggio importante: «Realizzare i sogni è possibile, bisogna affrontare e vincere il timore del futuro e tornare ad esserne i protagonisti». Lo ha chiarito da subito la dirigente Nunzia Tarantini che, rivolgendosi agli studenti, ha detto: «E’ in voi che vogliamo riporre la nostra fiducia. La speranza ben confermata si trasforma in certezza, ci diceva Ricatti poco fa».

Mazzone: «Fiero di essere stato alunno del “Tannoia”»

«Dopo aver vinto le Paralimpiadi a Pechino, nel 2008, sono sceso in campo per un’altra sfida con me stesso: conseguire il diploma qui al “Tannoia”, a quarant’anni. Ce l’ho fatta nel 2011, con un voto discreto: è stata un’altra vittoria personale, un traguardo importante. Tornando qui ho potuto rivivere tanti bei ricordi, sono fiero di essere stato alunno di questa scuola. A tutti chiedo sono una cosa: impegnatevi».

La dedica delle medaglie

Intervistato dal giornalista Gianpaolo Balsamo, Mazzone ha ammesso che «a volte sono proprio le sconfitte a darci la carica per far venir fuori il meglio che abbiamo dentro di noi. Motivi per mollare ne ho avuti tanti – ha ammesso – ma la voglia di andare avanti è stata più forte. Ho avuto la fatica come fidanzata e la bici come amante.

Mi sono scese le lacrime alla prima medaglia olimpica, sul podio ho capito di non essere lì per me stesso: stavo rappresentando l’Italia, tutta la Puglia e le nostre città, Terlizzi, Ruvo e Corato. Le medaglie sono come un puzzle, si compongono di tanti pezzi: in primis ci sono mia moglie e mio figlio, la parte più grande di questo puzzle, poi gli allenatori e la squadra nazionale. E ancora: tutti coloro che mi stringono la mano e mi fanno capire che sto facendo qualcosa di bello. A chi mi ha dato i mezzi per arrivare dove pensavo fosse impossibile arrivare, un immenso grazie: senza l’aiuto di tutti non ce l’avrei fatta».

Un’aula come palestra di vita

«Non vi abbattete nei momenti di difficoltà – ha ribadito il sindaco di Corato Mazzilli rivolgendosi agli studenti -. Ogni giorno dobbiamo prendere coscienza delle nostre doti: come italiani possiamo essere orgogliosi di questi nostri atleti, sono un esempio per tutti. Ci ricordano che siamo un popolo sempre in grado di farsi valere a livello mondiale». Ad accogliere con lo stesso entusiasmo i due sportivi anche gli assessori allo Sport Gaetano Nesta e all’Istruzione Mara Zezza.

«Ci sono tante “difficoltà” non certificate che gli studenti devono affrontare e superare. Per questo al “Tannoia” stiamo puntando tutto sull’inclusione come arma contro la dispersione scolastica. Lo sport – ha commentato la docente Cinzia Lorusso, coordinatrice del progetto – è uno strumento privilegiato per raggiungere questo obiettivo. Ci dona l’entusiasmo e ci insegna anche l’attenzione alle regole».

«Non è un caso che stiamo facendo questo incontro in palestra: è “l’aula” in cui ci si allena, così come la scuola e lo sport sono una palestra di vita». Lo ha sottolineato Ricatti per consegnare agli studenti l’amore per lo sport e la fiducia in se stessi: «Domani non sarà importante quante medaglie avrete vinto o con quale voto vi sarete diplomati. Sarà fondamentale potersi guardare indietro e provare stima nei confronti di se stessi e del percorso svolto se lo si è fatto dando il massimo».

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