
Masseria Cervone
Masseria Cervone e “il salutare svago dei campi”
È sorprendente la semplicità dipinta in questo quadretto familiare di storia rurale, ancora pienamente inserito nella cultura locale d’attualità
Il desiderio di evadere dalla frenesia della vita cittadina per rifugiarsi nella tranquillità bucolica non è un retaggio dei giorni nostri, ma affonda le sue radici già in tempi antichi.
Tralasciando altri rimedi “contro il logorio della vita moderna”, proposti in celebri pubblicità, e senza scomodare la storia del condottiero e console romano Cincinnato, che già nel V secolo a.C. lasciò gli onori della carriera politica per ritirarsi in campagna a vivere dei prodotti della terra, abbiamo qui un altro esempio calzante e a noi sicuramente più vicino, che lasciamo direttamente alle parole di colui che ha fatto erigere la struttura protagonista del racconto odierno, ben impresse su due iscrizioni lapidee in facciata:
“Pasquale Cervone fu Raffaele comprò dal signor Capano nel 1878 questo appezzamento di ettare 28, lo migliorò nel 1879 piantandovi la vite. Per alternare con la sua famiglia le noiose e pesanti cure di città col salutare svago dei campi, fece costruire dalle fondamenta questo modesto casino nel 1882”.
Da questo signorile casino di campagna, mica tanto modesto, si sviluppa dunque Masseria Cervone, in agro di Corato, comprensiva di altri ambienti, probabilmente antecedenti, dediti a stalle e splendidamente voltati a crociera nonché di un lamione con grande camino impiegato per la produzione di formaggio.
È sorprendente la semplicità dipinta in questo quadretto familiare di storia rurale, ancora pienamente inserito nella cultura locale d’attualità, basti pensare al “ritiro” in campagna di tante famiglie nella stagione estiva, per svago e diletto, nelle numerose villette disseminate sul nostro territorio. Nonni e nipoti, zii e cugini, fratelli e sorelle che si riuniscono tutti insieme pochi mesi all’anno per godere della serenità rurale. Una tradizione, a dire il vero, che purtroppo sta pian piano assottigliandosi, negli ultimi anni.
Un quadretto, dunque, che assume anche contorni nostalgici, ma che rimane perfettamente e stupendamente incorniciato dall’affaccio sul meraviglioso panorama della Murgia coratina che dal Pedale sale verso le contrade Torre Mascoli e Boschigni, a due passi dal Regio Tratturello Canosa-Ruvo. E così il termine quadretto non può che divenire fortemente riduttivo e ha bisogno di nobilitarsi e di elevarsi al rango di ameno affresco di agreste armonia.
Commenti
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Bellissima rubrica,mi fa sentire un po’ piu vicino alla mia amata Murgia, dal profondo nord da dove risiedo e essendo anche Io un biker mi fa aprezzare ancora di piu questi fantastici luoghi.
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Bellissima da visitare qualcuno saprebbe indicare le coordinate o la strada per arrivarci?








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