Mario Albrizio (Ruvolibera): «Genesi, nascita e fine della Ruvoservizi»

La Redazione

«La storia della Ruvoservizi è la storia di questo Paese e in primo luogo di questa Città, sbranata dal clientelismo e dissanguata da patti politicamente incestuosi i cui effetti sono, con ogni evidenza, vivi ancor oggi».

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Ultima puntata del viaggio di Mario Albrizio dal suo blog “Ruvolibera” nelle pieghe del bilancio comunale, riservata alla voce di costo più rilevante: la convenzione con la società Ruvoservizi. Di seguito il suo articolo su www.ruvolibera.it.

Il 30 settembre prossimo, come impone la legge, e nonostante le ripetute proroghe, integrazioni e salvataggi di amministrazioni di ogni colore – dovrà avere fine la lunga vicenda della Ruvoservizi.

Fra un mese. Praticamente domani. Allora perché ce ne occupiamo e le dedichiamo addirittura il finale di questa lunga inchiesta che ha sconvolto tutte le certezze più consolidate dei Cittadini? Fidatevi e seguiteci. Non ve ne pentirete.

Siamo nel 2001, all’alba dell’euro e alla fine (credevamo) dalla lunga marcia di sacrifici per l’avvicinamento dell’Italia a Bruxelles, a partire dal terrificante governo Amato dei primi anni ’90 per finire in bellezza con Prodi e i conti truccati che ci permisero, con l’interessata complicità dei nostri partner, di entrare a gonfie vele nella trappola europea.

L’Europa però già allora insiste ulteriormente col “rigore” e impone di ridurre la spesa pubblica. Detto fatto. L’Italia recepisce. Come? Bloccando le assunzioni attraverso i concorsi pubblici. Ovvero togliendo l’ultimo straccio di legalità concorsuale (peraltro abbondantemente truccata e “personalizzata”) con la motivazione della necessità di contenere la spesa pubblica.

La moglie spendacciona

Fermiamoci un attimo e cerchiamo di capire: il problema è contenere la spesa pubblica. La soluzione? Bloccare le assunzioni tramite i concorsi pubblici. Qualcosa non quadra? Sono i concorsi a fare la spesa pubblica?

È come se un marito economo, volendo limitare la moglie spendacciona, abolisca le discussioni in cui stabiliscono cosa comprare. Ha senso? No. È esattamente il CONTRARIO di quel che serve. Perché la “moglie”, non essendo neanche più tenuta ad ascoltare le formalità del marito, spenderà come le pare, con l’unico limite del portafoglio e della disponibilità dei negozianti a farle credito. E, prima o poi, il povero marito si troverà quei negozianti fuori dalla porta. Proprio quello che succede a noi. Come Città e come Paese.

La “moglie spendacciona” sono appunto (tra le altre, più delle altre) le società miste.

Perché infatti dal diktat europeo italianamente interpretato deriva un irresistibile impulso profondamente clientelare e non di rado mafiogeno.

Ovunque è un fiorire di società miste (di “mogli spendaccione”) dove gli enti pubblici, cioè i Cittadini, mettono i soldi, tutti o quasi, e i boss clientelari distribuiscono posti ai loro intimi – a spese di tutti.

Assunzioni elettorali a gogo, a chiamata diretta, per clientes, amici, amici degli amici, parenti, commare, figli, nipoti, portatori di voti e chi più ne ha. Insomma, il peggio del peggio. La parte ignobilmente parassitaria dei “figli di”, e la parte più debole e ricattabile della società, che così, per poter sopravvivere, dovrà in eterno essere schiava di qualcuno che gli ha “dato” il posto (in realtà mettendolo a carico della collettività) e dovrà dirgli grazie. Cioè essergli per sempre sottomesso.

Ecco cosa ne pensa Wikipedia: “Altro modo per eludere l’imparzialità dei concorsi è la costituzione di società miste pubblico-privato, come società per azioni controllate, o posseduto al 100%, da soggetti pubblici. Trattandosi di soggetti di diritto privato, pur finanziate da soldi pubblici, non sono soggette né all’obbligo di concorso pubblico, ai tetti massimi posti per legge agli stipendi dei dirigenti pubblici, limiti che non possono essere fissati per i settori privati senza ledere la libertà d’impresa, ai vincoli di bilancio. Formalmente non figurano nel bilancio dello Stato e nel debito pubblico totale, pur essendo a carico dei cittadini. La costituzione di simili società è spesso un altro modo per potere effettuare assunzioni con chiamata diretta e nominativa.”

Così che se mentre prima ai posti pubblici si accedeva per concorsi truccati (non sempre, ma all’incirca), ora sostanzialmente vi si accede per chiamata diretta: neanche il fastidio di un finto esame. Sempre ovviamente a spese di Pantalone.

Un po’ (tanto) pubblico, un po’ privato. E già questo è singolare. Non poteva semplicemente, l’ente pubblico che “doveva risparmiare”, bandire un concorso tra le aziende disposte a svolgere i servizi di cui aveva bisogno? In teoria sì. In pratica no.

Perché sarebbe venuto meno il grosso serbatoio di assunzioni clientelari, senza concorso, che le “nuove” società assicurano. Una manna, per chi da sempre è abituato a comprare il consenso con le promesse, i piccoli favori e, ai pesci un po’ più grossi, con le assunzioni. Il Clientelismo è l’autobiografia della nazione.

Anche da noi. Anche qui. Soprattutto, qui. Dove trova antenne ben sensibili e allenate, cui neanche per un attimo passa per la mente che il Comune e i Cittadini avrebbero tutto da guadagnare se quei servizi fossero messi a gara tra aziende private.

Voti, voti, voti

Se ne guardano bene perché la loro priorità non è il Comune e non è il benessere dei Cittadini, o il Bilancio comunale. Sono i voti. E non c’è nulla, nulla, nulla di meglio per comprare voti, che poter fare delle assunzioni. Ovviamente a spese della collettività.

Non solo i voti di chi poi verrà assunto; ma i molti, molti di più a cui è stata fatta la promessa, e la cui disperazione o la cui credulità li rende del tutto indifesi, vittime predestinate, agnelli sacrificali alla mercè di ogni lupo spelacchiato.

Comincia così la storia della Ruvoservizi, e in quella storia si può leggere in controluce l’anatomia del potere trasversale cittadino (e non solo), il codice genetico comune che rende così sorprendentemente simili le amministrazioni dal “colore” ufficialmente diverso.

Poteva la nostra Città fare eccezione? Puntare sulla trasparenza? Ovviamente no. E chissà quanti erano gli occhi rapaci che bramavano la stessa ideuzza.

Ma il più svelto (c’è da dirlo?), quello nella posizione più adatta, il più capace di fare pressioni grazie al suo passato decennale di sindaco e maestro di clientelismo spinto (lo stupro del Linguistico, tanto per fare un esempio tra i tanti; o la castrazione del Polivalente, nato per gli anziani e che non ne ha mai visto neanche uno; o la tragica questione degli espropri che arriva fino a noi e ci sta affossando) – insomma il più svelto, il più cocciuto, il più megalomane, il più ammanicato, il più supponente, o come dice il volgo in una parola, il più furbo – fu Attila.

Che cavalcò l’onda e diventò il padrino della Ruvoservizi, colui che l’ha battezzata e controllata.

Dall’Europa all’Africa

Era il 9 aprile 2001. Appena 4 mesi dopo che l’Italia era entrata nella zona Euro a Bruxelles, Ruvo ri-cominciava a scivolare verso l’Africa equatoriale. Verso il deserto civile e la devastazione che già avevano caratterizzato gli anni ’90 del Millennio scorso con le amministrazioni di Attila-Paparella.

Si parte quindi nel 2001, ma l’idea è ben precedente. Le società miste sono rese possibili addirittura dalla legge 142/90, quindi dai primi anni ’90. Ma allora le esigenze clientelari del Paparella erano ben servite dalla cooperativa Betania – lo strumento efficacemente (e come è ovvio illegalmente) utilizzato per espropriare il Liceo Linguistico.

Poi, anni dopo, come è noto, i rapporti si incrinano. E – ipotizziamo noi – Paparella ha bisogno di sostituire lo strumento espropriativo clientelare. Coglie l’occasione e vi si butta, creando l’ennesimo carrozzone clientelare a spese dei contribuenti. La Ruvoservizi, appunto. Nata per occuparsi di assistenza agli anziani, trasporto scolastico e un sacco di altre cose.

Fermiamoci un attimo e cerchiamo di capire: il Comune vuole esternalizzare alcuni servizi di pubblica utilità a domanda individuale. Non fa una gara tra operatori esistenti per vedere chi offre condizioni migliori. Invece crea una sua (costosissima e impegnativa) società.

È un po’ come se uno, avendo bisogno di tante pizze e cercando il prezzo migliore, metta su una pizzeria. Ha senso? Ovviamente no. Ma distribuisce reddito clientelare (preso dalle tasche dei Cittadini) e porta molti voti. E allora tutto quadra.

Il Postificio

Non è che tutti stessero dormendo o fossero complici, nel 2001. Qualcuno si accorse che stava nascendo un mostro. E lo disse più forte che poteva. Era un ex dirigente del settore finanziario del Comune, Gino Lorusso, in pensione dal 1997.

È già stato da noi otto mesi fa a raccontarci le sue considerazioni, pochi giorni prima di essere ricevuto in Comune per dire le stesse cose. E noi siamo andati proprio da lui per cercare di capirne di più.

Lorusso si limita a poche battute: il resto, dice, “l’ho scritto in tanti documenti che ho fatto pervenire al Sindaco e a tutti gli interessati”. Documenti già in nostro possesso, dai quali ricostruiamo la vicenda. Chiediamo solo al dott. Lorusso di chiarirci e spiegare meglio qua e là alcuni passaggi delle sue memorie.

“Conoscendo bene la materia, ne parlai a Vito Ottombrini (non l’attuale Sindaco, ma un suo cugino omonimo, ndr) allora direttore di ragioneria del Comune. Gli dissi: guarda che i vostri dati sono sballati. Mi rispose che chi si interessava di tutto era Matteo Paparella.”

Tuttavia Paparella non era più sindaco dal giugno 1999. Gli altri Sindaci non hanno cambiato atteggiamento?

“Tutti ne hanno fatto lo stesso uso, più o meno.”

Perché il lettore abbia chiaro il quadro, bisogna ricordare che nel periodo giugno 1999 – giugno 2002, sindaco era Lia Caldarola. L’unica non democristiana negli ultimi 24 anni.

Ma Paparella era in maggioranza con 4 consiglieri ed era perciò determinante, con una capacità di pressione/imposizione pressoché totale. Al punto da tenere sotto scacco l’Amministrazione e farla cadere anticipatamente quando non poté ottenere ciò che chiedeva (caso Politeama).

“All’inizio, dice Lorusso, lo Stato dava 3.000 euro per persona all’anno. Per tre anni. Perciò le cose andavano bene. Poi i finanziamenti finirono”.

E cominciarono i guai. Tanto che dopo mille difficoltà, nel 2006, appena eletto Stragapede, i privati se ne uscirono. O meglio furono estromessi, secondo loro illegalmente: la cosa è al vaglio dei giudici. Il Comune, che aveva già l’85% delle quote, passò così al 100% e la salvò di nuovo.

Nel periodo d’oro Ruvoservizi era arrivata a 60 dipendenti. Un vero “postificio”, lo chiama brillantemente il mio interlocutore. Attualmente sono una cinquantina.

A un passo dalla chiusura, Ruvoservizi gestisce ancora qualcosa come 1.796.332,21 euro annui (bilancio 2012) solo per i servizi esplicitamente ad essa riconducibili. Quasi un milione e ottocentomila euro. Cioè 149.694 euro al mese, quasi 5.000 euro al giorno. Non male, per un vecchio postificio in disarmo, più volte sull’orlo della chiusura e salvato in extremis dalle più rocambolesche manovre.

Che ruolo aveva lei nella Ruvoservizi?

“Sono stato uno dei tre sindaci revisori dal 2001 al 2004, presidente del collegio sindacale era Pina Picciarelli (attuale segretario Pd, ndr).

Nello stesso periodo 2001-2004 presidente della Ruvoservizi era Caterina Montaruli (attuale vicesindaco e assessore all’Urbanistica, quota Pd, ndr). A lei riportavo le mie osservazioni e le mie perplessità, ma mi rispondeva sempre in maniera dilatoria ed evasiva.”

La Ruvoservizi era evidentemente più importante delle perplessità dell’ex dirigente.

Poteva andare dal Sindaco del Comune, allora.

“Tutti i sindaci intimidivano (o peggio li escludevano) i revisori dei conti che provavano a mettere il naso in Ruvoservizi e sulla loro possibilità, per così dire, di libera assunzione.

Così capitò per esempio all’ottimo revisore P. L., che rappresentava il Comune con sindaco Michele Stragapede. Sta di fatto che in dieci anni non è stato fatto alcun controllo.”

La questione dell’Iva

“La Ruvoservizi, dice Lorusso, è organismo di diritto pubblico.” E, se leggiamo Wikipedia, sembrerebbe aver ragione. “Quindi il Comune non deve pagare l’Iva sulle prestazione della Ruvoservizi. Invece la paga. Da sempre.”

Fermiamoci un attimo e cerchiamo di capire: il Comune possiede il 100% di Ruvoservizi e ne è l’UNICO committente. La Ruvoservizi fornisce servizi all’utente finale, che paga una quota, di solito insufficiente. “Per esempio gli anziani della Casa di riposo Spada pagano rette mediamente di 900 -1.000 euro al mese. Ma il Comune ne paga 4.200, integrando la differenza.” Cioè, il Comune integra la quota, e in più paga l’Iva. Cosa che, dice Lorusso, non dovrebbe fare perché Ruvoservizi è sì una srl, ma è organismo di diritto pubblico, dati i parametri stabiliti dalla legge. Sono centinaia di migliaia di euro l’anno; il non-dovuto-ma-pagato per 12 anni.

Non solo. Ma vi è un doppio problema. Il primo: Il Comune fattura i suoi servizi direttamente all’utente finale, mentre dovrebbe farlo Ruvoservizi. Il che ha pesanti conseguenze non solo fiscali, ma se è il caso anche penali: come per esempio nel caso della anziana ricoverata morta, i cui parenti hanno fatto causa al Comune, non alla Ruvoservizi, perché loro pagavano la retta al Comune – anche se a gestire il servizio era Ruvoservizi.
Il secondo: il Comune paga i servizi più di quello che costano all’affidatario/Ruvoservizi. È un po’ come se un’azienda rimborsasse a suoi affidatari non solo le spese a piè di lista, ma vi aggiungesse altri soldi. Con la differenza che, se per l’azienda privata ci può essere discrezionalità, questo è ovviamente inammissibile per un ente pubblico come il Comune.

Le rette incassate impropriamente dal Comune per le prestazioni fornite da Ruvoservizi “coprono sì e no il 18% della spesa. Il resto, l’82% circa, lo paga il Comune.” Più l’Iva (non dovuta secondo Lorusso).

Come al solito, fermiamoci un attimo e cerchiamo di capire. Dovrebbe andare così: il Comune affida un servizio, in questo caso a Ruvoservizi – Ruvoservizi lo fornisce all’utente finale che ne ha fatto domanda e ne ha i requisiti; incassa la retta; certifica le sue spese – il Comune ripiana la differenza tra quanto Ruvoservizi ha speso (stipendi, forniture ecc…) e quanto ha incassato – rimanendo Ruvoservizi titolare e responsabile del servizio ad ogni effetto di legge. E infine, essendo un servizio fornito da un Ente pubblico (Comune) attraverso un Organismo di diritto pubblico (Ruvoservizi), a un utente finale/cittadino, non a un’azienda, e per fini sociali e non-commerciali, tale prestazione sarebbe – secondo Lorusso – esente Iva.

Invece va così: Il Comune fornisce il servizio all’utente finale tramite la Ruvoservizi, come mero intermediario operativo – ne riscuote (il Comune) la retta (impropriamente, dice Lorusso, perché dovrebbe farlo Ruvoservizi) – ripiana generosamente la differenza tra costi e ricavi (il famoso 82%) – risulta titolare e quindi responsabile del servizio, tanto da ricevere la citazione per la morte della paziente nella casa di riposo – e in più paga l’iva che non è dovuta. Un bell’affare, no?

Ed è solo grazie alla generosità del Comune che Ruvoservizi, ricapitalizzata con altri soldi pubblici nel 2007, ha potuto da allora dichiarare un attivo annuale, sia pur striminzito, dopo anni di rosso. Un attivo che però è ingiustificato e privo di senso, dal momento che Ruvoservizi non è un mediatore ma un affidatario, che dovrebbe chiudere in pareggio. Insomma “il Comune dà loro più del dovuto così che essi possono vantare addirittura un attivo”. Logico,no? 😉

Non è facile afferrare il concetto, dato il suo carattere estremamente tecnico; ma quando ci si riesce, se ne comprende l’enormità.

La linea del Piave

Lorusso ha dichiarato queste cose in diversi documenti, già otto mesi fa anche a RuvoLibera; e le ha ripetute pochi giorni dopo, nel gennaio 2013, davanti al Sindaco e a rappresentanti del Comune (Giunta e Consiglio) e della Ruvoservizi; informandone anche gli Organi istituzionali di revisione (Corte dei Conti ecc…).

Risultato? Una lettera furibonda dell’avvocato-presidente della Ruvo-Servizi, Francesco Biga, che accusa Lorusso di istigare all’evasione fiscale.

Il Comune, incredibilmente, per bocca del Sindaco, si dichiara in Consiglio Comunale completamente dalla parte di Biga. Come se Biga/Ruvoservizi non fosse parte in causa. E altri consiglieri calcano la mano sul povero Lorusso che viene verbalmente martirizzato.

Ma, noi, fermiamoci un attimo e cerchiamo di capire.

Tu, Lettore, sei il Sindaco di un Comune in affanno e sull’orlo del fallimento grazie soprattutto (ma non solo) ad Attila e la sua band. Un tuo ex dipendente/dirigente, specialista in diritto tributario, ti dice che stai pagando una marea di soldi di Iva che NON dovresti pagare ad una società che tra l’altro è tua. Ed è, egli dice, una società/organismo di diritto pubblico.

Dovresti tirare un respiro di sollievo e verificare se sia possibile, no? Invece no.

Allora l’avvocato-presidente di QUELLA società (che tra l’altro è tua), non un consulente super partes, scrive (comprensibilmente, dal suo punto di vista) una filippica contro l’ex dirigente comunale. L’Iva, dice, va pagata eccome, perché la Ruvoservizi non è una società/organismo di diritto pubblico.

Il problema è diventato perciò, semplicemente, se la Ruvoservizi sia o meno un organismo di diritto pubblico. Dalla risposta a questa domanda dipende se si debba o meno pagare tutta quell’iva.

E tu, pubblico amministratore, Sindaco, Comune, che fai? Dai ragione al dipendente che ti farebbe risparmiare, e con te i Cittadini?

Scegli una via prudente e disponi una consulenza legale per aver un’opinione terza sull’argomento, prima di decidere? Noi avremmo fatto così.

Invece il Comune di Ruvo fa l’impensabile, e si schiera lancia in resta con l’avvocato della controparte. C’è qualcosa che non quadra?

Ora, se la Ruvoservizi sia o meno una società di diritto pubblico, per quanto a noi sembri chiaro, non spetta a noi stabilirlo, né al Sindaco, né all’avvocato/presidente della Ruvoservizi e neanche a Lorusso, ma a un giudice. Che però la questione andasse indagata, non c’è ombra di dubbio.

Invece è prevalsa la logica di sempre. La linea del Piave di ogni Amministrazione: la Ruvoservizi prima di tutto. In maniera così unilaterale e precipitosa, poi. Per coprire cosa?

La Fine del Viaggio

Alla fine di questo viaggio incredibile, di cui questo articolo è quasi la conclusione geometrica, deduttiva, che si è imposta da sé costringendoci a stravolgere l’ordine dei pezzi – alla fine di questo viaggio in cui ci saremo di sicuro fatti qualche nemico e forse avremo perso qualche amico: ma, come si dice, il miglior amico è la verità; alla fine di questo viaggio drammatico, e – ve lo assicuro – faticosissimo; alla fine di questa peripezia ai confini di una realtà da cambiare, abbiamo trovato tutte le risposte. Anche quelle che non cercavamo; così come avviene talvolta che, cercando una scorciatoia per l’India, si finisce per scoprire l’America.

Perché la storia della Ruvoservizi è la storia di questo Paese e in primo luogo di questa Città, sbranata dal clientelismo e dissanguata da patti politicamente incestuosi i cui effetti sono, con ogni evidenza, vivi ancor oggi. Il codice genetico di un disastro senza precedenti.

Alla fine di questa brutta storia ci sono 50 dipendenti che resteranno senza lavoro. A meno che il Comune non decida di convertire Ruvoservizi in qualcos’altro, sempre a spese dei cittadini, ma, questa volta, tenendo presenti i criteri di economicità e concorrenza fino ad oggi totalmente ignorati e sbeffeggiati. Insomma dovrà stare sul mercato con le sue gambe, se ce la fa: la pacchia è finita per sempre.

La logica del silenzio

Capiamo ora chiaramente perché il povero sindaco Ottombrini non se la sente di andare in piazza a denunciare le reali responsabilità del disastro. E perché, da brava persona pacata qual è, si infurii (dice Ruvolive) se gli toccano la Ruvoservizi, come se non ci fosse alternativa al mondo. Capiamo perché chi segue i consigli comunali ci racconta di percepire ancora come decisiva la parola di Attila-Paparella. Capiamo perché alla logica della comunicazione e della trasparenza, di cui da tanti anni ci facciamo portatori, si risponda ancora oggi col silenzio, col rinchiudersi nel bunker, con la implicita complicità.

Capiamo perché il Default non si spiega ai Cittadini ma si aggira svendendo l’argenteria di casa e indebitando di altri 7 milioni (che non basteranno) una città che già oggi paga 426.563,33 euro solo di interessi su mutui pregressi (bilancio 2012). Quasi mezzo milione solo di interessi!

Una gestione dissennata e forsennata. Sulla pelle di tutti e a vantaggio dei soliti noti.

Un sistema a suo modo perfetto (certo non solo ruvese, anzi nazionale, ma perfetto) per devastare e prosciugare le casse pubbliche; per pagare campagne elettorali di politici mediocri e senza idee; per dare posti finti, costosi come quelli veri ma che inevitabilente finiranno prima o poi per lasciare a terra i “favoriti”; e che nel frattempo mettono sul lastrico tutti i Cittadini. Visto come siamo messi, ad ogni livello, verrebbe da dire: missione compiuta.

Ovviamente enunciamo una regola generale. Sappiamo benissimo che c’era e c’è anche chi si impegna seriamente. Ma queste lodevoli eccezioni, con ogni evidenza, non cambiano il quadro generale delle cose.

Che ciocchi, che ingenui siamo stati, a credere che questa Amministrazione potesse far tesoro dell’insegnamento della sua stessa elezione, e procedere al radicale rinnovamento, alla sterzata a 180 gradi di cui la Città ha disperatamente bisogno.

La fine del clientelismo; una politica che premi il merito e curi il bisogno.

Che stupidi idealisti senza speranza. Pensare che la Politica potesse recuperare la maiuscola, che maggioranza e “opposizione” fossero stanche di subire la dittatura dei peggiori, la peggiocrazia come qualcuno l’ha chiamata:

Il male oscuro dell’Italia è che è governata non dai migliori né dai mediocri, ma dai peggiori. Il nostro paese si è trasformato in una peggiocrazia; se non ricostruiamo un senso civile e morale, se non sradichiamo il sistema creato da questa peggiocrazia non abbiamo futuro. (Luigi Zingales) 

Ci siamo davvero illusi che potessero fare una leale autocritica e cambiare. Che anche i partiti pullulassero di giovani e meno giovani per nulla compromessi e per nulla disposti ad essere parte e corresponsabili dello sfascio. Della lenta ma sistematica distruzione economica, finanziaria, sociale, politica, urbanistica, ambientale – di una cittadina che era un gioiello mondiale.

Di tutto questo non è successo nulla. E anche i giovani e meno giovani onesti militanti di partito, di ogni partito, che senz’altro ci sono e ne conosciamo tanti – non hanno fatto che uniformarsi alla generale, incredibile, pervicace, assordante parola d’ordine del silenzio.

Saranno capaci almeno ora, sull’orlo dell’abisso, di ritrovare uno scatto d’orgoglio?

E saranno capaci i Cittadini, quelli senza distintivo di partito, di vincere tutto questo, di non farsi sopraffare dalla consueta apatia, di non lasciare che lo scandalo da cui si sentono ora sconvolti appassisca e impallidisca fino a svanire, per lasciare tutto com’è – per condannarci alla catastrofe?

La Chiave di Volta

Perché questa è la chiave di volta. O i Cittadini scendono in campo, rinnovando i partiti, gli strumenti e gli obbiettivi della Politica e facendole recuperare la maiuscola; o non c’è speranza per nessuno. Nemmeno per i furbetti di un tempo, la cui ignavia, la cui incapacità e la cui vorace ambizione ci hanno condotti fin qui. Tutto crollerà inesorabilmente.

Noi abbiamo fatto il possibile, trovato e rivelato verità sconvolgenti, che hanno infatti sconvolto in primo luogo noi stessi. Un’indagine come mai si era condotta nella storia della Città, e non solo. E un’indagine che ha svelato i retroscena inconfessabili in cui maggioranza e “opposizione” diventano troppo spesso, su temi rilevanti, praticamente la stessa cosa. Un passato che pesa come in certi romanzi di Dostoevskij.

La storia della Ruvoservizi, come la Drosophila nella Genetica, ci aiuta a ricostruire in controluce l’intreccio di cariche e responsabilità incrociate il cui significato politico è impossibile da fraintendere o sottostimare.

Non si tratta necessariamente di immaginare chissà quali scenari nascosti (su quello, se è necessario, indagherà la Magistratura): si tratta semplicemente di prendere atto che da 24 anni a questa parte la Città(come il Paese) è “governata”, maggioranze e “opposizioni”, dalla stessa squadra di nonnetti politici (a prescindere dall’età anagrafica) cresciuti nella logica chiusa di partito ma fin troppo pragmatici nel girarsi le cariche tra loro con perfetta realpolitik stile politburo sovietico.

Una squadra di nonnetti affaticati, appesantiti da trent’anni o più di partito/potere sulle spalle, estremamente a disagio nell’epoca digitale di Internet e della Comunicazione.

Una squadra di vecchie glorie che vaga per il campo e si ferma ogni due passi a prender fiato, mancandole l’aria del ricambio dei cittadini, e che aspetta solo la fine della partita di calcetto per riposarsi mentre tutto intorno infuria il campionato mondiale della globalizzazione, in cui ben altre squadre, con ben altra aggressività, ci impongono di essere competitivi o sparire.

Ora sappiamo per certo che non ci sarà incontro dell’Amministrazione con i Cittadini – che quindi abbiamo chiesto invano per due anni e passa. Che non ci sarà la trasparenza richiesta. Che non cambierà nulla, almeno non per loro iniziativa, nel tranquillo tran tran di inefficienza e di spreco degli ultimi vent’anni e passa.

Ma le ragioni, ora, almeno, ci sono chiare. Sono chiare a tutti.

E la ragione più ragione di tutte è la condivisione di un passato comune, politico e amicale, delle stesse visioni e degli stessi interessi, delle stesse scelte e non di rado delle stesse responsabilità; rapporti troppo stretti, troppo intensi, troppo a lungo – tra politici che ora sono (finalmente) distanti.

Tutti parte della stessa storia. Tutti dalla stessa parte della Storia, sempre più opposta a quella dei Cittadini. Attori dello stesso dramma. Che non possono accusarsi l’un l’altro senza cadere tutti quanti dal palcoscenico.

L’ostinazione a non voler dire pubblicamente le cose come stanno (sulla Ruvoservizi, ma anche sugli espropri, sul Default, sull’ulteriore indebitamento a umma a umma pur di non parlarne – e su tutto il resto) si fonda sulla coscienza di non essere super partes.

La consapevolezza che, se si apre l’armadio degli scheletri, non saranno scheletri di una parte sola.

Noi invece, i Cittadini, quell’armadio vogliamo oggi più che mai spalancarlo. Ne abbiamo più che mai bisogno, per dare inizio a un vero e radicale rinnovamento. Ma questa è un’altra storia.

Cercavamo solo 100.000 euro per fronteggiare l’emergenza straordinaria della povertà. Abbiamo scoperto tutto un sotterraneo brulicante, un inferno di cifre che gridano giustizia.

Abbiamo imparato che nel Bilancio è scritto il codice genetico e il destino di una comunità. E che bisogna controllarlo, custodirlo come una Bibbia laica, discuterlo e vivificarlo con la partecipazione e l’esempio.

Chissà, forse ci ha guidato la mano di Dio. E, in questo caso, speriamo non si stanchi di farlo.

Grazie per averci seguito.

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Commenti

  • RUVO NUOVA (utente non verificato)

    ALLE PROSSIME ELEZIONI IO VOTERO’ ALBRIZIO SINDACO CHE MI AUGURO SI CANDIDI PER IL BENE DI TUTTI I RUVESI. IL PARASSITISMO DEVE FINIRE.

  • cittadino r (utente non verificato)

    Chiedo a coloro che hanno da ridire sulle denuncie fatte, siete ciechi e sordi?. Non vedete in che stato è ridotto il nostro paese, non vi rendete conto di cosa spendiamo a livello comunale, di come vengono eseguiti certi lavori, la realtà è evidente e se oggi vengono messi in evidenza questi problemi dobbiamo ringraziare e no scagliarci contro. A voi politici che di esempio ne date poco, rendetevi conto che i cittadini vogliono vedere realizzati i fatti, dare delle risposte alle domande è importante, capire da dove e perche ci sia spreco di denari è vostro dovere.

  • mario verdino (utente non verificato)

    vedo che non si rinuncia all’opacità e si evita di rispondere alla domanda principale : il dott. Lorusso ha approvato i bilanci o no? la nomina da parte del socio privato può anche essere interpretata come “conflitto di interessi” che ora emerge.

  • mario albrizio (utente non verificato)

    Mi spiace intervenire nuovamente ma a sciocchezze come quelle di quest’altro campione anonimo che si firma “elefante82paparella” (nomen omen) non possono restare impunite. Caro deficiente (nel senso che ti “manca” il coraggio di firmarti e a quanto pare anche quello di informarti): 1. La tua ricostruzione delle scorse elezioni è semplicemente da manicomio. Chi è il tuo pusher? Io non ho fatto nessun gioco, tra nessun partito, e non ho mai aderito al Pd. E credimi, non sono “bravo ad analizzare i bilanci”. Lo sono molto di più ad analizzare e guarire la psiche, specie quella di mentecatti come te. Impara a firmarti, signorina. (Senza offesa per le signorine). E con questo stop. Al prossimo anonimo deficiente rispondo con una querela.

  • Domenico Altamura (utente non verificato)

    Parole “10”, fatti “0”… Come sempre, in quel di Ruvo di Puglia, chi ne paga le conseguenze, è il povero cittadino! Giorno dopo giorno si ritrova con i topi morti per strada, lampioni, panchine e suppellettili danneggiate (vedi sistema semaforico Via A. Moro / Piazza Bovio), strade senza manutenzione da decenni e chi più ne ha, ne metta!!

  • Francesco Siciliani (utente non verificato)

    Conosco perfettamente il tono delle lettere dell’avv. Francesco Biga verso coloro che, per rispetto della trasparenza verso i cittadini e nel rispetto delle leggi, hanno cercato di bloccare la nota metodologia nelle assunzioni della Ruvoservizi. Evidentemente e’ il suo stile. Altrettando bene conosco i metodi da “tre scimmiette” dei vari politici locali, di ogni schieramento, che, per i motivi ben illustrati da Mario, hanno permesso e voluto per tanto tempo tale metodologia.

  • Luigi Franchi (utente non verificato)

    Sono moltissimo deluso dalla seconda nota di mr. Albrizio. ▪Se il mio anonimato è bene accetto a Ruvolive, lo sia anche a lui, come me solo ospite. Non gli consento d’etichettarmi “elettore d’una classe politica incapace”, né di dubitare del mio buonsenso. COME OSA? Chi o cosa gli consente queste disgustose licenze? Chi crede d’essere, s’illumina forse d’immenso? ▪Probabilmente, tutti gli anonimi intervenuti avrebbero fatto meglio ad ignorarlo.

  • mario albrizio (utente non verificato)

    Grazie a Ruvolive a a Ruvodipugliaweb per aver condiviso le mie ricerche. In entrambi i casi, non capisco ancora perché diano così tanto spazio a lettori che NON hanno il coraggio di firmarsi, e che francamente mi sembrano i degni elettori di una classe politica incapace. Detto questo, preciso soltanto, a onore del vero, che: 1. il dottor Gino Lorusso NON è stato nominato da alcun partito politico in Ruvoservizi, ma rappresentava il socio privato Maggialetti, mentre il Comune era rappresentato da Pasquale Leuce e Pina Picciarelli. 2. Mio fratello è stato consigliere comunale dal 1990 al 1995; l’UNICO a fare opposizione. NON avendo MAI avuto potere di assunzione verso chicchessia. La tecnica di tirare in ballo gli innocenti (anzi chi ha provato già da allora a combattere il sistema) per dire che sono colpevoli anche loro” e che quindi nessuno è colpevole – è una tecnica tanto vecchia quanto ormai inefficace. Chi non ha il coraggio di firmarsi abbia almeno il buonsenso di aggiornarsi.

  • elefante82 paparella (utente non verificato)

    Al sig. Albrizio dico che quando, alle scorse elezioni, si poteva cambiare, non ha voluto!ha giocato tra i vari partiti e movimenti e non ha creduto in un progetto di rinnovamento che almeno prevedeva il coinvolgimento dei giovani…alla fine il Sig. Albrizio si è schierato con il PD e mi chiedo perchè non si è candidato Sindaco la volta scorsa.Alla fine caro Albrizio si ha paura di cambiare e di rischiare anche a costo di una sconfitta..i valori e i principi prima di tutto ed è facile puntare il dito…ritengo che se il Sig. Albrizio è cosi bravo ad analizzare le situazioni dall’esterno può fare il consulente del Comune ovviamente senza spese per la collettività dimostrando di tenere così tanto alla città di Ruvo..

  • Luigi Franchi (utente non verificato)

    In conclusione, ovvissimamente, Albright for president. Sveglia, non prendiamoci in giro: quella d’individuare amministratori veramente capaci e disinteressati, è solo utopia! Quando mai abbiamo visto qualcosa di veramente migliore e nuovo, sotto il sole del Belpaese? Ruvo non è altro che una goccia, nel mefitico grande mare italico.

  • cittadinoruvese dop (utente non verificato)

    Si Albrizio Sindaco noo dai meglio giornalista . Cosa facciamo solo perche ha svelato segreti di una Amministrazione e di alcuni politici corrotti vogliamo farlo Sindaco?. Magari lo candidiamo come Papabile dopo Papa Francesco avremo Marius Albritius !

  • giorgio convertitore (utente non verificato)

    Caro Albrizio, hai pienamente ragione, ma in questa città (di cacca) non c’è ufficio pubblico a qualunque livello, che lavori per senso del dovere….. Ovunque vai se non conosci l’amico sei bello e fritto!!!!!! Voglio dire purtroppo che i politici di Ruvo sono le persone di Ruvo (e questa è la frecatura peggiore).. QUI BISOGNEREBBE AZZERARE TUTTO E RIPARTIRE SOLO DAI GIOVANI (FORSE)!!!! SINCERAMENTE CAVALLI DI RAZZA NON SE NE VEDONO!!!!!!

  • la verita fa male (utente non verificato)

    caro Albrizio anche tuo fratello sta’ tra questi :Assunzioni elettorali a gogo, a chiamata diretta, per clientes, amici, amici degli amici, parenti, commare, figli, nipoti, portatori di voti e chi più ne ha. Insomma, il peggio del peggio. La parte ignobilmente parassitaria dei “figli di”, e la parte più debole e ricattabile della società, che così, per poter sopravvivere, dovrà in eterno essere schiava di qualcuno che gli ha “dato” il posto (in realtà mettendolo a carico della collettività) e dovrà dirgli grazie. Cioè essergli per sempre sottomesso. che ora si trova nel veneto ?

  • ROBERTO PELLEGRINI (utente non verificato)

    Complimenti, ecco cosa significa fare “Giornalismo”: la ricerca della Verità specie quando produce inimicizie e fastidi, la Verità prima di ogni altra cosa. Direi che sono state messe a nudo tante meschinità ed ingiustizie che hanno contraddistinto Ruvo negli ultimi 30 anni: modelli operativi dissennati e privi di Rispetto per la Comunità, danneggiando Cittadini e Soci di un sistema in cui la gente onesta ha pagato ed i fatui furbetti hanno incassato. Quando con un paio di amici fondammo un Movimento decidemmo che senz’altro il nome doveva includere la parola Rinnovamento: forse eravamo in anticipo ma avevamo ragione, perchè senza Rinnovamento nulla potrà mai cambiare.

  • mario verdino (utente non verificato)

    ma nel periodo 2001 – 2004 il dott. Lorusso ha approvato i bilanci della ruvo servizi o la sua obiezione emerge dai verbali o dallo stesso bilancio? sarebbe interessante saperlo! e inoltre come è stato nominato? da chi? in quota di quale parte politica? se è stato nominato per merito allora cade il tanto sbandierato clientelismo.

  • Rocco Raffaele (utente non verificato)

    A mio avviso l’articolo contiene delle inesattezze con riferimento a “La questione dell’IVA”. 1) Ai fini fiscali non esiste una definizione di organismo di diritto pubblico; 2) L’Agenzia delle Entrate, nei vari documenti di prassi emanati sul punto (ne cito solo uno: Risoluzione n. 37/E del 08/03/2007) ha sempre qualificato tali soggetti come soggetti passivi di imposta, con la conseguenza che i corrispettivi da esse percepiti sono da assoggettare a IVA, non potendosi applicare ad essi l’esclusione soggettiva prevista dall’art. 4 del DPR 633/72. La definizione di organismo di diritto pubblico che si può ricavare dalla normativa sugli appalti pubblici, sempre secondo l’Agenzia, non è applicabile alle questioni tributarie; 3) Ruvoservizi non doveva fatturare al cliente finale poiché il rapporto giuridico della società in house è solo e soltanto con l’ente pubblico che la controlla. Vale in proposito quanto stabilito dall’art. 23-bis c. 3 del D.L. 112/2008 conv. L. 133/2008.