Lunedì dell’Angelo: un ricordo di primavera a Calentano

Vittoria Laura Leone

​Anche quest’anno sarebbe stato piacevole perdersi in interminabili passeggiate sul calar del sole, sentire sulla pelle la brezza carezzevole del vento, ma il Covid-19 ha sospeso tutto…

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A circa otto chilometri da Ruvo si erge solitaria la chiesetta medievale di Santa Maria di Calentano, depositaria di un raffinatissimo simulacro in cartapesta raffigurante l’arcangelo Gabriele che annuncia alla Madonna il concepimento verginale di Gesù. L’opera, portata in processione tra campi verdeggianti il lunedì di Pasquetta, si allontana da un significato meramente oggettivo legato alla natività del Cristo, assumendone uno nuovo spiccatamente ideologico: la rivelazione della resurrezione di Cristo alle tre Marie (la Madonna, Maria Maddalena e Maria di Cleofa) da parte dell’arcangelo. In effetti i vangeli sinottici, malgrado qualche marginale variazione, raccontano che la domenica mattina le donne si recarono al sepolcro di Cristo che trovarono aperto e vuoto. Perciò un inviato di Dio venne in loro aiuto comunicando che Gesù, il Nazareno, era risorto.

Da sempre il corteo processionale vede la partecipazione calorosa di un numero non trascurabile di ruvesi, i quali accorrono dal paese per concludere in bellezza i riti pasquali e per trascorrere qualche ora in tutta tranquillità.

Anche quest’anno sarebbe stato piacevole perdersi in interminabili passeggiate sul calar del sole, sentire sulla pelle la brezza carezzevole del vento, ammirare l’estasi della primavera sui rami di mandorlo o di pesco in fiore, ma – ahimè- non tutto va come si desidera. In giorni di catarsi e palingenesi come questi, può esservi di ispirazione la lettura della poesia di Ada Negri che celebra la Pasqua per il miracolo e per la rinascita della natura.

E con un ramo di mandorlo in fiore,

a le finestre batto e dico: «Aprite!

Cristo è risorto e germinan le vite

nuove e ritorna con l’aprill’amore

Amatevi tra voi pei dolci e belli

sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,

uomini della penna e della guerra,

uomini della vanga e dei martelli.

Aprite i cuori. In essi irrompa intera

di questo dì l’eterna giovinezza ».

lo passo e canto che la vita è bellezza.

Passa e canta con me la primavera.

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