Lost Tapes, Livio Minafra presenta Mimì Laganara

Sarà ospite questa sera, alle 19, in via Martiri delle Foibe 10. Medico e fisarmonicista di Bisceglie, fondò una Big Band di cui fecero parte i ruvesi Enzo Lorusso, Filippo Pellicani e Menghino Saulle
Questa sera, alle 19, nei laboratori de La Capagrossa Coworking, in via Martiri delle Foibe 10, il polistrumentista Livio Minafra parlerà di Domenico Mimì Laganara, importante figura del jazz e vivace 92enne.
Laganara, che sarà presente, è uno dei protagonisti di “Lost Tapes“, il progetto di ricerca condotta da Minafra.
L’evento rientra nella programmazione “Rinascénze” a cura del Comune di Ruvo di Puglia.
Il progetto sarà presentato anche l’11 settembre, a Bisceglie, alle Vecchie Segherie Mastrototaro, alle 19.30.
Nato a Bisceglie il 13 ottobre 1928, ma originario di Candela (Foggia), dopo alcuni anni al violino, Laganara ripiegò sulla fisarmonica con l’allora maestro barese Vavalle. Ma è il 1944 a segnare per lui, allora sedicenne, una svolta decisiva. Gli americani infatti, assieme agli inglesi, quell’anno misero su a Bisceglie un’orchestra da ballo jazz, completandola con alcuni musicisti locali tra cui Laganara alla fisarmonica. Quest’esperienza, più l’acquisto di numerosi V-Disc direttamente dai soldati americani per 50-100 lire, lo convinsero negli anni a seguire a formare una vera e propria Big Band che inizialmente prese il nome di Ragazzi Matti o Crazy Band, perché a Bisceglie c’era un noto manicomio.
Nacque poi nel 1949 la “Mimì Laganara e la sua Orchestra”.
Gli arrangiamenti, sia preesistenti che originali, erano interamente rivisti e curati da Laganara il quale, tra un esame e l’altro di Medicina, stendeva fitte partiture. Medico in una Casa di Riposo gestita da suore, fu messo di fronte alla decisione di scegliere quale strada seguire poiché le suore e i religiosi dell’epoca ritenevano peccaminoso e indecoroso suonare musica da ballo. Mimì, preso da un impeto di rabbia, lasciò tutto, così l’ascesa di una stella si tramutò in passaggio di una cometa il cui bagliore è per fortuna ancora scintillante grazie ad alcune registrazioni effettuate in quegli anni. Dopo il suo stop, nel 1953, ritroveremo Laganara episodicamente nel 1975 in “Bisceglie Gershwin”, in compagnia del pianista Sante Palumbo, in un gustoso 45 giri ancora reperibile; per il resto Laganara è stato Primario di Medicina Generale e Malattie Infettive nell‘Ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie, dove oggi vive.
Un fine compositore-arrangiatore sulla scia di Kramer, Barzizza, Petralia od Angelini nonché un organizzato band-leader, un solista di pregio alla stregua di un Peppino Principe o di un Pino Di Modugno. La Big Band è d’impatto, con un bellissimo tiro, e annovera solisti-improvvisatori di Ruvo di Puglia come l’eccelso Enzo Lorusso al sax contralto e clarinetto, il focoso Filippo Pellicani al sax tenore e Menghino Saulle, in qualità di prima tromba. Le registrazioni, effettuate quasi per caso dal biscegliese Peppino Valls con un filofono e ora opportunamente restaurate a più mani da Tommy Cavalieri, Martino Tempesta e Gianluca Caterina, fanno rivivere quel periodo, quella freschezza e quell’entusiasmo post-bellico unico nel suo genere. Da sottolineare la presenza di un allora giovanissimo chitarrista, Peppino Rana, padre del pianista Enzo Rana e nonno delle virtuose soliste classiche Ludovica e Beatrice Rana. Il repertorio spaziava dai classici americani come Duke Ellington, Woody Herman o Glenn Miller, che sarà possibile ascoltare nel volume dedicato a Filippo Pellicani e Menghino Saulle, ai nostrani Francesco Ferrari, Angelo Giacomazzi, Tullio Mobiglia, Guido Cergoli e lo stesso Laganara.
Minafra ha privilegiato, nella scelta delle produzioni di Laganara, il repertorio italiano poiché oggi ingiustamente bistrattato. Nel caso di Trombone Sentimentale (Cergoli), Senza Tregua e Negri a Zonzo (Giacomazzi), Aranciata (Ferrari), oltre ai tre brani di Laganara, si tratta delle prime incisioni al mondo. A completare chicche come Acromegaly in solo, dello stesso Laganara, Valzer in Blu in duo con l’allora sindaco di Bisceglie, Matteo Dell’Olio, sempre di propria composizione con parole di Dell’Olio e la song americana Candy (Kramer-David-Whitney), in una versione che trascende lo scorrere del tempo poiché il fisarmonicista la registrò nel 1955, ma la ritmica è stata sovraincisa da Antonio Ninni (batteria), Fabio Lopez (contrabbasso) e Nico Triggiani (chitarra elettrica Hondo) nel 2020, come in un ideale abbraccio e ricongiungimento temporale.
Il progetto firmato da Minafra nasce da un’idea del 2017, in seno al lavoro condotto per “Iazz Bann – Storie dimenticate di jazzisti che girarono il mondo” di cui è promotore lo stesso professore del Conservatorio. A ispirarlo la voglia di portare sotto i riflettori una classe di sassofonisti jazz di Ruvo di Puglia. Una ricerca che ha portato Livio Minafra a raccogliere video, foto, audio, interviste a protagonisti, sopravvissuti, eredi e persone vicine a questo mondo che fu al fine di realizzarne un docufilm, con la regia di Salvatore Magrone e Lorenzo Zitoli.
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