“Look at me”, il coraggio di guardarsi attraverso un autoritratto

La Redazione

Quello proposto dall’associazione culturale Ruvo 2.0 in collaborazione con la Clitorosso art gallery non è un semplice corso di pittura per bambini, ma ha l’obiettivo di valorizzare le diversità

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L’associazione culturale sociale Ruvo 2.0 Ing. Salvatore Barile, con il Patrocinio morale del Comune di Ruvo di Puglia e in collaborazione con la Clitorosso art gallery, organizza il laboratorio d’arte “Look at me: Apologia di un selfie”, rivolto a bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni.

Il progetto, nato da un’idea di Daniela Raffaele (Clitorosso), non è da ritenersi un semplice corso di pittura, ma si prefigge – attraverso l’analisi prima e la sperimentazione poi – di aumentare processi di autostima, accettazione del sé, consapevolezza e coscienza critica tali da valutare in maniera positiva qualunque diversità (fisica e non), considerandola come fattore di grande valore e segno distintivo, e riuscire a trasmettere e lasciare al mondo una degna traccia del proprio essere, ognuno con le proprie caratteristiche.

Inoltre, si vuole riportare l’autoritratto a una visione contemporanea, ma soprattutto di rivalsa su ciò che oggi viene descritto come un fenomeno sempre più frequente e dilagante tra i giovanissimi, appunto il selfie. “Guardami” è la richiesta trasmessa da quella che definiamo l’evoluzione dell’autoritratto o selfportrait. “Guardati”, al contrario, è il messaggio che questo progetto artistico vuole veicolare, ovvero la capacità di osservare attentamente il proprio “Essere” attraverso il volto e poi seguendo dei punti precisi, descriverne le caratteristiche dandone infine una visione artistica prettamente personalizzata e unica nel suo genere, proprio come un ‘opera d’arte.

­«L’autoscatto postato sui social media può essere immediatamente condiviso e giudicato. Inizialmente sono stati i teenager a popolare i social network con le loro “duck face”; oggi uomini e donne di differente età ed estrazione socio-culturale pare siano stati sedotti dalla moda-mania del momento – scrive la psicologa e psicoterapeuta Liliana Bellavia -. La dimensione mondiale assunta dal fenomeno ha determinato una serie di riflessioni, di studi e di ricerche tese a indagare gli aspetti sociologici, psicologici e di costume della cultura del selfie. In realtà,comprendendo benissimo che lo scopo originario, che era quello di divertire o stupire, è andato ben oltre, tanto da parlare di rischio psicopatologico e di sindrome da selfie o selfitis . Si tratta di una nuova psicopatologia correlabile ai più noti disturbi della condotta e/o della personalità: disturbo narcisistico, nevrosi ossessivo-compulsive, depressioni. Tutto ciò deve far riflettere e indurre a tenere alta l’attenzione verso un fenomeno che apparentemente innocuo potrebbe riservare pericolose trappole per i soggetti più insicuri e deboli».

Per questo, attraverso il linguaggio visivo, si cercherà di tornare a dare la giusta dimensione a ciò che per secoli ha ispirato molti artisti, consentendo loro di lasciare una testimonianza della propria immagine, ben diversa e sicuramente più profonda di quella di un selfie postato ai giorni nostri. L’autoritratto infatti, affascinante e intrigante rappresentazione del sé, troneggia imperante nell’arte. Ne esistono molti, differenti per stili e concetti, e in esso si rappresentano non solo i tratti somatici dell’artista ma anche la sua personalità, le sue emozioni, i suoi sogni, nonché la parte più misteriosa e nascosta di ogni essere umano.

«Noi però vogliamo andare oltre – dice Daniela Raffaele -: dare anche importanza, attraverso un’analisi del proprio viso, ai “segni particolari”, alle imperfezioni, ai cosiddetti difetti, che diventeranno dei segni di distinzione e unicità e potranno non necessariamente limitarsi all’aspetto fisico, ma includere qualunque “diversità o particolarità” l’individuo voglia comunicare. In questo modo il bambino non solo acquisisce capacità di accettazione delle proprie caratteristiche, ma comprende anche che questi segni particolari non sono delle limitazioni, bensì dei veri e validi punti di forza».

Il progetto, realizzato in collaborazione con le artiste Angela Catalano e Fidelia Catalano, i maestri Gianni Todisco e Anna De Astis, la psicologa e psicoterapeuta Liliana Bellavia e Carla Pellicani, prevede otto ore di laboratorio, che si terranno nella sede di Ruvo 2.0 in corso Gramsci 26. Esse saranno distribuite in quattro sabati mattina dalle 10 alle 12 dal 9 al 30 giugno. Al termine è prevista una mostra degli autoritratti nella Clitorosso art gallery di piazza Felice Cavallotti 25.

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