Livio Minafra, da Umbria Jazz al Kilowatt Festival di Sansepolcro

A una settimana dalla presentazione del libro “Jazz europeo” a UJ, questo pomeriggio, a San Sepolcro, nell’ambito del Kilowatt Festival, il polistrumentista Livio Minafra e il danzatore Giorgio Rossi daranno vita ad “Agata”

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Questo pomeriggio, a Sansepolcro, nell’ambito del Kilowatt Festival, il polistrumentista Livio Minafra e il danzatore Giorgio Rossi daranno vita ad Agata.

Prodotto da Sosta Palmizi, col sostegno dell’Associazione culturale per la diffusione della danza New butoh, Agata è una performance interpretata da Giorgio Rossi su sue coreografie, con le musiche dal vivo di Minafra.  «Una dimensione fatta di bagliori cristallini, note sfavillanti e risonanze libere» spiegano. «Una performance molto vivida e imprevedibile – confida Minafra, sottolineando la forte intesa artistica con Rossi.

Agata è preceduta da Rapsodie, restituzione del laboratorio residenziale con venti danzatori e quattro musicisti coordinati da Minafra e Rossi.

Un appuntamento importante questo per Minafra musicista che si lega a un altro vissuto, questa volta, da Minafra scrittore.  Lo scorso 14 luglio, infatti,  a Perugia Livio Minafra e il giornalista Ugo Sbisà, su invito degli organizzatori di Umbria Jazz,  hanno presentato il libro Jazz Europeo, non di solo passaporto. Una presentazione inserita in cartellone prima del concerti di Franco D’Andrea, Kurt Rosenwinkel, Funk Off e Ray Gelato.

«È stato molto emozionante partecipare a Umbria Jazz, luogo simbolo del jazz americano – spiega Minafra -nonché motivo di orgoglio perché siamo stati invitati a parlare di un libro che verte esclusivamente sul jazz europeo. Di questo siamo grati agli organizzatori di Umbria Jazz perché, per quanto mi riguarda, questo invito significa che sono stato accolto per quello che sono, per la mia concezione di musica, di arte: ma è il bello della “democrazia” di tutto l’universo jazz. Nel libro, poi, parliamo di 80 autori, cinque dei quali hanno suonato qui».

Il libro che accoglienza ha ricevuto?
«Devo dire  che è stato oggetto di molta curiosità, perché appunto parla del jazz europeo, in antitesi al jazz di gusto americano.  Il jazz europeo ha forti radici nel passato a cui deve molto (pensiamo a Dixieland) ma al contempo è capace di creare nuovi linguaggi o innovare quelli esistenti. Per citare Enzo Capua, giornalista e consulente artistico di Umbria Jazz, che ha intervistato me e Ugo, il nostro libro mancava nella biblioteca di musicisti e cultori di musica jazz. “Il Jazz Europeo non è una costola del Jazz americano – ha detto Capua- ma ha ormai un territorio sonoro e una luce propria”».

Minafra e Sbisà hanno così parlato del fenomeno del jazz europeo fin dai tempi di Django e Gorni Kramer per passare a Martial Solal, Michel Portal, Alex von Schlippenbach, Gianluigi Trovesi, Pino Minafra e altri. «Musicisti che hanno amato e studiato il jazz americano, si sono impossessati del suo linguaggio e lo hanno trasformato in qualcosa di autoctono inserendo elementi di musica accademica o folk nostrana e inventando, per esempio il jazz flamenco di Pietro Itturalde, o il Jazz sovietico, di Misha Alperin o il Jazz dodecafonico di Giorgio Gaslini» prosegue Minafra.

Il libro è edito per i Quaderni di Digressione,  casa editrice fondata da don Gino Samarelli, scomparso a 69 anni, l’8 giugno scorso.

«Samarelli è stato essenziale per noi – confida, commosso, Livio -. Un sacerdote atipico, mecenate, convinto che l’arte salvi lo spirito. Si autotassava pur di dare voce ad autori poco conosciuti, e ha spinto altri a migliorarsi, perché l’anima si nutre non solo di cibo».

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