L’imperfezione che porta alla felicità

Francesca Elicio

Uno sguardo critico e attento sulla tematica, analizzata in molteplici campi della scienza e della vita, grazie al commento puntuale di numerosi esperti

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L’imperfezione come primo passo per un’aspirazione al miglioramento di sé. E’ stato questo il succo dell’incontro che si è tenuto ieri sera a palazzo Caputi, che si è posto come prosieguo di “In-perfectione”, l’estemporanea d’arte protagonista lo scorso luglio nella Pinacoteca comunale.

Ma cosa sono davvero la perfezione e la sua corrispettiva idi conseguenza l’mperfezione? La tematica è stata affrontata sotto molteplici sfaccettature e punti di vista, aiutati dalle relazioni di tecnici del settore.

E’ così che Liliana Bellavia, Rocco Berloco, Caterina Campanale, Linda Colaprice, Maria Teresa Foscolo, Gian Pio Sorice e Onofrio Caputi Iambrenghi, rispettivamente psicoterapeuta, medico olistico, pediatra, medico estetico, archeologa, endocrinologo e chirurgo, hanno apportato i loro saperi in merito, dando diverse teorie a riguardo.

«La bellezza è qualcosa di cui abbiamo bisogno, importante e mutevole, che cambia nel tempo e nello spazio. E’ soggettiva e si rifà a uno stato di benessere», ha introdotto la dottoressa Bellavia. E subito è partito un excursus storico su come la bellezza ha governato i diversi periodi dell’uomo, sostenendo come oggi manchi un senso di equilibrio e stabilità negli adulti e soprattutto è assente uno sguardo contemporaneo sull’argomento.

Uno sguardo critico è stato poi rivolto ai media, i quali rappresentano un vettore ricco di possibilità, ma che porta al rischio di una ricerca ossessiva di nuove immagini che ci portano a osservare in modo ingigantito i piccoli difetti e le imperfezioni. «Gli strumenti di comunicazione di massa influenzano i canoni; per anni la cultura ha determinato la tradizione, facendo passare tutto ciò che accade come qualcosa di normale», ha confermato il dottor Berloco.

Ma i bambini che ruolo giocano in questa contrapposizione tra perfezione e imperfezione? Essi vivono in una realtà circolare, estranea a ciò, che li porta a vivere nell’ovunque. Crescendo, vengono iniettate in loro le paure dell’adulto, che li porta a vivere nell’altrove. L’imperfezione è un concetto relativo, che rappresenta un’evoluzione dell’animo ed è un punto da cui partire.

Sono stati analizzati poi gli aspetti del corpo ritenuti “perfetti”, le giuste misure che rendono l’uomo senza difetti. Ma il canone di bellezza “pronta e immediata” subisce spesso delle deformazioni.

Non tutto il perfetto però è necessario. Scienze come l’archeologia si servono proprio di quei reperti che per gli antichi erano considerati imperfetti, ma che in realtà hanno salvato la memoria per comprendere a pieno ogni tipo di civiltà.

«E’ un errore accostare l’imperfezione alla malattia», ha affermato Onofrio Caputi Iambrenghi. «La perfezione è noiosa, dall’imperfezione entra la luce. Va ricordato che non tutte le imperfezioni sono patologiche, non tutte portano le malattie. Le imperfezioni ci rendono unici e ci incuriosiscono. Sono stati i grandi errori che hanno permesso di andare avanti nella ricerca scientifica».

«Amo l’imperfezione, perché pur essendo imperfetta io sono felice», ha concluso l’organizzatrice della serata, la pittrice Daniela Raffaele, in arte ClitoRosso.

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