Lettera di un ex liceale all’amato prof. Lovino Elicio

Nico Andriani

Pubblichiamo le semplici e intense parole di un ex alunno del Liceo Tedone che, insieme a tantissimi altri, non dimenticherà mai il suo “caro professore”

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un ex studente del prof. Lovino che, con parole semplici e cariche di puri sentimenti, ha scelto di dare il suo arrivederci a quello che definisce “professore, padre e amico”.

Le notizie corrono sempre veloci in un piccolo paese di provincia mentre la vita ci rincorre e ci impone le sue scelte e le sue decisioni, insindacabili e spesso, troppo spesso, ingiuste e irrispettose.

Come quelle di vedere spegnersi una giovane vita dedicata agli altri, a cominciare dai tanti ragazzi che si apprestano a varcare quella difficile soglia tra adolescenza ed età adulta e farlo con umiltà e onestà intellettuale, stanco di vedere i giovani “trasmigrare” su Corso Cavour e dare loro la possibilità di far sentire il proprio ruggito.

E ancora una volta un ragazzo resta in disparte a guardare gli eventi trascorrere e sentirsi sempre più piccolo di fronte alla vita e più che mai impotente di fronte alla morte, perdendo l’occasione di un ultimo saluto, un ultimo sguardo o sorriso, almeno un arrivederci.

Un’opera continua e costante che negli ultimi anni si è articolata tra le mura del Liceo Scientifico “Tedone”, tra quel teatro scolastico all’interno dell’Istituto e capace di insegnare a vivere, “per uscire dall’inedia di alcune ore della giornata, rendersi utili e allargare i propri orizzonti”, e in ultimo l’elezione al Consiglio Comunale per contribuire a rifondare la cultura a Ruvo, all’interno di quel progetto di partito volto a far rientrare la forza giovanile come protagonista della vita cittadina rispettandone l’intelligenza.

Ma può arrivare un’estate che si porta dietro le illogicità della vita, le vere guerre, quelle che ci vedono partire come soldati e, che come in ogni guerra, non trovano mai un vincitore e ci lasciano sbattere al vento come esili giunchi con l’aiuto di un semplice amen, quando dentro di noi rabbiosamente proviamo a cercare un senso logico ad un disegno che ci pare insensato e che non ci lasci passivamente approdare in una prospettiva metafisica negando il nostro stesso essere uomini, essere pensanti e dignitosi.

Nel frattempo, il tempo scorre ottusamente e inutilmente con un mondo che continua a battersi per decidere con la violenza quale religione possa prevalere sull’altra, mentre lasci una famiglia affettuosa, così come tanti ragazzi che si sentono più soli senza qualcuno di così importante da riuscire ad essere considerato un padre, perché tale è colui che ti insegna a vivere, ad affrontare le sfide della vita e crescere.

Forse basterà tutta la gente che accorrerà per l’ultimo saluto per dimostrarti tutto il bene provato e la tristezza di svegliarsi e sentirsi soli, perché non c’era bisogno di perderti per capire quanto fossi speciale per noi.
Sarà facile e commovente parlare di cattedre tra cieli ed angeli ma io voglio ricordarti in quella classe, tra i nostri banchi, per 5 anni, oppure in tutti questi altri anni, incontrandoci, parlando, scherzando, continuando ad essere un maestro fuori dai banchi di scuola.

Magari una canzone condenserà i ricordi e mi farà capire che solo i migliori ci lasciano troppo presto e che niente di tutto quello che c’è stato, così come niente di tutto ciò che viviamo, è insignificante.

Ci resta il tuo sorriso amorevolmente beffardo accompagnato al nostro immenso Grazie, perché come forse hai ragione tu, “ci preoccupiamo di tante cose inutili” e come spesso ci stiamo ripetendo, sembra ancora tutto uno scherzo, perché avremmo bisogno ancora di chiederti quale sia il senso di tutto questo, dopo che in silenzio è calato il sipario della pièce più tragicomica che possa mai essere scritta che è la vita e provare ad affrontarla con un sorriso.

Allora sarà strano ma bello continuare a sentirti nelle cose che ho imparato e che trasferirò nella mia vita, così come stranamente solo ora per la prima volta in otto anni ho il coraggio di darti del tu anche se non riesco ancora a dirti quanto mi mancherai.

Allora arrivederci professore, amico, padre, e grazie.
Nico Andriani (5^D 2002/03)

“Esseri come loro sono morti: per questo. Moriamo con maggior rassegnazione. Ma vissero: per noi questo è certezza Dell’immortalità”.
(Emily Dickinson)

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