Leggere il paesaggio per conoscere la storia: le “Quite” di Ruvo

Oltre le contrade Modesti e Jazzo Rosso, ci si imbatte in una porzione di territorio che quasi pare disegnata col righello, metaforicamente parlando

Felice Miscioscia per Murgia a Pedali
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“ ‘Paesaggio’ designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.

Le parole utilizzate per definire il “paesaggio” dalla Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000) non fanno che da corollario a quanto appare già evidente dalla visione di un determinato panorama. In un territorio come il nostro, dove le interrelazioni di cui sopra, dove la collaborazione tra uomo e natura affonda le sue radici in una tradizione ultramillenaria, ciò si manifesta in maniera ancora più visibile. Ecco perché, a volte, basta fermarsi a osservare, con lentezza, un determinato paesaggio per leggerlo ed interpretarlo e per carpire molteplici informazioni storiche.

Perdonerete il preambolo, propedeutico a descrivere la parte di Murgia protagonista di questo racconto. Pedalando in agro di Ruvo di Puglia, sulle alture murgiane oltre le contrade Modesti e Jazzo Rosso, ci si imbatte in una porzione di territorio che quasi pare disegnata col righello, metaforicamente parlando. La steppa murgiana viene così addolcita dalla geometria dei muretti a secco, una lunga serie di rettangoli, che suddividono il territorio nelle cosiddette “quite” (o quote). Purtroppo le foto dal basso non rendono giustizia, ma le immagini satellitari e la cartografia storica sono molto più efficaci.

Si tratta di una particolare quotizzazione del demanio in lotti di uguali dimensioni, attuata a partire dal XIX secolo, dopo l’abolizione della feudalità del 1806, per assegnare la terra a gente disagiata o nullatenente. Ogni rettangolo era, appunto, delimitato da muretti a secco e dotato di un trullo o di un pagliaro, come riparo per i contadini, e vi si accedeva attraverso antiche vie dette “carrari”. Un paesaggio molto suggestivo, in una zona impervia che però doveva essere abbastanza ricca di acqua, come testimoniano i toponimi viciniori: Lago Cupo, Lago comunale, Canale del Pidocchio.

Proprio su quest’ultimo canale, che poi confluisce nella Lama Ferratella, sorge un piccolo gioiellino di architettura rurale, un raro ponte interamente in pietra, oggi parzialmente diruto, che permette il transito sul carraro principale ed arricchisce un panorama tutto da scoprire.

Il paesaggio ha tanto da insegnare sulla storia di un territorio. Mettersi in silenzio ad osservarlo, ogni tanto, fa bene. Piccolo consiglio.

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