Leggere Gomorra per mettere in discussione la Giustizia e la Legalità nel nostro Paese

Avere tredici anni significa voler cambiare il mondo. E allora tredici anni diventa l’età giusta per leggere Gomorra, e le brutture descritte, il linguaggio duro e forte, le scene cruente diventano
Il 10 dicembre, giorno del 60° anniversario della dichiarazione dei diritti dell’uomo, a Ruvo di Puglia, presso il convento dei Domenicani, le terze della scuola media “Cotugno”, gli insegnati, la preside, gli assessori della nostra città, hanno partecipato ad un evento unico a Ruvo. La lettura integrale di Gomorra. La parola di Roberto Saviano, è passata attraverso la voce della Preside Angela Maria Mangini, che ha dato inizio a questa marcia contro il tempo. Sette ore di lettura. Dalle 10 e mezza alle 12 e mezza. E dalle 16 e 30 fino alle 20 e 30. La tensione dei ragazzi emozionati dalla situazione, si poteva sentire attraverso il lieve brusio, e attraverso la voce leggermente roca e tremante di chi iniziava a leggere. Non sono state solo quelle adolescenti, le voci che hanno interpretato il pensiero dello scrittore ventinovenne. L’assessore alla solidarietà sociale e alle politiche giovanili Irene Turturo, l’assessore alla comunicazione e allo sport Nico Curci, l’assessore alla cultura Domenico Scarongella, l’assessore all’urbanistica Biagio Mastrorilli, l’assessore alle attività produttive Salvatore Lovino, nonché l’assessore regionale alla legalità Guglielmo Minervini e poi molti genitori, la dott. Girasoli e Pia Olivieri hanno partecipato all’evento. Com’era prevedibile l’affluenza nel pomeriggio è stata più numerosa. L’attenzione non è venuta meno, in alcun caso.
Non è una cosa inedita questa. A Bologna e a Savona, per citarne alcune, hanno organizzato giornate intere, con lettura in piazza. Ma non siamo a Bologna, né a Savona. Siamo in Puglia, in un paese di 30.000 abitanti circa. In una Puglia martoriata dalla malavita, una Puglia che viene tirata in ballo spesso nella Gomorra di Saviano. Ma è una città della Puglia, questa, che risponde bene agli stimoli. Il pomeriggio di questo freddo 10 dicembre, vede protagonisti tantissimi adulti, e adolescenti. Che non sono quelli “costretti” a leggere Gomorra, ma sono ragazzi delle scuole superiori, che di loro sponte si sono presentati alla lettura, interessati e partecipativi.
Quando la scuola si muove in iniziative come questa, dove si discutono i principi assoluti dei diritti dell’uomo, le istituzioni hanno il dovere di essere presenti poiché questo è l’unico apporto che si può dare al nostro sistema educativo ha dichiarato l’assessore Guglielmo Minervini
Gomorra non è un libro facile. Questo si intuisce sin dal titolo. E i ragazzi, oggi, probabilmente sono poco amanti della lettura. Nonostante ciò la scuola Cotugno, capeggiata dalla professoressa Andriani, dalla preside e da tutto il corpo docenti ha vinto una grossa e difficile sfida. La lettura si è prolungata oltre le nove. Questa giornata non è un episodio isolato. Non avrebbe avuto senso. Rientra invece in un progetto sulla legalità. C’è chi ha lasciato le proprie impressioni su dei fogli di carta, che verranno esposti il 22 dicembre, presso la medesima scuola. Il percorso è difficile e lungo. Ma è un’altra via (preventiva) per combattere il bullismo. Avere tredici anni significa avere ancora la capacità di sognare, e di credere che un altro mondo è possibile. Avere tredici anni significa voler cambiare il mondo. E allora tredici anni diventa l’età giusta per leggere Gomorra, e le brutture descritte, il linguaggio duro e forte, le scene cruente diventano essenzialmente il male da rifuggire.
Leggere Gomorra. Perché? Per educare i ragazzi(e non solo) ad una coscienza critica. Per far capire loro quanto poco marcata sia la linea tra legalità e illegalità e come sia facile equivocare il giusto con l’errato. Per far capire loro che non avere diritto di esprimere la propria opinione, nel 2008, è una cosa grave. Che l’omertà non serve e che in realtà a due passi da noi c’è chi vive in cattività e che esistono tanti tipi di prigioni e che ciò che non si vede è quello che dobbiamo temere maggiormente. Per far comprendere loro quanto è difficile nel Meridione mantenere un cuore puro e una coscienza pulita pur essendo (ancora) ragazzi di tredici anni. E per insinuare una domanda in tutti gli adulti in sala: quando abbiamo deciso di deporre le armi e di impegnarci affinché la giustizia prevalga?
Commenti
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E’assordante il silenzio su una così ben fatta iniziativa.
Del resto nella nostra città si pensa alle luminarie di natale e non al rispetto delle regole che in realtà vengono eluse 24 ore su 24 da parte di tutti.
Un genitore dei ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione.
Grazie di Cuore Sig.ra Preside








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