Le suggestioni del Sabato Santo

Oggi, Sabato Santo, il corteo processionale della Pietà non si snoderà dalla chiesa del Purgatorio per percorrere le vie di Ruvo di Puglia. Ai balconi, però, lini bianchi e lumini per accarezzarla
Da Michelangelo a Raffaello, da Tiziano a Van Gogh… sono tanti gli artisti che nel corso dei secoli hanno coltivato la passione per il sacro, estrapolandone il concetto di Pietà.
Questa parola nella cultura romana soleva indicare il sentimento di devozione che il cittadino aveva nei confronti degli dei, della famiglia e della patria. Con l’avvento del Cristianesimo il termine passa poi a descrivere l’atteggiamento di gratitudine del fedele per l’amore ricevuto da Dio. È da qui che si sviluppa il tema biblico della Pietà diffuso nelle arti figurative, in particolar modo nella scultura e nella pittura.
L’iconica rappresentazione di Maria che sorregge il corpo esanime di Cristo, suo figlio, dopo la sua passione e deposizione, ha da sempre una significato simbolico nell’immaginario collettivo dei ruvesi, poiché suggella la fine di una settimana trascorsa in preghiera e in meditazione e l’appropinquarsi della gioiosa domenica di Pasqua.
Ubicato nella prima nicchia della chiesa del Purgatorio, il gruppo statuario tardo ottocentesco de La Pietà compendia gli ideali michelangioleschi di perfezione e di bellezza che solo l’autore, Giuseppe Manzo, ha saputo magistralmente conferire all’intero complesso. La struttura piramidale dell’opera trova il suo apice nella testa della Madonna, cinta da una corona di stelle che incornicia il pallido viso. I suoi occhi riversi al cielo richiamano l’attenzione di Dio, schivo alla richiesta di aiuto della Vergine; un pugnale le trafigge il petto e le sue braccia sono dolcemente adagiate sulle membra sanguinanti di Cristo. La scena è evidenziata dal bagliore dei lumini in ottone riccamente addobbati di fiori, glicine o bianchi, e ben imperniati sul basamento ligneo.
Fino al 1957 il corteo processionale aveva inizio alle prime luci dell’alba e si svolgeva nell’arco dell’intera mattinata. Dall’anno successivo ai nostri giorni la cerimonia prende avvio in pieno pomeriggio e si protrae nella tarda serata, quando, di lì a poco, comincerà la Veglia pasquale.
Suoni mesti e solenni corroborano un’atmosfera divenuta man mano struggente: l’eco lontana di un rullo di tamburi e un ensemble di tromboni e clarinetti diffondono il ritmo delle più note marce funebri, tra le quali ricordiamo “Pianto dell’orfano”, l’ “Inno alla Pietà” e “Sabato Santo” rispettivamente dei maestri Amenduni, Cantatore e Lamanna. Più da vicino si ode il rumore dei piedi nudi femminili che solcano l’asfalto, il leggero brusio di chi è intento nella recitazione delle preghiere e,infine, il silenzio assordante del Cireneo che con fatica trasporta un’enorme croce di legno. Quest’ultimo è a dir poco una figura controversa, dall’aspetto quasi macabro. Non ha un nome, non ha un volto, indossa una tunica nera tenuta in vita da una corda e una buffa scura che gli copre il viso: solo il priore conosce la sua identità. La sua personalità, dunque, rievoca senza dubbio quella di Simone di Cirene, detto anche il Cireneo, l’uomo che aiutò Gesù a condurre la croce durante la salita al monte Golgota.
Osservando più approfonditamente la sua storia, si evince che la Pietà era un punto di riferimento fondamentale durante gli anni della guerra: le donne, orbate dei figli morti sul fronte, assimilavano il loro dolore di madre alla sofferenza di Maria per la perdita di Cristo. Nel corso dei decenni successivi, la stessa statua fu più volte invocata per far fronte alle numerose carestie che colpirono la popolazione… una popolazione che ancora oggi non ha mai smesso di venerarla!
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