Le “storie di povertà ruvese” continuano a far rumore

Francesca Elicio

Particolarmente grave risulta la situazione di una famiglia che ha due bambine, una delle quali anche con notevoli problemi di salute. Ci ha spiegato la situazione l'’assessore Elisabetta Altamura

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“Storie di povertà ruvese” è il titolo di un “post” che da un po’ di tempo sta girando sui social.

Di cosa si tratta? Ve lo raccontiamo cercando di non tralasciare nessun punto. In città sono diverse le famiglie che hanno gravi difficoltà economiche che vivono in alloggi assegnati dal Comune.

Particolarmente grave risulta la situazione di una famiglia che ha due bambine, una delle quali anche con notevoli problemi di salute. Osservando il luogo in cui vive questa famiglia è facile renderci conto che la situazione è davvero precaria in quanto l’abitazione necessita di lavori impellenti.

Lo sforzo di molti ruvesi nel cercare di dare una soluzione al problema ed un aiuto concreto a questa famiglia non va assolutamente taciuto: si è pensato persino ad una colletta.

Ma i fatti in realtà come stanno? Ce lo ha spiegato l’assessore Elisabetta Altamura.

«Controllando un po’ di carte e documenti – ha detto l’assessore – ho notato che questa famiglia ha un contratto che comunque è scaduto e che in ogni caso non sarebbe potuto essere rinnovato. L’alloggio urge di interventi e la somma per intervenire è abbastanza cospicua; io ho mandato sul posto l’assistente sociale che si occupa di questa famiglia che ha stilato una relazione socio-economica anche relativamente al lavoro, cercando di capire se ci sono delle opportunità lavorative per la famiglia.

Sicuramente proporremo di poter alloggiare in un altro appartamento dove il comune provvederà a pagare l’affitto per un anno per poter vivere. Loro hanno necessità di uscire da lì anche perché non potremmo effettuare i lavori. Ieri mattina è stato firmato un protocollo d’intesa con le sigle sindacali e, tra questa misura messa a punto dalla regione e i voucher lavoro che abbiamo stanziato, riusciremo a dare opportunità lavorative a questi nuclei seguiti dai servizi sociali professionali.

A me dispiace che si faccia “pubblicità” utilizzando persone che comunque sono in difficoltà e nessuno lo mette in dubbio; ma è anche vero che in passato è stata fatta una proposta a questa famiglia che non ha voluto accettare. Verranno quindi convocati nuovamente in ufficio e si parlerà di cosa accettano e di cosa non accettano: noi infatti non possiamo obbligare, possiamo solo presentare loro delle proposte.

Anche perché quell’alloggio va comunque ridefinito: in quella situazione non possono comunque rimanere, sia a livello di problemi di immobile che a livello contrattuale. Molto spesso capita che, terminato il contratto, le famiglie non riescono a sostenere le ingenti spese e tornano quindi a vivere nell’appartamento assegnato loro precedentemente.

Molto spesso troviamo anche un muro di fronte: loro pur sapendo di essere in gravi condizioni riescono anche a rifiutare le proposte che noi gli facciamo. L’opinione della colletta da parte dei cittadini è totalmente impensabile: la stima dei lavori infatti si aggira intorno ai 100mila euro.

Mi dispiace che la gente non conosce tutte queste pratiche.  Posso soltanto dire con certezza che saranno convocati a breve e insieme stabiliremo cosa fare del futuro».

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