“Le Parole che abito”, ottima accoglienza a Corato

Alla performance presenti anche i figli di Ernesta. «Il dono del dono. La presenza discreta e pura dei figli di Ernesta — Enester Stephan, il suo nome nella lingua madre»

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Una voce mi ha sussurrato nell’occhio di cominciare a sentire ciò che guardo. Alla fine della lingua le parole sono mute. All’inizio delle labbra sono zitte. La bocca è sotto gli occhi di tutti, eppure non si vede la voce parlare. Eppure tutte le parole me le porto addosso e le abito.

Sono parole che restituiscono il senso dell’evento “Le Parole che abito”, seconda finestra del progetto “La Terra fertile delle Madri” del Centro Studi Cultura et Memoria di Ruvo di Puglia, che si è tenuto sabato a Palazzo Gioia, a Corato.

La performance artistica che unisce la drammatica danza New Butoh (“Nata due volte”) di Mimma Di Vittorio con il monologo di Patrizia Labianca è stata dedicata alla memoria di Ernesta, giovane donna scomparsa in un incidente, che cucì, con altre donne provenienti da diverse nazioni, un arazzo che connette tessuti, lingue, storie e vite e che, dopo Palazzo Caputi, è esposto a Palazzo Gioia. Il manufatto artistico, ricordiamolo, è la restituzione del progetto Madre Patria”, realizzato con il contributo del Consiglio Regionale della Puglia nell’ambito dell’Avviso “Futura – La Puglia per la Parità”(III edizione), su ideazione della stessa Labianca e organizzazione del Centro Studi Cultura et Memoria.

Ma “Le Parole che abito” ha ulteriormente sottolineato la portata generatrice delle parole che possono creare e distruggere e per questo è necessario abitare, vivere parole di vita, di pace. Ed ecco che la performance si lega alla Marcia Altamura-Gravina del 24 ottobre.

«Abbiamo compreso – spiega Vincenza Tedone, presidente del Centro Studi – che il disarmo comincia prima di tutto da qui: dal disarmare l’indifferenza, dal deporre la freddezza dello sguardo, dall’accorgersi dell’altro per costruire una pace che sia giustizia e riconoscimento reciproco». Alla performance presenti anche i figli di Ernesta. «Il dono del dono. La presenza discreta e pura dei figli di Ernesta — Enester Stephan, il suo nome nella lingua madre. Si sono avvicinati e ci siamo abbracciati, con un calore silenzioso che toglie il fiato. Hanno allungato le dita per accarezzare le stoffe della loro mamma, quei punti cuciti con il filo rosso e il retro dell’arazzo dove resta impressa la parola Ferita. È stato un ricongiungimento sacro, la testimonianza viva che l’amore e la dignità sanno vincere ogni assenza. In quell’abbraccio condiviso, la ferita si è fatta balsamo e il cammino della pace si è fatto presenza reale».

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Commenti

  • Innocent (utente non verificato)

    Ernesta was a very nice person, she was my best friend and a colleague at work before her death. A very friendly, strong and dedicated human.
    On that same day before she died, she offered me some nuts to eat and wave me see you later!
    She’s a free giver. Well loved
    May her soul rest in peace ?amen
    Innocent