Le cinque lauree di Salvatore Bernocco: «Lo studio rende più umili e umani»

Lo scorso 2 dicembre Salvatore Bernocco, autore di poesie e di narrativa, ha conseguito la sua quinta laurea e ha voluto condividere questo traguardo con i nostri lettori, lanciando un messaggio importante

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Lo scorso 2 dicembre Salvatore Bernocco, autore di poesie e di narrativa, ha conseguito la sua quinta laurea e ha voluto condividere questo traguardo con i nostri lettori, lanciando un messaggio sull’importanza dello studio continuo quale strumento di crescita.

Nato a Ruvo di Puglia nel 1961, da Giovanni (già sindaco di Ruvo) e Caterina Sorice, dopo essersi diplomato in Ragioneria presso all’allora Itcs “Tannoia” di Corato, ha conseguito la laurea in Economia e Commercio a Bari. Dapprima impiegato all’ex Sip di Bari, dal 1° giugno 1995 fa parte dell’organico del Comune di Ruvo di Puglia, dove ha svolto diverse mansioni  in diversi uffici: economato, ragioneria, segretario amministrativo nell’ex liceo linguistico comunale “G. D’Arezzo”, commercio e attività produttive. Attualmente opera nella Biblioteca comunale “P. Testini” con la qualifica di istruttore amministrativo. «Non ho fatto carriera nell’ente pubblico, un po’ per scelta – spiega -. Per me la qualità della vita è d’importanza capitale: il lavoro è solo una parte della vita e deve poter lasciare il tempo necessario per poter dedicarsi ad altro».

«Dopo diversi anni dalla laurea in Economia e Commercio – prosegue -, decisi di rimettermi in gioco, facendo fruttare il tempo libero dedicandomi allo studio, la lettura e la scrittura. Decisi di iscrivermi alla facoltà di Giurisprudenza, conseguendo la laurea con la votazione di 110/110 e lode. Gli studi giuridici mi avevano sempre attratto, in quanto il diritto è conoscenza, sotto il profilo morale e giuridico, di ciò che è bene e di ciò che è male, fermo restando che non tutte le norme possono definirsi giuste e che molto spesso la giustizia viene negata».

Conseguita la laurea in Giurisprudenza, decide di iscriversi al corso di Scienze Politiche, laureandosi a pieni voti anche in questa disciplina. «Sono sempre stato dell’avviso che la politica sia un’arte difficile e delicata, lontana dagli integralismi populistici e dalle vacue promesse. La politica è stata da me vissuta direttamente fino a quando vi è stato un partito in cui potessi identificarmi. Purtroppo il crollo verticale degli ideali ha distrutto le ideologie, che avevano e hanno tuttora una loro valenza, oggi misconosciuta. Con l’ideologia si sono volatilizzate le idee e le grandi utopie, e questo è senz’altro un male, perché l’uomo deve tuttora essere liberato, deve poter godere di diritti, non deve essere vessato da burocrati e politici di basso conio, spesso interessati esclusivamente al proprio “particulare”. La politica è una forma alta di carità che può esplicarsi fluidamente solo in contesti democratici. Le dittature e le cosiddette democrazie autoritarie uccidono l’anima dell’uomo attraverso la propaganda, il timore e la diffusione dell’ignoranza».

Amante delle lettere e della letteratura, giornalista iscritto all’Albo dei pubblicisti fino al 2016, si è poi dedicato agli studi umanistici, conseguendo la laurea in Lettere e, lo scorso 2 dicembre, la laurea in Filologia e Letterature Moderne, relatore il Prof. Arnaldo Colasanti, discutendo la tesi dal titolo “La letteratura della risata e l’umorismo in Luigi Pirandello”.

«Gli studi letterari e filosofici, dell’arte e filologici mi hanno permesso di maturare una più profonda conoscenza e coscienza di me stesso e della persona umana. Studiare l’evoluzione e le regole della lingua italiana, le opere di poeti e scrittori di calibro, maturando la capacità di scendere nel profondo dell’animo umano, è stato per me un viaggio entusiasmante. Consiglio a tutti di leggere, al di là dei titoli accademici, perché un libro è una miniera di pensieri, sensazioni, conferme e smentite. Ritengo grave che oggi non si sia più in grado di scrivere correttamente in italiano, non parlo dell’italiano aulico e colto, ma di quello di uso ordinario. L’impoverimento del vocabolario individuale pregiudica la possibilità di esprimersi con cognizione di causa. Un pensiero complesso è impossibile da rendere se non si hanno le parole idonee per renderlo accessibile o fruibile. Di qui l’imbarbarimento del linguaggio, una eccessiva semplificazione o banalizzazione delle idee, l’analfabetismo di ritorno di cui sentiamo parlare. Senza cultura, insomma, una civiltà declina inesorabilmente e questo pericolo è palpabile».

Bernocco, infine, precisa: «Non ho studiato per poter poi atteggiarmi a intellettuale o per darmi delle arie, ma per sfidare me stesso e migliorare come persona. Più so e meno so di sapere. Non lo dico con falsa modestia, ma è proprio così: lo studio non ti rende grande, ti rende umile e più umano».

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Commenti

  • Bah! (utente non verificato)

    “E tutti quei momenti andranno persi per sempre, come lacrime nella pioggia”,

  • Francesco Tedone (utente non verificato)

    Auguri vivissimi per questo nuovo traguardo all’ amico di sempre Salvatore Bernocco.