L’assenza e il silenzio pronti a scandire l’esistenza

L’autrice Maria Pia Romano presenta il suo romanzo “Dimmi a che serve restare” in una veste colloquiale, in cui non mancano confidenze e aneddoti
Dimmi a che serve restare. Una domanda angosciante o un’assordante affermazione. Maria Pia Romano le coglie entrambe e ne ricava una splendida riflessione sul senso della vita, sui gesti che accompagnano ogni nostra singola scelta e sulle dinamiche che ci governano.
«Oggi è sempre più difficile – afferma l’autrice – riuscire a dare una risposta a questa domanda, in un mondo dove crolla tutto, in un mondo dove spesso si riesce con fatica ad andare avanti, in un mondo dove molti non riescono neanche a sfamare i propri figli. Ed è proprio quello che ci ripetiamo per trovare un senso rinnovato alle cose. Restare serve ad amare la vita, per quanto possa essere sconcertante, strana; c’è sempre però un lato positivo».
Una storia che si districa in ben dieci anni e che ha come tema principale l’assenza. Quell’assenza che è prerogativa dei personaggi, che li forgia e li trasforma, rendendoli consapevoli e speciali. Abbiamo Giovanni, un adolescente che cresce senza padre, che parla poco e matura pian piano, stando nella sua stanzetta e ascoltando la sua band preferita, i Negramaro. Poi c’è Paolo, il padre del ragazzo, una persona libera, un folle, che non rinuncia mai a nulla che lo fa stare bene. Paolo vive e travolge chiunque sia intorno a lui, vive in un vortice che spesso lo fa ritrovare nei guai; scopre la bellezza della lettura attraverso un libro regalatogli dal padre in un momento difficile per lui. E ancora abbiamo Tiziana, la donna che Paolo ha amato e da cui è stato follemente amato, ma che non porta la fede al dito; una donna che ha scelto di vivere sullo sfondo, che ha preso solo il lato bello della sua situazione da amante. Una donna che rimane costantemente ancorata al ricordo di quell’amore giovanile e che vive l’assenza di Paolo in maniera drammatica, come se da quel momento la sua vita non fosse più proseguita. Vive in una solitudine stellata, che non le fa più paura.
Maria Pia Romano pone un’attenta riflessione sulla bellezza di chi sa perfettamente che cosa gli piace, di chi è in continua evoluzione con la vita e con i desideri. Perché come dice Baricco in un suo capolavoro, “stai dalla parte dei desideri e ti salverai”.
Il punto d’unione del libro è rappresentato dal silenzio. Esso è dimensione dell’anima e un grande aiutante per sentire appieno la vita. Il silenzio accompagna le tre donne protagoniste della serata: Maria Pia Romano, che lo rivendica e lo cerca in ogni istante e che le permette di vivere; Maria Stragapede, creatrice di manufatti tessili, che attraverso il suo lavoro ha imparato a convivere con il silenzio, e Annabella Tedone, attrice teatrale che sottolinea l’importanza del silenzio non in termini di “attenzione” ma di spazio vuoto, nel quale “lasciar accadere”.
I libri chiamano altri libri, gli incontri creano sintonia. E “Dimmi a che serve restare” insegna soprattutto a fare questo: a rimanere nonostante tutto.
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