L’arte del vino, un’iniziativa della scuola materna “Sacro Cuore”

I bambini accompagnati dalle docenti, dalle suore e da alcuni genitori, hanno visitato l’antica cantina della famiglia Adessi.
Nelle nostre realtà la vendemmia è tutt’ora un rituale che coinvolge molte famiglie. Ma molti non hanno mai fatto questa esperienza e se la conoscono è spesso per averla sentita raccontare o per averla vista in televisione.
Per questo la scorsa settimana i bambini della scuola materna “Sacro Cuore”, accompagnati dalle docenti, dalle suore e da alcuni genitori, hanno visitato l’antica cantina della famiglia Adessi in Ruvo. Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di far conoscere l’uva, prodotto tipico dei nostri territori, attraverso gli organi di senso, per poi apprendere , in un clima sereno e gioioso, alcune tecniche e strumenti antichi impiegati nelle varie fasi del processo di trasformazione dall’uva al vino.
Giunti alla cantina, nel cuore del centro storico di Ruvo, all’angolo tra corso Jatta e via Palestro, il proprietario Tommaso assieme a suo figlio Francesco hanno accolto i piccoli studenti con molta gentilezza e pazienza. Presente anche l’assessore alla cultura dott. Pasquale De Palo, espressione del territorio di Ruvo, il quale ha manifestato molto interesse per questa attività didattica, tesa a rivalutare il paesaggio e le arti della tradizione popolare.
Il Signor Tommaso ha spiegato ai piccoli che la base per un vino pregevole è far giungere l’uva in cantina nella maniera più perfetta e fragrante, raccogliendola manualmente, in modo da selezionarne solo i grappoli migliori. L’uva pertanto, raccolta nelle primissime ore della mattina e trasportata con un carro agricolo, è stata dapprima trasferita dal piano stradale alla cantina, situata a meno sei metri dallo stesso, attraverso un condotto inserito nelle pareti portanti dell’antico edificio della famiglia Adessi. Qui i grappoli sono stati pigiati tramite una pigiatrice manuale e lasciati fermentare in un grosso tino.
Nel giorno successivo si è dato il via alla seconda fase del processo di vinificazione : la pressatura. Fatta macerare per 24 ore circa nel tino, l’uva è stata poi pressata con torchio idraulico. I bambini hanno esultato quando, quasi per magia, hanno visto sgorgare Il denso e profumatissimo mosto attraverso i listelli in legno dell’antico torchio. Filtrato dai semi e dai residui di polpa, attraverso un setaccio, il mosto è stato quindi trasferito in botti di rovere. I secchi pieni di mosto passavano di mano in mano, dal signor Tommaso a suo fratello Vito, fino ad arrivare al figlio Francesco, che li versava nella botte dove si completerà la fermentazione fino ai primi di marzo. A quel punto il mosto diventato vino sarà trasferito dalle botti ad altri recipienti, allo scopo di liberarlo dal deposito feccioso formatosi sul fondo.
Nella terza ed ultima parte del progetto , i bambini sono stati accompagnati nella cantina del ristorante “U. P.E.P.I.D.D.E.”, un’oasi di circa 700 vini diversi, una struttura del XV secolo situata sotto il livello stradale e costruita con pietre a vista, che beneficia di una temperatura costante di 16° e di una illuminazione adeguata. Sono questi i particolari ottimali per la conservazione e l’invecchiamento del vino, che il signor Dino, titolare del ristorante, ha posto all’attenzione dei bambini, i quali hanno così avuto modo di addentrarsi nel mondo dei vini.
L’iniziativa “L’arte del vino” si trasferirà ora nelle aule scolastiche dove i piccoli studenti saranno chiamati a svolgere schede didattiche e ad esprimere sentimenti, emozioni, sensazioni e riflessioni su quanto visto e appreso durante le visite.
Diventeranno dapprima piccoli artisti , infatti, dipingeranno i loro capolavori esclusivamente con il mosto, ovvero con il succo della spremitura dell’uva che hanno portato con sé dalla cantina del signor Adessi. Successivamente si cimenteranno, assieme alle insegnanti, nella preparazione del vino cotto che gusteranno sui dolci tradizionali di Natale.
Commenti
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Peccato che si parli tanto dei bambini e poi l’articolo accentui principalmente la sua attenzione all’esaltazione degli operatori specializzati e non sul fine costruttivo, formativo e pedagogico dell’iniziativa stessa.








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