L’arte come meravigliosa malattia

Tutti appassionati, tutti volontari, residenti in varie regioni d’Italia, che mettono a disposizione della comunità tempo e conoscenze.
Meravigliose Malattie è il titolo di un’antologia di Tom Waits del 1998, che raccoglie i successi con la Island Records, casa di produzione con cui Waits collaborò per tre album, noti come “La trilogia di Frank”: Swordfishtrombones nel 1983, Rain Dogs nel 1985 e Franks Wild Years nel 1987.
Ma è anche il nome di una pagina Facebook nata il 12 marzo 2010 (qualche giorno dopo la proclamazione di Jeff Bridges miglior attore protagonista agli Oscar per il film Crazy Heart) e che ad oggi conta ben 4.448 “Mi piace”. Un numero in costante crescita che sancisce un gran bel successo, quasi insperato dagli amministratori che in questi due anni si succedono, entrano, lasciano e alle volte tornano. Tutti appassionati, tutti volontari, residenti in varie regioni d’Italia, che mettono a disposizione della comunità tempo e conoscenze, in un’organizzazione orizzontale, in cui ognuno può dire la sua, proporre idee e portarle avanti.
«L’idea –dice la ruvese Maria Pia Fracchiolla– è di condividere passioni musicali, cinematografiche, letterarie e artistiche che campeggiano disperse sulle bacheche dei primi amministratori di allora». Insieme a lei, a gestire la pagina, Ilaria Rutigliano di Terlizzi e poi ragazzi e ragazze di Cosenza, Piacenza, Verona, Macerata… «Non ci sono compiti specifici, ognuno di noi fa quel che gli piace e quel che gli viene meglio, solo così possiamo mantenere alto l’entusiasmo nostro e degli altri», continua ancora.
Il segreto del successo sta principalmente nei contenuti forti e nella sperimentazione sul social network di nuovi modi di comunicare, utilizzando gli album, le note, le immagini in modo creativo e puntando all’interdisciplinarità dei temi.
Tutti ci mettono grande impegno e, anche se si fa fatica a crederlo, non c’è nessun guadagno personale, almeno a livello di riscontro economico. Solo il piacere di condividere e diffondere quotidianamente frammenti di arte e conoscenza.
Quando infatti chiedo cosa possa spingere a mettere così tanto impegno in questa avventura, Maria Pia mi risponde con assoluta sincerità e palese entusiasmo: «È difficile da capire, credo che solo il nostro nome possa spiegare perché lo facciamo: passione, passione al limite della malattia…». Pur sempre una Meravigliosa Malattia.
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