L’amore, l’atto genuino che sottende la pace

In una Bari sotto bombardamento, la passione tra Maria e Tonino tuona più di ogni forma di assedio. E intorno storie di solidarietà, amicizia, guerra e dittatura
Bari, anni ’40. Maria e Tonino, una sarta e un militare. Due ragazzi in un periodo difficile dove la precarietà della vita, i soprusi, le violenze e le dittature in ogni ambito familiare e lavorativo regnavano padrone.
Due ragazzi a cui è bastato un semplice sguardo in un luogo ostile per capire che l’amore li avrebbe salvati da quella precarietà: sono loro i protagonisti di “Verranno i giorni della pace”, il romanzo di Amalia Mancini presentato ieri sera nell’ambito della rassegna “Evoluzioni libri”.
Un romanzo che parla di amore, di amicizia, di guerra, di solidarietà tra donne; un romanzo insomma che racconta la quotidianità di una città in un periodo terribile della storia. Quella quotidianità che si presenta così reale che ogni gioia, ogni dolore può essere condiviso in modo del tutto naturale dal lettore. Il tutto inserito nella cornice del fascismo, che segna in modo notevole le loro vite.
«Ho voluto immaginare come si vivesse l’amore ai tempi della guerra» – ha affermato l’autrice. «L’amore è la forza della vita, assume un ruolo centrale: se noi avessimo paura di morire in ogni momento, vivremmo in maniera diversa. I tempi di pace e di guerra sono diversi; siamo portati negli ultimi a fare cose che non saremmo mai in grado di fare».
Per scrivere il romanzo, la professoressa Mancini ha tenuto conto dei materiali raccolti in merito a quegli anni: ha utilizzato interviste, ha fatto vivere strade da lei ben conosciute, ha riportato a far funzionare la fantastica “Radio Bari” che all’epoca trasmetteva quelle canzoni che tutt’ora ci risuonano in mente, quei programmi politici dittatoriali, tutti quegli elementi importanti che hanno costituito la storia del periodo. Un vero e proprio senso del recupero, aiutato dal prezioso aiuto del professor Vito Antonio Leuzzi, esperto in storia contemporanea, nonché autore della post fazione del libro.
«Quello trattato è un argomento che è stato rimosso per molto tempo e che solo gli anziani ricordano» – ha detto Leuzzi. «Sono rimasto molto sorpreso dalla voglia di Amalia Mancini di approfondire la tematiche del bombardamento avvenuto il 2 dicembre 1943 a Bari. In quegli anni di guerra, molti sfollati si sono recati dai vicini, molti altri non avevano via di fuga. E negli anni ’90 è emerso tutto l’aspetto terrificante e scioccante della cosiddetta morte chimica, che ha causato una molteplicità di tumori persistenti nel tempo».
Maria e Tonino, “due bruchi innocenti, perni uguali e contrari” che si avvitano sotto l’aspetto preoccupante della dittatura fascista, sono contraddistinti dai buoni propositi che fanno sperare loro che la guerra finirà e che i “giorni di pace verranno”.
Come più volte sottolineato dalla professoressa Bruni, relatrice della serata, il romanzo offre un’ampia riflessione sulla pace e non sulla guerra: Amalia Mancini è abile nel partire da un tassello di microstoria per raggiungere un valore più elevato. E non solo: è riuscita a mixare una serie di espedienti e confronti nati da altri autori e da altre storie. Una prova estrema di coraggio la sua, quel coraggio che la Mancini stessa ha definito «un aiuto per la crescita».
Un invito all’amore, un invito alla solidarietà, ma soprattutto un invito alla speranza, perché “Verranno i giorni della pace” anche per noi.
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