La Vittoria… ritrovata
È una manifestazione di popolo e di orgoglio ritrovato, per non aver voluto dimenticare una pagina di storia e di libertà
Piaccia o meno, domenica prossima, Ruvo chiuderà un conto con la propria storia durato sessantasette anni. Quasi un secolo dopo, che senso ha riproporre una statua di cui tanti hanno solo pallidi ricordi visivi e mnemonici, mentre i più conservano le foto ingiallite o i manifesti degli ultimi anni con la statua che campeggia in Piazza Bovio?
Un autorevole concittadino, uomo di cultura ed ex assessore negli anni novanta, nel porsi questa domanda, condita da una serie di epiteti al limite del consentito, ha cercato di sminuire e deplorare l’evento del 29 marzo, avanzando diversi dubbi, all’apparenza certo non totalmente peregrini (le dimensioni della statua; l’esistenza di altra statua dormiente nella cappella cimiteriale; il mancato rispetto del codice dei beni culturali e della normativa che prescrive di non alterare le dimensioni e le caratteristiche dei monumenti della prima guerra mondiale) per poi chiosare che il ripristino della statua sarebbe una memoria delle ragioni del conflitto più che della necessità di evitare conflitti come quelli per cui hanno perso la vita le decine di persone immortalate nel marmo che circonda il monumento. In buona sintesi, “anche le assenze sanno parlarci con eloquenza”.
Di questo passo, però, dovremmo cancellare quel che ci riporta la memoria del passato.
E così andando, quella delle vicende e delle battaglie che hanno portato alla unità d’Italia, l’epopea della libertà ritrovata dei popoli, i crimini dei gulag e dei campi di concentramento nazisti, gli eccidi delle foibe e delle guerre etniche balcaniche.
La memoria è parte della vita di ognuno di noi ed è compito delle istituzioni preservarla e tramandarla, nel rispetto della tradizione che ci riporta ad Omero ed ai primi racconti epici.
Le centinaia di cittadini ruvesi, spesso sparsi nel mondo, che hanno contribuito a riporre la Statua della Vittoria al suo posto, hanno portato a termine un compito storico, ridare memoria del proprio tessuto connettivo alla comunità in cui sono nati.
E non è stata impresa … da poco! Ne sa qualcosa l’instancabile Giuseppe Cantatore, che ha coinvolto per anni istituzioni, cittadini, associazioni, per far nascere la scintilla concreta ed operativa che portasse al ripristino.
E così, i combattenti e reduci, i mutilati di guerra, persone che hanno sofferto e che hanno dato per la Patria.
Certamente, però, la scintilla è scoccata grazie all’incontro fecondo con i bersaglieri ruvesi.
Bersagliere, tenace e concreto, testardo e capace. Le qualità tipiche di un soldato, un italiano, si sono trasfuse in un progetto fino a qualche anno fa inimmaginabile.
È il ringraziamento di una città a chi è riuscito, grazie alle sensibilità istituzionali che nascono da volontà comunali sorte da quindici anni, a trasmettere ai giovani il messaggio della vittoria e della pace, valori da coniugare nel nome del ricordo e della storia dei nostri tempi.
L’Associazione Nazionale Bersaglieri di Ruvo di Puglia ha compiuto una impresa e non è giusto minimizzare e deridere quanto è avvenuto con l’impegno di chi ha impiegato giornate di lavoro, tempo libero, risorse per raccogliere fondi, far forgiare la statua, contattare cittadini ed istituzioni, organizzare la grande manifestazione del 29, dare ospitalità a chi verrà da fuori.
È una manifestazione di popolo e di orgoglio ritrovato, per non aver voluto dimenticare una pagina di storia e di libertà, facendo trionfare sul messaggio truce della guerra cui venne destinata la materia prima della statua asportata nel 1942, la limpidezza della raffigurazione bronzea di una donna austera e volitiva, madre fiera dei 367 figli di Ruvo sacrificati per la nascita della Patria.
Ed in tale ottica sì densa di significato, non è peregrino ricordare il favorevole riscontro al ripristino della statua della “donna d’Italia” – ivi definita simbolo di quell’Italia per la quale tanti giovani ruvesi avevano dato la propria vita cadendo sui campi di battaglia – che il Comune di Ruvo di Puglia manifestava già il 13 maggio 1996, con la relazione dell’autorevole concittadino, allora assessore Dott. Francesco Di Palo, pienamente convinto dello stanziamento di una cospicua somma da impiegare per una nuova statua “che reinterpreti, magari con sensibilità più vicina ai nostri tempi, giacché una semplice copia potrebbe apparire anacronistica, l’allegoria dell’Italia ridonando significati artistici e simbolici al monumento di piazza Bovio annualmente meta delle manifestazioni civili del 25 aprile e del 4 novembre”. È proprio vero che il tempo è galantuomo ….
Commenti
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Bravi associazione bersaglieri per aver riportato la “Donna d’Italia” al suo posto e per non aver cancellato la memoria del passato, perchè grazie
ad essa tutte le generazioni future potranno conoscere la storia del nostro paese!Bravi associazione bersaglieri per aver portato avanti quasto progetto anche se questo “uomo di cultura” vi ha ostacolato in tutti i modi… -
sono d accordo con aquila77!!!bravi i bersaglieri!tenaci concreti,testardi e capaci!!!e per i bersaglieri ip ip urra ip ip urra ip ip urra urra urra!!!!!!!!!!!!
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Siete tuttti bravi a criticare(D N A dei ruvesi).Avete quello che vi meritate.Complimenti ai bersaglieri continuate così.
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Al di là di tutto, dispiace che sia stata fatta passare l’equazione “sei contro il ripristino della statua = sei contro i bersaglieri e contro la storia del tuo paese”. Questo, a mio parere, è un atteggiamento inaccettabile.
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x menelao: ti dispiacerebbe essere più chiaro? non riesco a capire cosa vuoi dire con il tuo post.. meglio la Donna d’Italia che quella goccia in p.zza cavallotti….
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@charliebrown: chiediti quante cose avremmo realizzato con i 650.000 destinati al recupero (?) della piscina!
@devil20: l’inciviltà a cui alludi è riscontrabile solo nel contenuto delle tue affermazioni. Lei forse non ha assolto agli obblighi di leva, perciò non può comprenderne il significato: lo chieda ai suoi nonni…le spiegheranno un po’ di cose… -
Sig.Pellegrini: se i tanti mancati nonni sepolti sul Carso potessero tornare in vita e incontrarla, credo che lei avrebbe difficoltà a far loro intendere che la guerra è civiltà. Peccato che lei, ancora in grado (almeno per età) di cambiare idea sulla guerra, sia irretito in una deprecabile e anacronistica mitologia patriottica. Spero che i giovani ruvesi siano più intelligenti e sensibili di chi gli ha propinato questo tristo rigurgito di bellicismo
PS. Alla leva, purtroppo, ho assolto -
è evidente che le guerre in generale sono una sconfitta dell’uomo, anche se definire “triste rigurgito di bellicismo” l’apposizione della statua della Donna d’Italia mi senbra quantomeno un tantino esagerato. Io la considererei, invece, come un monito affinchè tutte le controversie si risolvino sempre col dialogo e mai con le armi…
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@DEVIL20: quando avrei scritto che la guerra è civiltà? Come potrei affermare ciò? Io combatto una sola guerra, e invito tutti a farlo: la guerra per i diritti della gente, la guerra per l’educazione, per il rispetto, per lo sviluppo economico e sociale, per la civiltà, per la dignità dell’uomo che deve lavorare ed essere rospettato nei propri diritti di lavoratore. La mia guerra è per combattere il Male!
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era stato annunciato l’arrivo da fuori paese di numerosa gente. ma avete visto qualcuno di fuori paese? solo qualche vecchio bersagliere,e disorgnizzazione sempre al primo posto, corsi principali aperti al traffico, disordine nel deviarlo durante l’arrivo della parata dei bersaglieri.per fortuna che gente di fuori paese non è mai arrivata nel caso saremmo stati derisi più di quanto lo siamo già. questo è ruvo, purtroppo!
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Insomma un’occasione perduta e un episodio di inciviltà che si sarebbe potuto risparmiare a una città nobile come Ruvo, e che ha responsabili ‘trasversali’ in tutte le ideologie che hanno gestito questa iniziativa: dai nostalgici del gagliardetto e delle parate, a un ‘premuroso’ commissario prefettizio, a un’amministrazione ‘di sinistra’ che, tra le tante cose ormai perdute, ha perfino smarrito il suo dna antibellicistico: tutti accomunati dalla mancanza di un civile senso della storia
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Questo sarebbe stato l’unico messaggio educativo da mandare alle nuove generazioni attraverso un monumento che avesse riflettuto la coscienza di una società ormai liberata dal mito positivo della guerra santa e giusta.
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…Mi auguro, da cittadino Ruvese, che per le prossime manifestazioni di ogni genere non escano ancor fuori questi “uomini di cultuta”
altrimenti rimarremo sempre un paese spento.Forza Bersaglieri!…a domani per festeggiare la DONNA D’ITALIA! -
Personalmente sono in totale disaccordo con il ripristino di un posticcio. Guardo con rispetto il passato e penso sia vergognoso che la statua in marmo scolpita dall’artista se ne stia sdraiata in quello stato penoso; il volto abilmente scolpito, lo sguardo ancora carico di significato ed il gladio spezzato a rimembrar errori del passato e sottolineare quelli del presente.
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La storia e anche quando un paese perde un suo monumento per vari motivi storici!!!
Il ripriistino io non lo condivido onestamente, ma pazienza se questo può essere la felicità dei nonni ben venga !!!La storia del nostro paese con o senza monumenti dovrebbe interessare tutti!!! -
Se qualcuno avesse chiesto ad ogni cittadino ruvese se avesse preferito questa riedizione della statua della vittoria oppure, che dire… qualche decina di panchine in più su corso Cavour, qualche palma in più a piazza Bovio o a piazza Dante, qualche decina di nuovi pini o di nuovi giochi per bambini alla pineta comunale, sono certo che la risposta dei residenti sarebbe stata altra.
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Condivido l’art.ma Signori che scempio Piazza Bovio in condizzioni pietose.
Signori…. -
Tutto è opinabile, e certo la statua non aggiunge nè toglie niente ad una storia, quale quella di Ruvo, che avrebbe bisogno di nuova linfa vitale. Cosa aggiunge o toglie una statua ad un paese che dorme? Forse la fanfara dei Bersaglieri lo sveglierà per un giorno o per poche ore, quindi sarà la volta del rompete le righe.
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Francamente, mi sembra di rivivere una stagione politica, quando Ruvo, un giorno sì e l’altro pure, era meta di fanfare, bande militari, plotoni, reggimenti, cavalleria, bandiere italiane…Per motivi politici, non per amore della patria.
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Sig. Visicchio, un monumento (lo dice la parola stessa) è una cosa che ammonisce. Cosa ammonisce, nel terzo millennio, una statua della ‘vittoria’? Da’, nel migliore dei casi, un messaggio sbagliato proprio a quei giovani che la sera le gireranno intorno: che da una guerra qualcuno possa uscire vincitore.
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Qui sta l’errore di questo recupero. Un paese civile, non soggiogato dal fanatismo militaristico di pochi nostalgici,se proprio avesse voluto ricordare gli eroismi e le sciagure di una guerra, come tutte, insensata, altro che un’immagine giovanilistica e prosperosa di donna avrebbe dovuto rappresentare in una statua! Avrebbe semmai dovuto rappresentare una donna, una madre che piange simbolicamente i milioni di figli morti per fare grande il capitale.
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I bersaglieri hanno contribuito per riportare un qualcosa che già esisteva, bravo papy!!!!!








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