La storia di Vincenzo Ciliberti, carabiniere eroe

Elena Albanese

Il nostro concittadino ha ricevuto un encomio per aver contribuito, pur libero dal servizio, all'arresto del 29enne boss latitante Salvatore De Micco

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Il riconoscimento
Un encomio ufficiale conferitogli dal Comando interregionale “Ogaden” di Napoli. È quello che ha ricevuto nei giorni scorsi, a firma del generale di corpo d’armata Franco Mottola, il carabiniere ruvese Vincenzo Ciliberti.
Il nostro concittadino lavora proprio nel capoluogo campano, nella stazione Stella, «in territorio caratterizzato da elevato indice di criminalità», come si legge nel testo ufficiale.

La vicenda
Esattamente un anno fa, il 18 febbraio 2015, libero dal servizio, Ciliberti percorreva viale Margherita insieme a un commilitone, nel quartiere Ponticelli. I due notano un’autovettura sospetta che si allontana velocemente in una strada limitrofa e vi riconoscono la Ford C-max con vetri oscurati che, secondo varie segnalazioni, si aggira a Napoli con a bordo Salvatore De Micco, detto “O bodo”.

Il boss
Colpito da ben tre provvedimenti di cattura e da due decreti di latitanza emessi dalla Dda, De Micco a soli 29 anni è considerato il giovane e pericoloso boss dell’omonimo clan camorristico. Su di lui pendono le accuse di triplice omicidio, estorsione, associazione di stampo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’inseguimento
I due militari non ci pensano due volte e ingaggiano un concitato inseguimento durato parecchi chilometri. A un certo punto De Micco scende dal veicolo e corre verso un complesso di palazzine popolari, dove viene scovato nascosto sotto una vettura in sosta e arrestato.

Le motivazioni del riconoscimento
Con il suo tempestivo e coraggioso intervento, dunque, Vincenzo Ciliberti ha dimostrato, come si legge nelle motivazioni dell’encomio, «ferma determinazione, altissimo senso del dovere e spiccata professionalità». Il giusto riconoscimento per un servitore dello Stato a tempo pieno, figlio della nostra città.

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