La Quarantana

Dal 1 marzo, mercoledì delle ceneri, come ogni anno accade, in varie zone della nostra città (Largo le Croci, Via Valle Noè, Corso Carafa, Piazza Dante, Piazza Cavallotti) sventola sulle nostre teste la “Quarantana”.
Di cosa si tratta? La “Quarantana” è un fantoccio, vestita di nero che tiene tra le sue mani un fuso, una canocchia ed un’arancia sulla quale sono inserite sette penne che vengono sfilate man mano che si avvicina la Pasqua.
La “triste fine” della “Quarantana” è quella di essere bruciata la domenica di Pasqua, al passaggio della processione del Risorto. La simbologia della vecchia donna è evidente: è l’emblema della Quaresima, dei 40 giorni di passaggio dal Carnevale alla Pasqua, quaranta giorni di purificazione, di espiazione, di penitenza fino al giorno in cui si celebra la Resurrezione di Cristo, quando il fantoccio brucia e con lui il male, la mortificazione il lutto, per lasciare finalmente il posto alla gioia, alla rinascita, all’avvento della nuova stagione primaverile.
Ma quali sono le origini di questa tradizione? Come molto spesso accade per i riti cristiani, le sue radici affondano nel mondo Pagano: le origini della Quarantana risalgono, infatti, ai riti propiziatori e di purificazione legati al culto del dio Bacco.
Le feste dionisiache venivano celebrate anche nelle città della MagnaGrecia (di cui Ruvo faceva parte).Durante tale rito si appendevano agli alberi, i cosiddetti “oscilla “, dei dischetti in argilla, sui quali era raffigurato il dio Bacco (alcuni di questi sono conservati presso il Museo Jatta), che devono il loro nome al fatto che oscillando (mossi dal vento) scacciavano il male.
Questa tradizione è giunta quindi fino a noi, anche se oggi al posto degli “oscilla” viene appesa una pupattola, il significato è rimasto pressoché inalterato. Va certamente sottolineato il ruolo di coloro che realizzano le “Quarantane”. Si tratta, infatti, di privati che a proprie spese, ogni anno, s’impegnano affinché queste “vecchie signore” tornino a popolare i cieli di Ruvo e a ricordarci che finalmente l’inverno sta per lasciar posto ad una più gioiosa primavera.
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