“La poesia della luce”, il magico incontro tra artigianato e design

Elena Albanese

A colloquio con Francesco Mancini, curatore della mostra, e la ruvese Elisabetta Altamura, ideatrice della lampada Harmony, ispirata a Kandinskij ed esposta nella domus Milella

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“La poesia della luce” è il titolo della terza edizione di Produzioni d’autore, mostra a cura di Francesco Mancini, quest’anno allestita nella Domus Milella di Bari e inserita nell’ampio cartellone della biennale artistica Bibart.

L’idea alla base degli oggetti realizzati e della loro esposizione è riuscire a ottenere «sinergie tra progettisti e artigiani», in modo tale che gli elementi creati, oltre a essere espressione artistica, siano riproducibili in serie.

«Il nostro artigianato langue rispetto ad altre realtà più egemoni del centro-nord», ha spiegato Mancini a RuvoLive.it. «Per questo va incentivato, in modo da renderlo più commerciale». Ogni lavoro si compone di diversi materiali, per poter generare intorno a sé una vera e propria filiera produttiva.

«Un tema complesso, la luce», ci spiega ancora il curatore, a cui si aggiunge la novità di aver coinvolto solo professionisti locali, tra i quali ci sono sicuramente «belle rivelazioni», che non hanno fatto rimpiangere nomi del calibro di Karim Rashid o Luca Scacchetti, chiamati in causa negli scorsi anni e sicuramente più abituati a lavorare in realtà industriali evolute.

Tra i nove designer pugliesi che si sono cimentati col tema, oltre allo stesso Mancini, c’è anche l’architetto ruvese Elisabetta Altamura. «Ha una bella mano», dice di lei Mancini, e la sua lampada è una delle creazioni più apprezzate.

Harmony, questo il suo nome, è un omaggio a Kandinskij. È fatta in acciaio, ottone e vetro e illuminata da luce a led, in una composizione geometrica che richiama le opere dell’artista russo e prende spunto dalla sua stessa convinzione che «la forma ha dei linguaggi e può comunicare», come ci racconta la stessa Altamura.

Si tratta di una mostra completamente autoprodotta, in cui anche gli artigiani e le aziende che hanno realizzato le opere l’hanno fatto in modo gratuito, lavorando in tempi strettissimi. Uno sforzo collettivo che ha l’obiettivo di far comprendere ai molti che lo ignorano «cosa c’è dietro un oggetto di uso quotidiano e quali sono la storia e il progetto» che lo hanno fatto nascere e vivere.

L’esposizione sarà visitabile fino al prossimo 15 gennaio, ma si pensa già al futuro. Alla prossima edizione, il cui tema è ancora top secret</em>; alla partecipazione ad Euroluce a Milano nell’ambito del Salone del Mobile; in prospettiva, alla creazione di un distretto tutto nostrano di imprese creative. Una sogno ambizioso, ma non impossibile, se perseguito con la passione di chi, come Mancini, sente il design come la parte della propria professione «più vicina al cuore».

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