La nuova vita della chiesa dei Cappuccini

La vivace chiesa- parrocchia di Santa Maria Maddalena, già Santa Filomena e Santa Lucia (per il popolo “dei Cappuccini”) – dopo diverse decadi è stata riaperta al culto e all’ammirazione degli amanti dell’arte

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Sarà una rettoria quella che un tempo fu la vivace parrocchia di Santa Lucia (per il popolo “dei Cappuccini”), già Santa Maria Maddalena, già Santa Filomena e Santa Lucia. Dopo diverse decadi, lo scorso lunedì è stata riaperta al culto e all’ammirazione degli amanti dell’arte, a seguito di un restauro conservativo e migliorativo coordinato dall’architetta Mariangela Ciliberti.

La riapertura è stata suggellata da un evento cultural-religioso, promosso dalla Diocesi in collaborazione con la Fondazione  del Museo Diocesano, rappresentata dal direttore dello stesso, don Michele Amorosini: la lezione introduttiva dello storico dell’arte Francesco Di Palo, seguita dalla messa celebrata dal vescovo Domenico Cornacchia.

Di Palo ha catturato l’attenzione dei presenti, molti dei quali si sono certamente abbandonati ai ricordi di quello che hanno vissuto sotto gli stucchi, al cospetto delle statue  – dalla nicchia a lei dedicata manca il busto di Santa Lucia, conservato nella chiesa nuova in via Oberdan – e dei Santi Biagio e Cleto del pittore Nicola Gliri, che accolgono i fedeli dall’entrata laterale di via don Minzoni.

Come spiegato da Ciliberti, il restauro della chiesa è consistito in un ammodernamento dell’impianto elettrico, privilegiando l’illuminazione a led, ed è stato concomitante con i lavori di riqualificazione della frazione, di proprietà della Diocesi, dell’annesso ex Convento dei Cappuccini: l’ala diocesana ora accoglie il nuovo centro cittadino della Caritas.

La chiesa di Santa Lucia ai Cappuccini  torna, quindi,  a essere un punto di riferimento religioso per la città che si “riappropria” di un altro contenitore culturale. La rettoria, infatti, possiede opere pregevoli risalenti al Sei-Settecento alcune delle quali sono conservate nel Museo diocesano a Molfetta come la tela Mosè e il serpente di bronzo di Gioacchino Quercia (1790), di cui in chiesa si ammira la riproduzione. Significativo l’intervento del sindaco Pasquale Chieco che auspica il ritorno a Ruvo di Puglia di opere conservate nel Museo diocesano: queste arricchirebbero ulteriormente il patrimonio artistico rubastino custodito nei musei  –  Jatta, Pinacoteca comunale, Museo del Libro e il Museo civico nell’ex convento dei Domenicani, di prossima apertura -, nelle chiese, nei palazzi nobiliari e in ogni luogo ricco di storia,

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