La Notte Bianca: non soltanto fumo ed arrosto
Una proposta per agevolare la partecipazione e che potrebbe far sì che certi spettacoli, organizzati da privati, non si tengano perché ad alto contenuto prosaico e volgare.
Egregio Direttore,
le scrivo in merito all’articolo apparso su Ruvolive a firma dell’ottimo Antonio Visicchio, collega giornalista che apprezzo molto. La sua è una penna felice ed incisiva. Vorrei fare qualche ulteriore precisazione, anche a seguito di un franco, amichevole ed esauriente colloquio telefonico di “chiarimento” intercorso fra me e l’Assessore alla Cultura, Antonio Minafra, persona che non ho fatto mai mistero di stimare per l’impegno che profonde largamente e la passione che ci mette nelle cose che fa.
Non per melliflua piaggeria, ma lui è fatto di sangue e passione, in maggior misura stimabile per la sua volontà, che ha dimostrato chiamandomi, di dialogare, discutere, chiarire. È ciò che un uomo politico ed un amministratore della res publica deve fare, ma che non tutti fanno, forse perché a corto di idee e contenuti.
Ora, i risultati possono essere giudicati inferiori alle aspettative, egli stesso non si nasconde che tutto può essere migliorato, perfezionato, sviluppato. Ma questo è un altro discorso. Non ogni cosa, non ogni esito è direttamente proporzionale all’impegno ed alla volontà che profondiamo; la realtà è talmente dinamica e complessa pur nella sua apparente semplicità, che talvolta, anche in un ambiente come quello ruvese che va avanti a colpi di retromarcia (mi si perdoni il paradosso), anche la più perfetta pianificazione organizzativa di un evento presenta talune variabili fatte di frizioni, resistenze, dimenticanze, consuetudini e pretese che ne intaccano, più o meno significativamente, i risultati o ne alterano la percezione. C’è poi il giudizio, che raramente è oggettivo, molto più spesso basato su esperienze ed attese soggettive. È un fatto fisiologico, e su questo piano possiamo pure concedere che ad una percentuale di ruvesi e non, seppure esigua, la Notte Bianca possa non essere piaciuta o possa essere stata apprezzata solo in parte.
Come ho avuto modo di dire all’amico Minafra nel corso della nostra lunga ed amabile conversazione, nulla da eccepire sul piano del suo impegno e della sua volontà, come anche su quelli dei dirigenti e dei dipendenti coinvolti. Ma ad egli è sembrato che io abbia sottaciuto la portata culturale dell’evento settembrino, e mi ha opportunamente rinviato al programma della Nuit Blanche nostrana, ai suoi appuntamenti di impatto culturale che hanno raccolto pubblico ed adesioni. Ma la riflessione mia e del Dr. Zazzarini, mio compagno di ventura, non era rivolta in modo precipuo all’aspetto culturale, che non dubito ci sia stato ed abbia ricevuto entusiastici consensi, ma alla “sottocultura” totalizzante della carne alla brace e della salsiccia arrosto che ha “inghiottito” il paese (come se non si mangiasse carne ogni santo giorno!), e che in un contesto quale quello di Piazzetta Fiume dove noi e l’OIPA proiettavamo un cortometraggio di “sapore” vegetariano ed animalista, dai contenuti decisamente forti, proprio non ci azzeccava, per dirlo alla dipietrese.
La questione se poi si possa o meno arrostire nelle vie del paese non mi compete, riguarda piuttosto i competenti organi di vigilanza comunali e sovracomunali, né tuttavia è peregrino immaginare, come mi è stato dato di vedere in Abruzzo, per esempio, la creazione nell’immediato futuro di un’area specificamente destinata alla ristorazione fast o slow food, alla degustazione di cibi e bevande. Su questo punto penso sia agevole fare passi avanti, o almeno me lo auguro.
Faccio pubblica ammenda sugli appunti che ho mosso in merito alla nostra mancata convocazione ed alla non fruizione di un punto luce. Per un disguido a noi imputabile la mail dell’Assessorato non ci è pervenuta e le nostre richieste sono pervenute fuori tempo massimo. Sono cose che capitano e che danno lo spunto per formulare una proposta concreta che, nelle intenzioni dell’Assessore Minafra, dovrebbe risolvere o contribuire a snellire tutto l’iter che precede la Notte Bianca o altre manifestazioni di largo respiro, evitando, per quanto possibile, fraintendimenti, incompatibilità, lacune, polemiche postume: un manifesto pubblico con cui si invitano le associazioni a presentare, entro la metà d’agosto, un piccolo progetto illustrativo dei contenuti della loro partecipazione agli eventi. Un’idea apprezzabile che condivido perché agevola la partecipazione e che potrebbe far sì che certi spettacoli, organizzati da privati, non si tengano perché ad alto contenuto prosaico e volgare.
Qui non siamo nel campo della censura preventiva, me ne guarderei bene, ma della salvaguardia del decoro pubblico e del buon gusto. Se le associazioni locali, per ottenere l’iscrizione al relativo Albo comunale, devono dimostrare il possesso di certi requisiti e dichiarare espressamente di aderire a certi valori di fondo sanciti nello Statuto comunale, che poi è la Carta costituzionale della nostra comunità, allora occorre essere consequenziali ed opporre un fermo diniego alla subcultura imperante della decadenza e della volgarità.
*Presidente Associazione culturale Sehaliah
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