“La città dell’io” e “la città del noi”

Andria panorama

Se non ci appartengono gli spazi comuni non ci appartiene neanche chi li vive, chi li viola e chi, amministrando, porta per mano espressioni privilegiate dell’io sfrenato

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Il significato di come arrediamo le nostre case è semplicemente il modo in cui le sappiamo rendere più funzionali e comode per chi le vive.

La stessa cosa accadrebbe se pensiamo alla ricaduta delle scelte urbanistiche, dove gli spazi e gli arredi urbani dovrebbero tendere alla vivibilità e al comfort in termini di: sicurezza della viabilità, spazi verdi per restituire una sana salute armonica, spazi accessibili ai bambini, agli anziani, ai disabili.

È vero, oltre che confermato da tanti studi, che il benessere psicologico dipende anche da come i luoghi sanno supportare l’armonia delle nostre vite. Tutto ciò lo vediamo nelle nostre città, nei luoghi in cui viviamo. Per questo la contrapposizione tra l’io, esclusivo degli interessi dei pochi, e il benessere collettivo.

Prendersi cura degli spazi esterni è un modo per farsi appartenere tutto ciò che è esterno alle nostre case così belle e blindate. Già mentre varchiamo l’uscio del nostro appartamento, gli spazi comuni, quelli condominiali, per esempio, non sono di nessuno, il marciapiede e gli arredi urbani non ci appartengono, perciò possono essere anche vandalizzati.

Se non ci appartengono gli spazi comuni non ci appartiene neanche chi li vive, chi li viola e chi, amministrando, porta per mano espressioni privilegiate dell’io sfrenato.

Ancora oggi in alcuni paesini, come Minervino Murge, è consuetudine pulire il lastricato esterno, è abitudine tutelarlo, è la massima espressione della costruzione dell’appartenenza e della identità. Passeggiare in un bel parco verde significa ritrovarsi, dare spazio al pensiero, permettersi di consegnare anche le nostre tensioni al vivere sereno.

Questo è il periodo degli esodi vacanzieri, magari anche quelli diventati ormai “mordi e fuggi”.  Al rientro sentiamo il racconto di quanto vissuto, già preceduto dalla galleria fotografica che sui social ha parlato per noi delle mete belle, dove abbiamo trovato ordine, servizi e decoro. Magari da queste esperienze portassimo con noi qualche buon esempio per le nostre città dell’io.

La psicologia non si fa sul divanetto dello psicologo, ma anche sulla panchina di un parco dove si ascolta e si osserva, dove si respira e si gode della carezza dello spazio che amplifica quello interiore, senza soluzione di continuità.

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