La bellezza della sincerità: il racconto di Giacomo e di suo fratello “che rincorre dinosauri”

Una storia semplice e reale, fatta di scambio, condivisione, odio e amore. L’intervista al giovanissimo scrittore
Siamo ciò che leggiamo. È questa la frase con la quale l’assessora Monica Filograno ha introdotto la serata. Ed effettivamente se leggiamo il libro di Giacomo Mazzariol non possiamo che essere ragazzi. Sì, ci trasformiamo in ragazzi autentici e sinceri che non usano paroloni o copioni tragici per descrivere argomenti che spaventano ma che in fondo sono così quotidiani e vicini a noi. Argomenti come la sindrome di down ad esempio. Argomenti come la quotidianità con uno diverso da noi. O forse siamo noi troppo diversi da lui, dipende solo da quale punto prospettico decidiamo di vedere la questione.
Da dove Giacomo ha preso ispirazione: due occhi orientali. E anche un piede con un dito in meno. Che non è neanche così tragico, visto che almeno hai la mira perfetta per poter calciare in modo eccellente.
Come ha sottolineato lo scrittore Giancarlo Visitilli, il libro parla di una storia d’amore. Tutto qui. Vietato parlare di costrutti definiti, cosa è la malattia, quanto è difficile sopportarla e tutto ciò a cui siamo abituati. Giacomo ha raccontato la vita con suo fratello, una vita da studente prossimo alla maturità con un fratello supereroe.
19 anni, un libro e una maturità da conseguire. Oltre che ovviamente gli amici, l’amore e tutte quelle cose che riguardano ciascun ragazzo. Ma con un mondo dentro da raccontare. Dei dettagli su cui far attenzione. La prospettiva di dire la verità nel modo più naturale possibile, con un linguaggio lungi dall’essere aulico. «Sei mesi per decidere di scriverlo, sei mesi per scriverlo», racconta Giacomo. «Questa indecisione perché secondo me esistono due tipi di libri: uno che racconta grandi storie e uno che racconta storie normali ma scritte benissimo. E io non appartenevo a nessuna categoria. Poi mi è stata messa davanti la foto mia e di Giò. E allora lì ho capito che dovevo raccontare ciò che è successo da quando Giò è nato a quando ho fatto quel video. E poi non so cosa è successo – continua scherzando -, forse una serie di casualità o forse perché l’argomento down va di moda adesso».
Altro punto fondamentale: il video. Da lì nasce tutto. Da un video insieme a suo fratello e fatto vedere ai suoi compagni, che lo hanno trasformato in un fenomeno virale. E di lì la stampa nazionale, fino a Einaudi: tutti volevano trasformare quell’episodio in qualcosa di straordinariamente unico.
Un rapporto quello con Giò straordinariamente vero, tipico di due comuni fratelli: amore e odio, scambio e condivisione. Giacomo gli ha insegnato a giocare a calcio; Giò gli ha insegnato a cambiare la concezione del tempo, a rendere tutto così al presente, a capire cosa è la libertà. Quella libertà che non è necessariamente “fuck the system”, ma che ti permette di andare un passo oltre, di poter decidere solo dopo aver conosciuto le cose. E Giò si prende la libertà di divertirsi, quando si nasconde dietro un vetro, e non di capire magari cosa è la composizione di un materiale.
Ma cosa rende il libro speciale? Il fatto di essere onesto, di raccontare tutto ciò che è successo, tutta la paura che Giacomo ha avuto, ma che è stata archiviata dal fratello. Grazie a quella paura però è nato il libro. Anche i periodi di paura hanno una loro dignità e meritano di essere scritti.
Non c’è astrazione, tutto rappresenta fonte di ispirazione. Anche la zucchina caduta per terra, anche la nuvola che passa in cielo. E tutto è condiviso. «Ogni volta che scrivevo qualcosa, la facevo leggere ai miei compagni e loro davano un piccolo contributo».
Giacomo è un ragazzo che forse è riuscito a capire prima di tutti gli altri cosa sia la vergogna; non è qualcosa che dipende dagli altri, ma solo da noi stessi. È qualcosa di relativo, dato dal contesto in cui ci si trova; la vergogna nasce e muore nella persona che la prova.
Tanta ironia, tante battute ma tanta umiltà. Un inziale stato di onnipotenza, che ha stravolto la vita di questo ragazzo, ma che lo rende un guerriero pronto a voler portare il suo libro ai lettori. E poi c’è anche la voglia di lavorare e lavorare, leggere e lavorare.
Lo abbiamo intervistato per capire qualcosa in più su di lui.
Quanto pensi sia cambiata la tua vita da ragazzo a scrittore?
È cambiata e non posso negarlo; ma mi piace dire che è cambiata dal punto di vista quantitativo. Perdevo i treni prima e li perdo anche ora, anzi forse ancora di più; scrivevo per qualche quotidiano e ora magari lo faccio a livello nazionale, scrivevo racconti e ora ciò che scrivo lo pubblicano; parlavo nelle assemblee di istituto, ora invece parlo durante gli incontri. Solo mi si sono aperte nuove strade e adesso devo dire che è più facile sognare. Da una parte quindi posso dire che è cambiata in modo quantitativo, dall’altro ti mette nella condizione di poter sognare sempre di più.
Un aggettivo per Giacomo scrittore, Giacomo fratello e Giacomo ragazzo
Mi verrebbe da citarti il film “Santa Maradona”, dove si dice “Quale crede che sia il suo maggior pregio? La sincerità. E il suo principale difetto? La sincerità. E allora mi dica: qual è il reddito annuo della sua famiglia? La sincerità. Ecco anche io ti dico così: la risposta è sincerità.
Ti è mai venuto qualche momento di sconforto sia mentre scrivevi il libro che relativamente al tuo futuro?
Si, mentre scrivevo il libro mi sconfortava il fatto che potesse non essere letto dalla gente a cui non interessava. Secondo me ci sono storie che devono andare oltre la letteratura. Scrivevo pagine e cambiavo. Dopo il libro lo sconforto sta nel riuscire a ricreare questo effetto. La particolarità del libro è che avevo tutto vissuto; ora riprodurre una cosa così è difficile. Hai un’idea e magari c’è già stata. Usi un modo di scrivere e scopri che è già di un altro. Devi trovare il modo giusto di convivere con l’innovazione tua e del passato.
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