ItinerOlio, il giorno di Ruvo. Le immagini

Ieri pomeriggio, nella sede della Eurocoop, convegno sulla filiera produttiva e degustazioni a cura dello chef Giuseppe Salierno
Si è tenuta ieri pomeriggio la tappa ruvese di ItinerOlio, la rassegna itinerante che si pone l’obiettivo di far scoprire il gusto, la qualità e le proprietà salutari dell’extra vergine di oliva nostrano.
Nella sede della Eurocoop, hanno discusso della “Filiera olivicola” il presidente della cooperativa ruvese Giovanni Bucci (anche vicepresidente di Oliveti di Bari, ente organizzatore dell’evento), Benedetto Fracchiolla, presidente della Finoliva Global Service spa e Carmine Ciliberti, tecnico della Eurocoop.
Si è parlato di un mercato che cambia e al quale bsogna adattarsi, cogliendo allo stesso tempo «una grande sfida e una grande opportunità», ha detto Fracchiolla. Ciò che il consumatore chiede è «un prodotto che non nasconda truffe», prosegue. E nella ricerca di tale certezza, il vantaggio competitivo del gruppo di otto cooperative che compone Oliveti Terra di Bari è notevole, poichè «noi gestiamo filiere, e non filiere corte come molti altri». Ciò significa conoscere e poter descrivere dettagliatamente l’olio a partire dalle sue origini: dalla singola pianta fino all’imbottigliatura. «Siamo gli unici in grado di fare questo lavoro». Un lavoro complesso, enorme, costruito con pazienza nel tempo. «Non è un caso che ci siamo dotati di certificazioni volontarie», ma il risultato è avere un prodotto tracciato – e tracciabile – in ogni momento della sua storia.
In questo, una grossa mano l’ha data PivOlio, come spiega Giovanni Bucci. «Un progetto da quattro milioni di euro, uno strumento per caratterizzare e definire il genoma delle produzioni, a cui si dà un valore aggiunto attraverso una vera e propria carta d’identità completa». Anche questo ha consentito alle otto cooperative di raggiungere un quantitativo annuo di 50mila quintali per un valore di 20 milioni di euro. «Abbiamo tutto l’interesse a rafforzare questi numeri», conferma alla platea il presidente Bucci.
Il 100% italiano, di cui oggi si vantano un po’ tutti, non basta più. «Bisogna fare uno sforzo per andare oltre e investire nella segmentazione del mercato», conclude Fracchiolla. La Op Oliveti Terra di Bari ha ben sette filiere certificate, che comprendono il Dop, il Bio, il Bio dop, il Baby food… Ciò serve ad aggredire ulteriori piccole nicchie di consumatori. Per quanto riguarda il biologico, per esempio, le cooperative producono per Alce nero, nome leader del settore. Un ulteriore passo è quello di «sganciarsi dalle lavorazioni per contro di altri e creare il proprio marchio».
Una piccola parentesi è stata poi dedicata da Carmine Ciliberti agli agenti patogeni, come la mosca dell’ulivo, che mette in pericolo i raccolti. «Noi seguiamo il produttore dal campo», spiega il tecnico, «e lavoriamo a stretto contatto con la divisione Ricerca e sviluppo dell’organizzazione, con cui stiamo cercando di contrastare il problema». Riuscire a debellarlo sarebbe un ottimo risultato «dal punto di vista quantitativo e qualitativo».
La serata si conclude con la degustazione di prelibatezze locali, tra cui crostini, focacce e minestre di legumi, tutto rigorosamente preparato e condito con olio extra vergine di oliva, in un buffet sapientemente creato, descritto e servito dallo chef Giuseppe Salierno.
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