“Italianesi”, storie di civili italiani imprigionati in Albania dopo la seconda guerra mondiale

Tersilia Carofiglio

Uno spettacolo per conoscere un capitolo di storia doloroso e ingiustamente ignorato

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Una magistrale interpretazione di Saverio La Ruina di ScenaVerticale, autore della pièce e attore in grado di delineare minuziosamente i sentimenti, i desideri e i sogni che frullano nella testa di un bambino, poi di un uomo, marito, padre ma soprattutto figlio. Figlio dimenticato di un soldato italiano che, dopo l’invasione dell’Albania, a guerra conclusa, viene rimandato nella sua patria e lascia dietro di sé le lacrime della famiglia, costruita negli anni trascorsi al di là dell’Adriatico. Orfano di un’Italia che lo ha costretto a un’esistenza di prigionia in terra nemica, la cui vita é trascorsa sognando il ricongiungimento con le proprie radici e desiderando di raggiungere il proprio padre.

Quando finalmente, con la caduta del regime che lo opprime, gli é concessa la libertà di riabbracciare il genitore perduto, l’illusione di rientrare in patria come eroe svanisce. Viene respinto dalla stessa nazione per la quale ha vissuto 40 anni di prigionia, in un campo additato come progenie dei “fascisti schifosi”.

Una vita in bilico, ovunque stranieri: italiani in Albania e albanesi una volta giunti in Italia.

Uno spettacolo ispirato a storie vere, per far rivivere una tragedia ignorata dalla storia, ma che resta impressa nelle famiglie separate dal filo spinato e mai ricongiunte, anche dopo la caduta di “quel muro” che ha spaccato il mondo tra capitalismo e socialismo, dividendo persone prima che dinamiche politico-economiche.

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