Italia dei Valori: «Una centrale a biomasse o a combustibile da rifiuti?»

«E’ tempo che il Consiglio Comunale, in riunione straordinaria, si occupi della centrale e di tutte le altre che si vogliono costruire nell’agro di Ruvo o nelle immediate vicinanze»
Il circolo cittadino dell’Italia dei Valori, attraverso il responsabile Raffaele Pellegrini, chiede che sulla futura realizzazione di una centrale a biomasse in un territorio tra Ruvo e Corato, possa discutere il Consiglio comunale da convocarsi per una riunione tematica. Pellegrini auspica che a questo Consiglio possano partecipare tutti «i rappresentanti delle associazioni e dei portatori di interessi diffusi sul territorio». Di seguito la nota diffusa dall’Italia dei Valori.
Da tempo in questa società si cerca di fronteggiare i problemi energetico/ambientali salvaguardando a tutti i costi l’imprenditoria.
Per soddisfare questi bisogni, nasce l’idea della centrale a biomassa.
Può una centrale a biomassa essere considerata una risposta energetica valida, efficace ed economicamente valida senza il contributo dello Stato?
Il progetto di centrale a biomassa che ci occupa sarà dotato di una caldaia che “brucerà” il cosiddetto cruscame, secondo quanto dichiarato dal Molino Casillo. Verranno utilizzati anche gli scarti di altro tipo quali ripuliture boschive, scarto di potature, ramaglie ecc. e/o rifiuti urbani?
Per definizione, oltre ai vegetali coltivati, anche i rifiuti vegetali e liquami di origine animale possono essere sottoposti a digestione o fermentazione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno). La biomassa viene chiusa in un digestore (ad esempio realizzato con la tecnologia UASB) nel quale si sviluppano microorganismi che con la fermentazione dei rifiuti formano il cosiddetto biogas. Dopo trattamento depurativo, questo può essere usato come carburante, combustibile per il riscaldamento o il raffreddamento e per la produzione di energia elettrica.
Anche dai rifiuti raccolti nelle città si può ricavare energia.
Non è nostra intenzione valutare, a priori, il progetto e gli imprenditori, peraltro ben noti, che presentano tale progetto.
Ciò che preoccupa i cittadini di Ruvo di Puglia ed i cittadini in genere è il fatto che tale impianto verrebbe costruito all’interno di una zona densamente abitata, a meno di 1 Km dalla frazione Calendano dove è in atto una notevole espansione residenziale e che per impianti similari (vedi Cavallino e Casarano in Provincia di Lecce, da ultimo) la Provincia di Lecce ha rilasciato parere sfavorevole all’Aia (Autorizzazione integrata ambientale).
Il nostro obiettivo è quello di valutare l’impatto sulle persone e sul territorio dell’impianto di produzione di energia elettrica da biomasse la cui realizzazione è stata annunciata dal Molino Casillo nella Contrada San Cristoforo, a confine con l’agro di Ruvo di Puglia, sulla base dei dati contenuti nel progetto.
I proprietari ed i progettisti hanno definito l’impianto “di impatto ambientale nullo” e contestano i dubbi sollevati dalla cittadinanza e da altri tecnici.
Può essere considerato di impatto ambientale nullo un impianto avente le caratteristiche che di seguito si riportano?
E perchè il progetto è stato presentato solo al Comune di Corato ed alla Provincia di Bari e non anche in Regione dove sono in atto ripensamenti per tali progetti, come vedremo di seguito?
Ma quali sono le attese per il dopo incentivi del 31 dicembre 2012? Da più parti, si parla con sempre maggiore insistenza dell’intenzione del Governo di ridurre le attuali tariffe di 28 centesimi di euro per kilowattora elettrico prodotto. Non va infatti dimenticato che la media europea attualmente si assesta a 0,16 euro per kwh.
Con questi dati previsionali, potrà essere l’impianto convertito a normale C.D.R. (combustibile da rifiuti urbani/industriali)?
Dati di progetto
– Potenza termica di 7,4 MW con una potenza elettrica di 3,2 MW che prevede un imput di materia prima di 2,4 tonnellate per ora, per un totale di ore di funzionamento annuo previste di 8322 (in pratica oltre 20.000 tonnellate annue da trasportare dal Molino Casillo distante circa 6 km. !); materiale di scarto il cui peso specifico è molto basso e voluminoso;
– 2 camini alti 10 metri da cui sono previste emissioni di fumi/camino di 7.938 Kg. per ora ad una temperatura di 200°C, torri di cemento armato dell’altezza di oltre 16 metri (un palazzo di 6 piani). Due enormi calotte di cemento aventi diametro di oltre 30 metri per una altezza fuori terra di oltre 15 metri
– Trincee /vasche di stoccaggio di 3 ettari di estensione con una pavimentazione in calcestruzzo, di tipo industriale, alte fino a 5 metri;
– Durata attività: 30 anni
– Area occupata: 5 ettari
La preoccupazione che attiene alle ricadute negative sull’ambiente e sulla salute dei cittadini per l’entrata in funzione di un simile impianto é evidente.
E’ di queste ultime ore, con l’ordine del giorno sulla centrale a biomasse di Cavallino (Lecce), il Consiglio regionale pugliese impegna il presidente della Giunta, Nichi Vendola, e l’assessore all’ambiente Lorenzo Nicastro, «ad attivare tutte le iniziative volte a bloccare l’insediamento della centrale a biomasse deliberata dal Comune di Cavallino.
Viene anche chiesto di:
– verificare la possibilità di esprimere un parere negativo sul progetto presentato e far venire meno in tal modo la funzione del commissario ad acta;
– rapportarsi con il comitato intercomunale e con i sindaci interessati al fine di ristabilire un rapporto corretto e di fiducia tra un’importante area territoriale della Puglia e l’Ente Regione.
L’assessore Capone (Regione Puglia), per restare alla cronaca, ha poi annunciato una norma inserita nel testo unico sull’energia in corso di approvazione che prevederà la possibilità di realizzare unicamente piccoli impianti a filiera corta. Il Pd intanto «in vista della conclusione degli iter autorizzativi per le centrali a biomasse in Puglia» propone al governo regionale «di predisporre la legge da approvare velocemente per introdurre – come ha spiegato in Aula il capogruppo consiliare, Antonio Decaro – l’obbligo di utilizzo della ‘filiera corta’ al 100% nelle aree agricole e all’80% nelle aree industriali».
Per quanto innanzi, oltre alle iniziative già assunte in data 30/11/2011, è tempo che il Consiglio Comunale, in riunione straordinaria, si occupi della suddetta centrale e di tutte le altre allo stato embrionale che si vogliono costruire nell’agro di Ruvo e/o nelle immediate vicinanze.
Per favorire la massima trasparenza e partecipazione da parte dei cittadini, necessaria è la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni e dei portatori di interessi diffusi sul territorio.
Riteniamo che in tal modo si possa dare ad ognuno la possibilità più corretta di riflettere su una questione cruciale, la quale tocca temi che a tutti indistintamente stanno a cuore (particolarmente oggi, nelle drammatiche contingenze che ci troviamo a vivere), quali quello della salute, della salvaguardia ambientale, dello sviluppo del territorio e della creazione di nuovi posti di lavoro.
Confidiamo nella sensibilità dei responsabili istituzionali, per il destino delle nostre comunità.
Ruvo di Puglia lì 1/12/2011
IDV ITALIA DEI VALORI
Il Responsabile
(Raffaele Pellegrini)
Commenti
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BENE HA FATTO IL RESPONSABILE DLL’I.D.V. LOCALE AD ESPORRE OL PROBLEMA SULL’ENERGIA ALTERNATIVA E BENE FA A PRETENDERE UN CONSIGLIO COMUNALE CON IL COINVOLGIMENTO DEI CITTADINI INTERESSATI PERO’ DEVO PRRE UNA DOMANDA: MA L’I.D.V. NON FA PARTE DELLA MAGGIORANZA? L’HA PROPOSTO IN MAGGIORANZA? CHE RISPOSTE HA AVUTO? FARE CHIAREZZA PERCHE SU QUESTI REMI E’ FACILE CADERE NELLA STRUMENTALIZZAZIONE.
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SCUSATE GLI ERRORI DI DIGITAZIONE SULLA TASTIERA.
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COMINCIAMO CON LA CENTRALE A BIOMASSE PER FINIRE A QUELLA NUCLEARE…
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Si sa bene ciò che è ma, quel che sarebbe???








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