Incidente ferroviario sul Financial Times, una ruvese: «Non è da attribuire alla mancanza di infrastrutture e investimenti al sud Italia»

La nostra concittadina ha commentato l’articolo della nota testata britannica, invitando i giornalisti a «fare dei sopralluoghi prima di scrivere»
Del disastro ferroviario dello scorso 12 luglio se ne sono occupati proprio tutti. Dalle testate locali come la nostra ai media internazionali. Tra questi ultimi anche la più nota delle testate economiche britanniche, il Financial Times. A sei giorni dallo scontro ha infatti pubblicato un articolo, a firma di James Politi, nel quale il giornalista, avallato anche da una dichiarazione di Roberto Saviano che definisce il Sud «morto», attribuisce l’accaduto «allo stato delle infrastrutture, al letargo della burocrazia e all’arretratezza del Mezzogiorno».
«E’ la seconda volta che il FT scrive sulla vicenda interpretando i fatti con la solita retorica del divario nord sud d’Italia», ci scrive Anna Di Gioia, ruvese, a cui la cosa non è proprio andata giù. Tanto da commentare, rigorosamente in inglese e in maniera circostanziata, «che l’incidente non è da attribuire ai soliti discorsi sulla mancanza di investimenti, poichè proprio sulla linea della Bari nord gli investimenti degli ultimi anni hanno reso il servizio eccellente, ma a una tragica fatalità legata al sistema dei controlli. Ho anche fatto presente – prosegue – che, ai fini di una corretta informazione, i giornalisti farebbero bene a fare dei sopralluoghi prima di scrivere, invece di riportare frettolosamente notizie non verificate lette anche sulla stampa italiana». Proprio il caso in questione ha infatti generato una serie di errori ed equivoci basati sulla ricerca spasmodica, spesso non verificata, della storia, dell’esclusiva, del colpevole a tutti i costi o di chissà cos’altro, in un momento in cui era necessario basarsi sui dati e sui fatti.
«Segnalo a voi la cosa poiché è largamente diffusa sulla stampa internazionale, anche quella più accreditata, l’abitudine di diffamare l’Italia, e in particolare il sud, con l’uso di stereotipi e senza cognizione di causa. La reputazione di un Paese dipende enormemente dai mezzi d’informazione, cioé da quanto e da come gli accadimenti di quel Paese vengono riportati al grande pubblico.
Una più rigorosa disciplina, a livello internazionale, della professione giornalistica farebbe bene a tutti ma soprattutto all’Italia. E da parte delle nostre istituzioni, un più attento monitoraggio dei giornali internazionali e l’invio di puntuali controrisposte, laddove necessario, contribuirebbero notevolmente alla formazione di una più corretta informazione e opinione sui fatti del nostro Paese», conclude.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Sanb, accertate tre violazioni per abbandono di rifiuti