In un libro 50 anni di Ruvo di Puglia: storia de “Il rubastino”

Chi volesse conoscere e approfondire aspetti di Ruvo di Puglia può attingere dal quinto volume degli Studi Rubastini, la collana dal taglio scientifico promossa dalla Pro Loco
Chi volesse conoscere e approfondire aspetti della storia e del presente di Ruvo di Puglia, spaziando dall’arte alla politica, dalla satira al costume sino all’economia, può attingere dal quinto volume degli Studi Rubastini, la collana dal taglio scientifico promossa dalla Pro Loco di Ruvo di Puglia ed edita dal Centro Stampa Litografica di Terlizzi. È disponibile nell’Info Point di via Veneto.
Il libro si propone come la summa dei primi cinquant’anni de “Il rubastino”, il giornale cartaceo della Pro Loco ruvese, fondato nel 1969 dal sacerdote Vincenzo Amenduni che fu anche presidente dell’associazione.
Un giornale che ha fatto i conti con le ristrettezze economiche – una delle criticità che affliggono tuttora la stampa contemporanea – tanto che fu pubblicato sino al 1972, con una sola pubblicazione nel 1975 per poi riprendere, senza interruzioni, nel 1980 per volontà del Gruppo Giovanile della Pro Loco, sotto la direzione di Beppe Cavallaro.
Delle personalità, dei tempi, delle prospettive de “Il rubastino” sono stati delineati tratti nella serata di presentazione del volume “I primi cinquant’anni de “il rubastino – Storia, cultura, cronaca, satira sulle pagine di una rivista locale di Ruvo di Puglia”, diverse settimane fa,alla fine di gennaio, a conclusione del cinquantennale del periodico.
Tra i relatori, chi ha fatto parte di quel Gruppo Giovanile come Rocco Lauciello, presidente della Pro Loco e di Unpli Puglia; Cleto Bucci, già ispettore onorario ai beni artistici, storici e archeologici per il territorio ruvese, cultore di storia locale e una delle penne storiche del giornale. Al tavolo, anche Michele D’Ingeo, che ha all’attivo pubblicazioni edite dalla Pro Loco; il sindaco Pasquale Chieco; Teresa De Francesco, direttrice del Polo museale ruvese; il sindaco Pasquale Chieco; Aldo Patruno, direttore del Dipartimento Turismo, Economia, Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia; il vicedirettore Salvatore Bernocco e l’attuale direttore, Angelo Tedone.
Lauciello ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito alla evoluzione di un giornale che è memoria della storia ruvese ed è specchio dei suoi cambiamenti. Il giornale gode di buona salute; fa parte del circuito Gepli e il fatto stesso che la produzione del volumesia stata finanziata dalla Regione Puglia attesta l’importanza dello stesso per la comunità.
Cleto Bucci considera un miracolo la pubblicazione di un libro dedicato a un giornale, in un momento in cui chiudono librerie e si leggono pochi giornali. Ma un libro garantisce l’eternità, per Bucci, e questo volume di 300 pagine che raccoglie il distillato, a cura di Bernocco, di 125 numeri per un totale di 3750 pagine, diventa il prezioso testo unico cartaceo – ma si auspica possa essere presto digitalizzato – di testimonianze e contributi di intellettuali, artisti, politici.
Tra questi il pittore Domenico Scarongella le cui vignette satiriche, che compongono la quarta parte – la terza è dedicata, a cura di Paolo Pinto, proprio alla satira ne “il rubastino”– sono una “commedia umana” ruvese. Bucci punta sulla potenza della matita, capace di dare un corso agli eventi: come non ricordare quella vignetta in cui un alto prelato scappava con un quadro sacro appartenente a Ruvo di Puglia per portarlo nel Museo Diocesano di Bitonto? Ebbene, dopo un “terremoto”, quel quadro ritornò a Ruvo di Puglia che, per il prezioso patrimonio ecclesiale, dovrebbe disporre di una sezione del Museo Diocesano. E non ci fu chi sognò un palazzo alto sei piani, accanto alla Cattedrale?Anche con la matita, “Il rubastino” ha fustigato e castigato.
Con «abnegazione, volontà e verità», Salvatore Bernocco si è dedicato a donare alla comunità un saggio di memorialistica locale. Leggendo le pagine di quei numeri, di cui la seconda parte, sotto il coordinamento del vicepresidente della Pro Loco Antonello Olivieri, contiene lo spoglio, ha creato dei tasselli che hanno composto un mosaico di pensieri, di espressioni che riportano al passato. Il suo è stato un omaggio al padre, Giovanni, insegnante e sindaco di Ruvo di Puglia, e ai ruvesi: in questo duro lavoro ha sentito di dare il meglio di sé. Molta importanza deve essere data, poi, secondo Bernocco, al vernacolo, alle nostre radici e, leggendo, ha constatato come la lingua e il lessico ruvesi si siano evoluti. Bernocco è convinto che la cultura unisca e arricchisca ed esorta a leggere perché così si forma uno spirito critico.
Entusiasta della pubblicazione è Teresa De Francesco che, dinanzi a un libro, si chiede quale funzione e quale contributo possa dare a una comunità e cosa possa lasciare in ognuno. Il volume e, quindi, “Il rubastino” arricchiscono. De Francesco intende potenziare la sezione ruvese del patrimonio bibliotecario perché la cultura popolare è fondamentale per custodire le proprie radici, in ossequio ai dettami della Convenzione di Faro: più è soddisfatto il bisogno di cultura, più aumenta il benessere di una comunità. La direttrice chiede, inoltre, che siano forniti in dotazione alla collezione bibliotecaria i numeri mancanti de “il rubastino” ed esorta a digitalizzare il catalogo in modo tale da rendere più fruibile la ricerca degli stessi(e si auspica che la digitalizzazione avvenga per tutto il patrimonio librario custodito a Palazzo Caputi). Sollecita, infine, la Pro Loco a collaborare per rendere la biblioteca un aggregatore culturale e sociale che coinvolga diverse fasce della società.
Patruno sottolinea come la Regione sostenga tutti quei progetti in cui il territorio si promuove con la conoscenza che rafforza l’identità e il quinto volume degli Studi Rubastini ha tale portata ed è per questo che è stato finanziato nell’ambito del “Progetto per l’editoria dedicata alla valorizzazione e promozione del territorio”. La Regione promuove tutte quelle azioni che diffondono la conoscenza: sono state finanziate, con 120milioni di euro, 111 biblioteche di comunità e 12milioni di euro sono stati investiti per l’acquisto di libri perché le biblioteche devono diventare presidi sociali. Inoltre, per la costruzione della Digital Library, si stanno formando giovani operatori che siano in grado di catalogare testi, musiche, immagini e filmati culturali e identitari.
Un ricordo affettuoso a Beppe Cavallaro, ad Amenduni è dedicato da Angelo Tedone, direttore de “Il rubastino” che, senza nulla togliere al giornalismo sul web,considera la stampa su carta il banco di prova di un giornalismo rigoroso, attento e curato. Tedone fa lezioni di giornalismo nelle scuole e ricorda quando, nel 1980, con una scolaresca fu accolto dal presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Per il Sindaco, intorno a un giornale come quello promosso dalla Pro Loco si costruiscono relazioni positive tra e con i cittadini, perché i giornali sono il termometro dei tempi e di una comunità e, spesso, scuotono le coscienze. Il valore di questa pubblicazione, per Chieco, è molto alto perché sintetizza cinquant’anni di vicissitudini politiche, sociali e culturali.
La consegna della prima copertina de “Il rubastino” alla direttrice De Francesco e di targhe riconoscimento a Roberto Di Modugno, Giuseppe Berardi e Pasquale Rubini, imprenditori che supportano il giornale, conclude il cinquantennale di una delle voci su carta stampata della città a cui anche i più giovani danno il contributo tra cui Arianna Caldarola, Caterina Paola Gramegna e Nicla Stragapede (per la seconda parte del volume), Francesco Lauciello, Teresa Fiore, Claudio Carmelo Ferraro, Francesco Paparella e Marica Ciliberti.
Commenti
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Ma quanto è brava l'amministrazione attuale con a capo il sindaco presente e sorridente nelle cerimonie ufficiali ma assente nelle necessità del paese. Un paese attualmente caduto e poco manca per il fondo, in un degrado che gli abitanti non meritano. uno spreco di capitali pubblici in manifestazioni folcloristiche inutili e ineducative. Balli, mangiatoie e divertimenti che accecano le vere necessità per le nuove generazioni. Nuove generazioni abituate a tale tenore non capiranno mai i sacrifici occorrenti per raggiungere un benessere misurato e prospettivamente positivo. Ma tanto tutte le considerazioni di cittadini normali non servono all'amministrazione attuale, sorda e disinteressata alle cose serie ma pronta e disponibile a buttare polvere negli occhi.








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