In scena il “Cabaret” del Tannoia

La Redazione

Lo spettacolo curato dall'istituto rappresenta le ansie dei "nativi digitali"

0 commenta

«Non siamo un’accademia, né un istituto d’arte. Il nostro impegno per i laboratori teatrali è finalizzato soprattutto a far crescere i ragazzi, ad aiutarli ad elaborare le loro emozioni, a riconoscere e superare le loro paure, a farli integrare». Così la professoressa Rosanna Ippedico, tutor del progetto che ha portato all’allestimento dello spettacolo Cabaret, sintetizza il senso del percorso che l’istituto Tannoia di Ruvo porta avanti da anni con i suoi studenti.

La rappresentazione è andata in scena lo scorso 1° giugno nel chiostro della pinacoteca Comunale. Alla regia Giulio de Leo, coreografie di Erika Guastamacchia.

Cabaret è uno lavoro teatrale complesso, come complessi sono i temi che indaga e gli interrogativi che lascia aperti agli spettatori. 24 giovani attori vestono i panni dei ragazzi di oggi e si muovono, danzano, gesticolano su una scena essenziale, in cui ci sono solo le luci della ribalta e, forse, della vita. In primo piano due microfoni, ai quali, a turno, gli studenti si avvicinano, per esprimere le loro riflessioni sui problemi che li attanagliano, in quanto “nativi digitali”, venuti al mondo nell’era dei tablet, di internet, dei selfie.

Un tempo in cui tutto si consuma in fretta, in cui si è smarrito il legame con la natura, in cui ci si è dimenticati di avere dei sensi in grado di percepire direttamente la realtà, in cui si comunica solo con la mediazione di strumenti tecnologici. Robotizzati, automatizzati, selfizzati, taggati, gli attori si muovono sulla scena, comunicando efficacemente il senso di smarrimento, alienazione, disidentificazione che provano. Eppure, qualcuno di loro, urlandolo al microfono, ricorda che l’uomo è un “animale sociale”.

Sul palcoscenico sembra allora dipanarsi una lotta tra il tentativo di riappropriarsi del proprio essere più autentico, della propria ontologia, e i poteri che fagocitano quell’identità: la tecnocrazia, il mercato, il neocapitalismo, la televisione, le idee dominanti vogliono l’omologazione, l’annullamento di ogni diversità. Una diversità, però, che grida il suo diritto ad esistere e ad essere rispettata e si materializza nelle parole, nei gesti e nel sorriso di una delle giovani attrici, Claudia Catalano, la cui diversabilità viene portata sulla scena insieme a un pezzo di vita vissuta e dimostra ai suoi amici e a noi adulti che questa generazione è capace di autenticità, di delicatezza, di bellezza e saprà trovare gli antidoti per costruire un mondo migliore.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!