Il tutto esaurito per Il Gatto e gli Stivali

Grazia Ippedico

Il teatro Kismet produttore di emozioni e divertimento a Ruvo

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La storia è quella classica del gatto con gli stivali. Il terzo figlio di un mugnaio riceve in eredità dal povero padre passato a miglior vita, un gatto. Il gatto non è uno semplice gatto. Innanzi tutto sa parlare, e poi ha un bel cervellino funzionante. Il bel cervellino funzionante procurerà al figlio del mugnaio un intero regno con tanto di castello, servitori e contadini al seguito. Non è tutto. Verrà anche sconfitto un orco cattivo che in questo caso ha le sembianze di un Dissennatore della Rowling: alto, pallido, vestito di fluttuanti stoffe.

La magia del teatro non è nella storia, scritta benissimo e interpretata magnificamente, per altro. Il teatro lo fanno gli spettatori. E di spettatori nel teatro di Ruvo, ieri sera ce n’erano davvero tanti. Il teatro comunale di Ruvo di Puglia era pieno più del solito. Si è sentita la mancanza, in questi mesi, degli spettacoli in via Pertini. Chi ne ha sentito più di tutti la mancanza sono proprio i bambini.

I bambini che hanno riso alle discussioni delle comare di condominio, che hanno da discutere sulle cattive abitudine della signora del primo piano. I bambini che si sono immedesimati in un gatto furbetto e coraggioso. I bambini che hanno giudicato il figlio del mugnaio un testone lavativo senza speranze.

L’eroe è il gatto. Un animale del vivere quotidiano. Tutti i piccoli spettatori si sono sentiti vicini a lui. Il gatto è piccolo e vuole piacere al suo padrone. Non si sente ben accettato e si rende utile come meglio può. Gli procura il cibo, una donna, un regno. Risolve i problemi con facilità ed astuzia. E supera le sue paure. Il gatto è simpatico, empatico, diretto. La partecipazione del pubblico è stata calorosa e sentita. Non hanno riso soltanto i bambini.

E il teatro è mancato soprattutto per questo: tra lo spettacolo e gli occhi di chi guarda c’è un magico invisibile legame che punta all’anima. E l’anima non ha età. Riesce a sorprenderci per le piccole cose, e a farci gioire come se fossimo ancora bambini.

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