Il teatro avvicina due terre
Lo spettacolo “Al cielo dall’alba”,è stato diretto dalla coratina Marilia Papaleo con la partecipazione della Compagnia Teatrale Aries
Puglia e Albania: due territori legati in tempi diversi da un destino comune, fatto di miserie, oppressioni e degradazioni. Due territori che hanno conosciuto l’esodo dei propri figli verso luoghi lontani, mossi dalla ricerca spasmodica della libertà, del sogno, della sopravvivenza.
Un destino comune che, messo a confronto, non ha saputo comunque mitigare il pregiudizio e il conflitto, per quell’arcano mistero che fa dimenticare agli uomini di essere tutti figli della terra e del mare, di essere nella notte dell’esistenza così fugaci ed evanescenti di fronte alla permanente saggezza della luna.
“Al cielo dall’alba”, lo spettacolo scritto e diretto dalla regista coratina Marilia Papaleo con la partecipazione della Compagnia Teatrale Aries, del gruppo terlizzese Municipale Balcanica e con la partecipazione straordinaria del grande jazzista Pino Minafra, ha voluto raccontare proprio questo pezzo di storia, e non a caso.
Lo spettacolo, messo in scena la scorsa settimana nei comuni di Marciano e Patù, si è inserito nel progetto della comunità europea ACCIA-ARTE per l’integrazione di Puglia e Albania e ha visto tra i partner, oltre alla già citata Compagnia teatrale ARIES di Corato, il Teatro dell’Opera di Tirana, il Conservatorio di Lecce e il Teatro Potlach di Lecce.
Uno spettacolo malinconico e gioiso allo stesso tempo, tenero, pieno di vivacità nel quale Marilia Papaleo è riuscita a combinare le sue capacità di umorismo fantastico basato su osservazioni realistiche, con il dono poetico di un linguaggio evocativo di straordinaria ricchezza, dove la musica è diventata parte integrante della compagnia, quasi un personaggio “altro” capace di interagire e mescolarsi con gli altri personaggi, dando loro un senso, un filo conduttore in uno scenario di seducente surrealismo dove nessuno è un eroe.
Non esistendo eroi, ogni personaggio è un eroe. Non esistendo un vero fatto centrale, ogni fatto personale dei vari personaggi si assomma in un ritratto ciclico il cui “luogo”, Italia o Albania, è continuamente mescolato e la cui espressione, attraverso l’espressione dei personaggi, si estroverte assumendo il tono e la forma del monologo interiore che, essendo troppo idealistico per esser vero, troppo realistico per esser completo, si fa concreto.
I personaggi non sono posti di fronte ad alcuna scelta se non la semplice sopravvivenza; essi si comportano secondo la loro natura, meschina, prodiga o generosa che sia, e vanno accettati per quello che sono, come oggetti naturali, e il movimento del lavoro non è drammatico, ma ciclico, dallo spegnersi del sole, lungo tutta la notte, fino alle prime luci dell’alba.
Su di loro, lo sguardo limpido/triste della Luna, interpretato con vera maestria dall’attrice coratina Claudia Lerro. Una Luna che con le sue dolci esortazioni, guarda con occhio benigno agli errori umani, facendosi in realtà una sorta di coscienza, un angelo custode, che non giudica mai né condanna, ma spiega e rende semplice lo strano e strano il semplice.
E se tutto appare come un EDEN dopo il peccato, il cui confronto tra culture è in realtà conflitto, è proprio la Luna a ricordare che la terra rimane pur sempre un luogo d’amore.
“Al cielo dall’alba” è stato dunque un successo, frutto della bravura non solo della sua autrice, ma di tutta la compagnia. Straordinariamente bravi gli attori Micaela Ferrara, Patrizia Labianca, Claudia Lerro, Domenico Maldera e Luciano Riccardi.
Meravigliosi i ballerini Vittorio Miscioscia e Mariangela Zucaro, essenziali, maturi, assolutamente complici. Confermano le loro non comuni doti di “mostri da palcoscenico” gli applauditissimi musicisti della Municipale Balcanica.
Un plauso particolare e una viva approvazione va, infine, al maestro Pino Minafra, per le suggestioni vitali e melanconiche della sua tromba, che già di per sé sono state un grande spettacolo, ma che nel contesto dell’intero lavoro, in quell’angolo di mondo in cui lo spettacolo ti proietta, ha amalgamato il centro dei centri in un lungo sogno d’amore.
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