Il Signor Sergio e i suoi cent’anni… di storia. Il mestiere imparato in guerra
Una vita segnata anche da due guerre mondiali.
Il ‘900 è stato un secolo denso di avvenimenti che hanno stravolto e cambiato il mondo. Anche in un paese piccolo come Ruvo gli echi vicende internazionali giungevano inesorabili.
Durante gli anni della prima Guerra Mondiale il signor Sergio era solo un bambino che ancora giocava con i coetanei in un paese praticamente inesistente, rispetto allo sviluppo che ha avuto nei decenni successivi. «Prima stava u stradon assaliut col fango e l chianghiun ca nan s ptai camminò». In questo contesto ancora più simile alla campagna che alla città si svolgevano le attività quotidiane: «Quando le famiglie facevano il bucato prendevano l’acqua e la buttavano in mezzo alla strada e tu passavi ed era un fango, pioveva e diventava tutto fango…quando non pioveva andavi fino fuori a trovare i pozzi». E prima dell’Acquedotto Pugliese «sciain l carror» fino in paese a vendere l’acqua. E se volevi «un bicchiere d’acqua fresca? Stai cur ind a Riuv: “2 soldi u ghiacc!». E non era, il non meglio identificato cur, l’unico ambulante dell’epoca: «Venivano da Molfetta nel paese a vendere i lupini. Poi passava uno la mattina che distribuiva le tazze di caffè. Si comprava da questa gente».
Ma l’infanzia è stata breve e, specie nel suo caso, e «nel 1927 fui chiamato a fare il militare. Quando sono tornato mio padre morì e mi presi io la bottega e stavo a lavorare in famiglia, che teneva 13 figli mio padre».
Poi, però, è arrivata un’altra Guerra e anche il signor Sergio, a suo modo, ha dovuto contribuire. Senza armi, ma ancora una volta con l’utilità del suo mestiere: «Tempi di guerra io sono andato prima a Napoli Capodichino e poi di là a Roma. E lì a Roma ho cominciato ad apprendere degli attrezzi di bagno, rubinetti…Dopo ho iniziato a fare qualche lavoretto: portare i tubi dalle fontane, i bagni. Qui (a casa sua, nda) il bagno l’ho fatto io e ne facevo anche qualche altro». Poi, come in una parentesi aperta nella memoria, cita un imprenditore ruvese del settore e dice orgogliosamente: «È stato creato da me. Oggi sono miliardari che non si capisce. Sono operai che ho fatto conoscere io, io ho badato per mettere i tubi dell’acqua, i rubinetti…e vedi che cosa ha creato! Quello è diventato miliardario e io sono rimasto con un piccolo lavoretto leggero. Quelli poi sono 4 fratelli, una società forte».
Ma parlavamo della guerra…«il ‘42 fui richiamato per la guerra di quel disgraziato di Mussolini e andai a Bari alla caserma Picca e lì, appena arrivai, siccome avevo il mestiere, invece di fare manovre riparavo i bagni, le attrezzature che stavano nelle officine private delle caserme. Aggiustavo i rubinetti, le cucine e le caldaie e imparavo…Là stavano il falegname, il meccanico e il pittore…rimanevamo in caserma: non ho fatto manovre né guerre né niente. Non ho fatto niente. E questo è tutto».
“Quel disgraziato”, però, ha fatto anche qualcosa di buono: «La più bella cosa creata alla venuta di Mussolini sono le pensioni: prima non c’erano ed era una schiavitù per i contadini che andavano in campagna per pochi soldi e a fine anno non avevano niente, né assegni né pensioni, né nud; poi arrivò Mussolini e uno non si lamenta più, specie gli anziani che prendono chi 1 milione chi 2 milioni in base agli anni di lavoro che hanno fatto. Prima, quando non avevano i soldi per mangiare, andavano a Sant’Angelo», nella casa di riposo «che era del comune. C’era la cucina e là mangiavano, mentre da allora in poi, anche se vanno là, pagano e sono trattati bene. Prima non c’era questa comodità, e nemmeno le assicurazioni: se ti facevi male, ti portavano all’ospedale e là stavi! Adesso godono tutti!»
(4 – Continua)
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