Il segreto di una bottiglia… Le celebrazioni della Giornata della Memoria all’Itsct Tannoia

Floriana Caldarola e Serena Scardigno*

Non vi è luogo più idoneo se non la Scuola a fare conoscere eventi che, tragicamente, hanno segnato la nostra storia recente.

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“Chi non è stato condannato a viverlo, sarà condannato a ricordarlo”.
Questa frase , incisa su un grande libro pieno di testimonianze, si trova all’ingresso del campo di concentramento di  Dachau.
Fare memoria è il compito che il passato affida al presente  e alle nuove generazioni perché il raccontare e il ricordare aprono vie nuove per il futuro. Non vi è luogo più idoneo se non la Scuola a fare conoscere eventi che, tragicamente, hanno segnato la nostra storia recente perché come affermava Primo Levi: “Se comprendere è impossibile , conoscere è necessario”  ( in “Se questo è un uomo“)

“DOS LID – Canto del popolo ebraico massacrato” dal poema  di Yitzak Katzenelson è stato rappresentato, a cura della Associazione Teatrermitage, nell’Auditorium della sede di Ruvo dell’Istituto Tecnico Commerciale e per il Turismo “Padre A. M. Tannoia” lo scorso 25 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria. La regia e la drammaturgia dello spettacolo sono di Vito D’Ingeo, attori recitanti Tiziana Gerbino, Giordano Cozzoli, fisarmonica Sisto Palombella , clarinetto Eugenio Tattoli, violino Eugenia Iarescko.

Il poeta Katzenelson  fu  uno dei principali esponenti della letteratura ebraica e yiddish europea del ‘900. Rinchiuso con il figlio nel campo di concentramento “privilegiato” di Vittel in Francia, scrisse il suo poema in 15 canti, in clandestinità, su fogli che nascose accuratamente dentro delle bottiglie di vetro e in un manico di cuoio di una valigia.  Le copie vennero rinvenute per caso subito dopo la guerra.

L’opera si apre proprio con il ritrovamento delle bottiglie da parte degli attori in scena, i quali danno voce all’autore raccontando il dramma del popolo ebraico che , senza un perché, si è ritrovato ad essere coinvolto nella  tragedia dell’Olocausto. Il poeta è sollecitato a riprendere l’arpa e a innalzare “ l’ultimo  canto degli ultimi ebrei in terra d’Europa” . Ma  Katzenelson  non vuole dare ascolto a quelle voci insistenti e, solo alla fine, decide di sedersi in terra e cantare a Dio, se mai esistesse, il suo lamento ma anche la sua rabbia contro i cieli che restano indifferenti e distanti dalla tragedia che si sta consumando.

Una soffusa luce di color rosso illumina i volti dei musicisti che accompagnano con l’esecuzione di melodie yiddish la recitazione e lo scorrere di struggenti immagini di repertorio sullo schermo posto alle spalle degli attori. Il poema si conclude con il discorso funebre del poeta per il suo popolo e anche per se stesso  così che la sua tragedia personale si intreccia con quella di milioni di ebrei sterminati. I versi conclusivi sono un grido lacerante contro i cieli lontani che possiamo interpretare come  l’indifferenza di molti che sapevano e non presero posizione.

La recitazione ha trascinato e coinvolto gli spettatori in un turbine di forti emozioni, generate non solo dalle parole del testo,  ma anche dalle immagini e dalla musica che noi studenti non conoscevamo e che ancor di più ci ha avvicinati alla cultura yiddish. La  nostra  partecipazione  è stata testimoniata dal lungo applauso che ha sottolineato l’apprezzamento per il lavoro, messo in scena, ma anche l’assunzione di un impegno ad essere vigili contro ogni forma di intolleranza.

*Classe 4 B I  ITSCT “TANNOIA”

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