Il papà di Antonio: «Ho chiesto a Mattarella di fare in modo che incidenti come questo non accadano più»

Nicola Summo intervistato da Repubblica: «Penso che Piccarreta sia la ventiquattresima vittima di questo disastro»
A un mese dalla tragedia ferroviaria sulla tratta Corato-Andria parla Nicola Summo, padre di Antonio, la più giovane delle vittime del disastro. Intervistato da Gabriella De Matteis dell’edizione barese di Repubblica, racconta ciò che gli manca di più del figlio: «Sentire quando sono al lavoro il suono della tromba con la quale si esercitava sempre, il silenzio mi ricorda che lui non c’è più». La famiglia ha infatti una piccola azienda che realizza mobili, situata al piano di sotto nello stesso palazzo che ospita l’abitazione.
«Credevo che il treno fosse un mezzo sicuro – prosegue -. Se penso a quante volte mi sono preoccupato perché Antonio non percorresse in bicicletta le strade pericolose. È difficile, adesso. Antonio era, ironia della sorte, la locomotiva della famiglia: vivace, allegro, il punto di riferimento per il fratello più piccolo. Avrebbe dovuto cominciare a frequentare il Conservatorio: trascorreva ore nella scuola di musica qui vicino».
Ciò per cui non si dà pace è che «Ferrotramviaria, con treni che trasportano migliaia di persone, abbia avuto una deroga sulla sicurezza», ma non intende colpevolizzare le singole persone: «Io penso che Piccarreta sia la ventiquattresima vittima di questo disastro. Si può sbagliare, l’errore umano è comprensibile, ma tutto il resto no». Per questo dice di aver chiesto al presidente della Repubblica Mattarella, quando l’ha incontrato all’istituto di Medicina legale di Bari, «di fare in modo che incidenti come questo non accadano più».
«Ora stiamo partendo, andiamo a San Giovanni Rotondo, sperando che ci dia po’ di forza», conclude.
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