Il marionettista di Mel Gibson alla corte di Morpheus Ego

Nico Andriani

Intervista a Philip Farah

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C’è stato molto fermento in casa Morpheus Ego per una importante produzione e collaborazione che ha visto Michele Pinto, Diego Magrone e Raffaele Tedeschi collaborare con Philip Farah, esperto di teatro di Figura per la preparazione di un video di accompagnamento allo spettacolo che lo vedrà partecipare al festival internazionale delle figure animate che si terrà a Taiwan come rappresentante dell’Europa.

Laureato in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo Filosofia del linguaggio all’Università di Bari, burattinaio solista, esperto della tradizione napoletana della Commedia dell’Arte, Philip ha al suo attivo molte produzioni teatrali e si occupa della teoria della comunicazione nel teatro della manipolazione.

Il suo prestigio e la sua attività l’hanno portato a collaborare con alcuni tra i più importanti progetti teatrali europei ed internazionali, ospite e rappresentante dell’Italia e dell’Europa ai saloni di cultura e i festival di teatro di figura e ha portato i suoi spettacoli a rassegne nazionali ed internazionali.

Già tutore alla Scuola Internazionale per Giovani Burattinai patrocinata dal min. per i Beni e le Attività Culturali e direttore artistico del “Quarata Puppets Festival” di Corato, dirige laboratori e corsi di formazione e ha collaborato con “Marquis Films” di Los Angeles come ideatore per gli effetti speciali ed esperto di manipolazione in “The Passion”, il film diretto da Mel Gibson.

L’intera produzione teatrale del teatro di figura si caratterizza come ricerca. Quali sono le tappe di questo studio?
La mia ricerca parte dalla tradizione e dal repertorio del XVII secolo, partendo dalle lezioni dello spettacolo barocco che metto in scena con i burattini e le guarattelle. La base della formazione del mio teatro d’animazione ed azione parte dalla commedia dell’arte napoletana fino ad arrivare al XVIII-XIXsecolo. Anche se a volte l’aspettativa del pubblico è quella di un teatro di “serieB”, in realtà il teatro di figura è un mestiere molto complesso, che diverte senza essere stupido e prevede una formazione di un allievo con un maestro. La marionetta è un condensato di seriosi e comunicazione e richiede una tecnica precisa che non può essere improvvisata.

Come si estende il mondo del teatro di figura e come si conforma ad esso la ricerca?
Ci sono vari generi e vari usi del teatro di figura e ogni tecnica ha un proprio repertorio. C’è il burattino da intrattenimento tipico della commedia del XIX secolo, non più barocca e non più commedia dell’arte, con una recitazione basata sulla parodia e maschere tradizionali della commedia dell’arte ma abbandonando la tecnica per abbracciare il testo parlato.  Esiste il teatro da cabaret, caratterizzato dai pupi da avanguardia con la struttura classica del teatro. Ci sono anche altri stadi, con tecniche miste e attori e figure animate sulla stessa scena, così come  affrontato in Amletaccio, un dramma comico a tecnica mista con una ricerca sulle figure.

In cosa consiste questa ricerca?
Il mio stesso apprendistato ha insegnato a sottomettermi alla figura. Se succedesse l’inverso la figura sarebbe morta e lo spettacolo senza qualità. Il punto di partenza della ricerca semiotica nel teatro di figura vede l’attore come mezzo per il personaggio, perciò l’azione in scena non è finta. È un retaggio della nostra cultura sottovalutare il valore delle cose e bisogna rendersi conto che un attore non finge sul palco bensì un attore è sempre vero. Il teatro è creazione di azione, rimane spontaneo e si libera dalla finzione. La stessa immagine del teatro che conosciamo deriva dal teatro di figura.

La figura non finge di essere un personaggio ma lo è, il problema è riuscire a far recitare ciò che in realtà è e non ciò che finge.
Così facendo in Amletaccio è avvenuta la maturazione di un percorso mettendo allo stesso livello la figura animata e l’attore e servirsi dell’eterogeneità dell’azione dove gli attori diventano figure e le figure acquistano una personalità propria per arrivare allo stesso livello dell’attore in carne e ossa, facendo interagire due mondi paralleli in un flusso continuo di essere e non essere. Questo ciclo ora si è chiuso e sono passato ad una nuova ricerca già in itinere, quella della traduzione dell’anatomia umana in anatomia della figura, usare la propria anatomia per rapportarla alla geometria del corpo.

Il processo della didattica della lingua è così passata dalla glottologia all’anatomia. A tal proposito una grande sfida è stata “The Passion” dove nel ruolo di concept, in veste ovvero di progettista supervisore e collaudatore abbiamo fatto recitare un corvo. Il corvo però non era un effetto digitale bensì un muppet e abbiamo girato materiale per un mese dove abbiamo sperimentato vari movimenti ed azioni che prevedevano anche la respirazione del corvo lavorando con l’articolazione del polso e il calore del movimento.

Il lavoro della Morpheus adesso continua con La terra il cuore e la spada, un docudrama sulla cavalleria delle Murge scritto da Raffaele Tedeschi e realizzato con il teatro delle molliche di Francesco Martinelli per la regia dello stesso e di Michele Pinto, con il patrocinio della Regione, la Provincia di Bari e i Comuni di Andria e Minervino.

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